Il 18 aprile 1948 si svegliò un’Italia che non odiava (un suggerimento per l’oggi)

L’Italia della lunga notte fascista, poi quella del risveglio antifascista, della festa e della sbornia della Liberazione. Sembrava fosse, quell’Italia, proprietà esclusiva delle sue avanguardie, dei coraggiosi che avevano combattuto, dei duri e puri, azionisti, comunisti e socialisti.

Poi, un giorno, sbadigliando, si svegliò l’Italia, quella vera. L’Italia che lavora, che ricostruisce, che non abbatte, che non odia. Quell’Italia c’era già, c’era sempre stata. Ma un giorno, in particolare, diede il suo segnale più sonoro. Usò lo strumento più semplice e potente, a quel tempo non scontato: il voto. Anche le suore di clausura, si racconta, furono mandate  a votare dal Papa.

Quell’Italia, a grande maggioranza, scelse Alcide De Gasperi e la Democrazia Cristiana. Non erano, né l’uno né l’altra, perfetti, infallibili o migliori degli altri, ma rispetto ad altri avevano un pregio: sapevano di non esserlo. L’Italia piano piano si rialzò. Per come sono andate le cose altrove (Albania, ex Jugoslavia, Germania Est, Romania, Polonia, etc.) possiamo dire che fu un bene.

Eroica fu l’Italia di quel giorno, perché la moderazione e il buonsenso, talvolta, sono più eroici di ogni rivoluzione. Era il 18 aprile del 1948, sessantacinque anni fa.

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