Marco Tullio Cicerone. La politica tra dedizione, dramma e ossessione (una lezione per l’oggi)

Oggi sarebbe il compleanno di un grande italiano. Il 3 gennaio di tanti anni fa, era il 106 a.C., nasceva Marco Tullio Cicerone. La sua storia e i suoi struggimenti politici (è il caso di dirlo) sono lì a ricordarci che è davvero possibile vivere amando la res publica.

Quest’uomo ha dato tutto per la comunità. Uomo forte, ma uomo. Di giorno a pontificare e denunciare in Senato, di notte a singhiozzare per quel cuore straziato dalla figlia “Tullia” morta di parto giovanissima (a proposito, quanto ci è difficile pensare con tenerezza alla dimensione privata, spesso tragica, di chi si aggira nell’agone pubblico). È rimasta proverbiale la sua “medietà”. Qualcosa da cui imparare: non una sobrietà di stile, una ostentata moderazione o un puro centrismo da scacchiere politico. Fu, il suo, in tentativo di porre il bene pubblico davanti agli interessi (pur legittimi) di parte. E magari, così, aprendo quegli stessi interessi a prospettive più ampie e vantaggiose in rapporto al “tutto e subito” che ogni naturale istintività esige. La sua bussola si chiamò “concordia”. Morì per la politica, ucciso dai sicari di Marco Antonio.

Se ebbe un limite, fu quello di esasperare il desiderio di riconoscimento per i propri sforzi pubblici. Dava tanto, chiedeva che altrettanto gli fosse restituito in termini di stima e successo elettorale. Le cose andarono diversamente, come quando non fu rieletto al Consolato, con sua grandissima sorpresa e delusione. Per lui ci fu tanta solitudine, ma soprattutto grande risentimento e ossessione fino alla comicità: arrivò a comporre da sé quelle opere celebrative che nessuno aveva voluto dedicargli (De consulato suo).

Alla politica serve l’esatto contrario. I politici hanno bisogno di riconsiderare la propria opera come contributo sereno e limitato, non ossessivo ed egocentrico. Abbiamo tutti bisogno di una politica “sdrammatizzata”, in cui sia chiara la premessa più bella della democrazia e di tutta la vita sociale: tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. Chi crede di esserlo, in quanto singolo o come gruppo, per me è sempre fuori strada.

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