La Festa della Laicità di Hollande? Ridicola. Piuttosto si buttino fuori i cattolici dalla democrazia

Sul Corriere della Sera è apparso un articolo di Emanuele Trevi fortemente critico (per lo meno in principio) riguardo all’ultima trovata “rivoluzionaria” della Francia di Hollande, ovvero quella di istituire una Festa nazionale della Laicità, da celebrarsi il 9 dicembre di ogni anno, a partire da quello in corso. L’idea, promossa dall’iperattivo Osservatorio della laicità, «rischia» secondo Trevi «di attirarsi qualche sonora pernacchia». E se la meriterebbe anche, qualche pernacchia, poiché «la stessa idea di una festa evoca in qualche maniera la personificazione di una virtù astratta, e dunque la creazione di una nuova divinità». Ma in tal modo i nuovi giacobini non fanno che rendersi ridicoli, continua lo scrittore, così come ridicoli risultarono i loro antenati con il culto della dea Ragione. Peggio, insiste Trevi: «A sostituire una religione con un’altra si rischia solo di far rimpiangere amaramente quella che è stata spodestata. Mille volte meglio le vecchie, care monache di un nuovo ordine di sacerdotesse del materialismo, del disincanto, della geometria!».

IL NASO DEL VERO LAICO. Insomma, dinanzi alla ridicola proposta neo-giacobina della Festa della Laicità, «un vero laico non può che storcere il naso». Giacché la vera laïcité, scrive Trevi, è cosa ben diversa da un anti-culto religioso. «Si tratta di una cosa talmente importante che agli occhi di molti, non solo francesi, la stessa qualità della nostra vita ne viene coinvolta». E che cos’è dunque la vera laicità? Secondo Trevi è un tema che «riguarda solo quella parte dell’umanità che gode di forme, più o meno raffinate, di democrazia». Pardon, la laicità non riguarda appena la democrazia: ne è «una condizione essenziale e irrinunciabile». E qui l’articolo comincia a diventare confuso, per usare un eufemismo.

IL MANDATO UFFICIALE. «Detta in soldoni», spiega il “vero laico” del Corriere, in democrazia «possono partecipare alle decisioni solo coloro che hanno ricevuto un mandato ufficiale, presentandosi alle elezioni. Non devono esistere suggeritori esterni, di nessun genere, perché il potere che si fonda sull’invisibile, tenendo un piede in un Parlamento e un altro chissà dove, è sempre una specie di tirannia». A chi si riferisce Trevi quando parla di “suggeritori esterni” e di un “potere invisibile” che minaccerebbero la laicità dei decisori incaricati dalla democrazia? Ai preti, ça va sans dire. Sono loro gli usurpatori della “vera laicità” e i promotori di “una specie di tirannia”.

CONCEZIONI OPINABILI E DIRITTI. Perciò in Italia, dove di preti e di cattolici siamo pieni fin sopra i capelli, «tutti farebbero bene a trattenere per un po’ le pernacchie e tentare di capire perché in Francia si prendano tanto a cuore la vicenda. È parere di molti (ed anche il mio) che il nostro sia un Paese terribilmente arretrato». In Italia non avremo mai una “vera laicità” e non ci sbarazzeremo mai di questa “specie di tirannia” fin tanto che «concezioni metafisiche del tutto opinabili intervengono a ledere diritti fondamentali che riguardano il rapporto dell’individuo con tutti i nodi che prima o poi vengono al pettine: la sofferenza fisica e psicologica, il destino dei propri cari, la necessità di far fronte alla morte nella maniera più indolore possibile». Adesso inizia a essere chiaro in cosa consista la “vera laicità” per un “vero laico”?

OCCHIO ALLE ZONE OSCURE. Attenzione però, continua Trevi, sbaglia il “vero laico” che se la prenda con il Vaticano in quanto responsabile di questa “specie di tirannia”. Infatti «i preti fanno solo il loro mestiere» ed è ovvio che invece di «presentarsi alle elezioni» preferiscano «lavorare dietro le quinte». Quelli che bisognerebbe bastonare, piuttosto, sono «quei politici così ignoranti da non capire che i poteri ufficiali non possono convivere con quelli non ufficiali». Guai al deputato che si permette di dar credito al “potere invisibile” di quei tirannici “suggeritori esterni” che sono i preti: «Ogni minima deroga alla laicità – sentenzia Trevi – implica uno spostamento del baricentro della democrazia, e il transito dei processi di decisione all’interno di zone oscure che li stravolgono e ne minano la legittimità». Il “vero laico”, dunque, si rifiuta anche solo di ascoltarli, i subdoli preti. E a questo punto Trevi non si trattiene e decide di dirla proprio tutta: «La stessa idea di un politico cattolico, o di un politico buddhista, o shintoista, mi sembra tremendamente nociva all’idea stessa di una vita democratica». Questa sì che è vera laïcité.

MEGLIO KHOMEINI. Poiché un “vero laico”, dinanzi alla scoperchiata tirannia invisibile dei preti a cui è evidentemente ridotta l’Italia, conclude ciò che segue: «Un regime apertamente teocratico, come quello degli ayatollah, appare addirittura preferibile a questa sordida confusione di prerogative».

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