Il ridicolo scontro Conte-Grillo-Draghi

Giuseppe Conte e Mario Draghi
Giuseppe Conte in uno studio tv, sullo sfondo Mario Draghi (foto Ansa)

Su Fanpage Annalisa Cangemi scrive: «“Vorrei precisare che Grillo mi aveva riferito di queste telefonate (tra Grillo e Draghi, ndr), vorrei chiarire che siamo una comunità, lavoriamo insieme. Lo trovo sinceramente grave che un premier tecnico che ha avuto da noi fin dall’inizio l’investitura per formare un governo d’unità nazionale, si intrometta nella vita di forze politiche che lo sostengono per altro”, ha detto il presidente del M5s Giuseppe Conte, dicendosi “sconcertato” del fatto che Draghi possa aver chiesto a Grillo di rimuoverlo dal suo incarico».

Che Giuseppe Conte se la prenda con un premier non eletto dai cittadini perché interferisce nella vita dei partiti, è un clamoroso caso di un bue che dà del cornuto a un asino.

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Su First online Bruno Tabacci dice: «Mi è parsa più lineare, tutt’altro che una barzelletta, la posizione di Di Maio».

Si può considerare utile politicamente l’attuale posizionamento del ministro degli Esteri, valutare come lineari le scelte del Talleyrand di Pomigliano. Invece considerarlo “lineare”, è quasi più ridicolo dello scontro Conte-Grillo-Draghi.

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Su Dagospia si scrive: «L’altra sera Massimo Cacciari è tornato ospite da Otto e mezzo. Dopo i numerosi attacchi al governo Draghi (accusato di essere il governo servo degli americani, del pensiero unico, feroce oppressore delle nostre libertà con il green pass), il filosofo ha detto all’improvviso: “Noi staremmo peggio, molto peggio se non ci fosse Draghi”».

Il pensiero di Cacciari è un po’ ombroso (da “ombretta” non da ombra), però contiene un nucleo di verità: se la nostra unica scelta è quella di appiattirci sugli americani, Draghi (molto sgridato da diversi ambienti d’Oltreatlantico quando ha cercato più autonomia di manovra) è la scelta migliore.

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Su Huffington Post Italia Alessandro De Angelis scrive: «Il segno dei tempi è nella fotografia di Mario Draghi, impegnato nel vertice Nato di Madrid (di una qualche rilevanza storica), costretto a dichiarare che ha cercato Conte, che poi Conte l’ha richiamato, e dunque che hanno parlato e il governo non rischia. E che poi lascia il vertice in anticipo, per rientrare a Roma, ufficialmente per il Cdm di giovedì sulle bollette, ma in realtà per le fibrillazioni romane».

La disgregazione italiana determinata dall’idea che il nostro Stato possa essere governato solo dall’alto e da fuori, sta arrivando alle comiche finali. Un osservatore intelligente come De Angelis fa bene a dire che si dovrebbe approvare la finanziaria e poi andare a votare.

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