Meeting. Perché l’attacco del grillino Fantinati non può far male al popolo di Cl

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“Non fa male, non fa male”, ripete a se stesso Rocky Balboa mentre Ivan Drago lo colpisce prepotentemente sul volto. Il colpo c’è, il dolore pure, ma quella potenza non è abbastanza per abbattere la forza d’animo che deriva a Rocky dall’ideale per cui si batte.

E così Mattia Fantinati, parlamentare grillino del M5S, crederà di aver sferrato a Comunione e liberazione chissà quale potentissimo pugno, con il furbo e studiatissimo colpo di teatro messo in scena ieri pomeriggio al Meeting di Rimini. Non sa che dalle mascelle larghissime del popolo ciellino sarà stato percepito, al massimo, come un caloroso buffetto.

“Non fa male”, al popolo di Cielle, questa sua accusa astiosa e poco argomentata, e non perché astiosa e poco argomentata. I motivi sono altri.

1. Al popolo di Cielle non fa male semplicemente perché ci è abituato. Il 99 per cento degli appartenenti se le sente dire, queste cose, sette giorni su sette, nei luoghi di lavoro e spesso anche tra le mura di casa. Dal palco avranno la loro particolare risonanza, ma, assicuro, fanno più male se pronunciate da un datore o collega di lavoro, o forse un potenziale amico che per questo pregiudizio ti allontana.

2. Al popolo di Cielle non fa male (e questa è bella) perché parte di quel 99 per cento, quelle cose, almeno una volta, le avrà dette lui stesso con la stessa rabbia e acredine, prima di cedere a quella stessa attrattiva, Cielle, da cui si schermava proprio così: denigrando.

3. Al popolo di Cielle non fa male perché (chi è un po’ più grande di me e Fantinati lo ricorderà) questa rabbia in passato l’hanno espressa non solo con questi discorsetti da rappresentante di istituto, ma con ben altri metodi: bastonate, attacchi alle sedi e azioni violente necessitanti ben più fegato di questa, fatta passare come atto di “coraggio”. Insomma, le spalle sono larghe e lo sono da tempo.

4. Al popolo di Cielle non fa male perché l’attacco al movimento ormai è un appuntamento annuale di Grillo, che usa l’impatto mediatico del Meeting per ritagliarsi la sua dose di protagonismo. Giù il cappello allora, perché quest’anno, sul piano del tornaconto mediatico, l’azione può dirsi ben riuscita e qualcuno, come Luigi Di Maio, l’ha addirittura definita “storica”. Toccherà ricordargli le iniziative, ben più argomentate e strutturate, dell’Antimeeting dei Radicali: un modo di sfidare Cielle di ben altro spessore… però, insomma, giusto per dire non siete i primi come credete.

5. Al popolo di Cielle quel colpo non fa male, e Raffaello Vignali, moderatore dell’incontro, ieri lo ha dimostrato non interrompendo il deputato e rispondendogli con pacatezza, perché il Meeting è un luogo dove si può parlare senza essere interrotti anche quando si attacca il padrone di casa. In chissà quanti altri luoghi sarebbe accaduto, come ha fatto notare ieri Gianni Riotta.

6. Al popolo di Cielle non fa male, perché il movimento non è sorto dal progetto a tavolino di due guru, ma è fiorito (il verbo non è scelto a caso) da un uomo che un progetto non ce l’aveva, aveva solo passione per gli altri uomini. E non teme, perciò, le frenate, gli ostacoli e le delusioni che i progetti portano con sé, misurandosi per obiettivi, ma vive, cresce e cade come i frutti e le stagioni, come le cose che non si possono dominare.

7. Al popolo di Cielle non fa male, perché anche il più lobbista e affarista degli appartenenti non può negare ciò che anzitutto Cielle è: un luogo di amicizia in cui è accaduto, almeno una volta, di sentirsi guardati e amati come altrove non accade. Almeno non a me, che di Cielle, dopo 20 anni, non saprei dire tante cose quante crede di saperne Fantinati, ma ne so una che forse basta: augurerei a mio figlio questa esperienza.

A Cielle non fa male, a Cielle non può che fare bene l’attacco del M5S, perché quel rabberciato ritratto costringe a ridirsi, di nuovo, e veramente, ciò che si è. Il deputato ha lasciato il palco con alcune domande, una di queste è: “che cos’è comunione e liberazione”? Fantinati non sa, forse, che i ciellini se lo chiederanno davvero, e che nel rispondere non cresceranno i dubbi, crescerà la gratitudine.


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