Ho cercato qualcosa di eroico in Monti. Non l’ho trovato (quasi)

Esattamente un anno fa, Mario Monti entrava a Palazzo Chigi. Ho rovistato tra interviste e biografie cercando di trovare, nelle pieghe della sua vita privata, uno spunto che rivelasse qualche tratto eroico, anche solo un sussulto. Niente di niente, dal mio punto di vista.

Ho cercato nel Mario Monti padre. «Sono stato un padre non abbastanza presente, a sentire i miei figli». Ho cercato nell’adolescente. «Sono stato un adolescente tardivo». Ho cercato nelle passioni: «Da ragazzo ascoltavo la radio a onde corte con trasmissioni dall’estero». Per evadere? «No, per imparare le lingue». Ho cercato nell’amore. «Non intendo parlarne». Disperato, ho infine cercato nell’uomo di Chiesa, ma anche qui espressioni banali del tipo: «Credo in Dio ma lo considero importante per me, non un elemento di identità pubblica».

E allora ho concluso: «Non è un eroe». O meglio, stavo per concludere così.

Poi, per fortuna, mi sono fermato e ho pensato: «Ma non esiste mica solo quello che vedo».

Ho pensato allora anche a don Giussani. Non l’ho mai conosciuto, ma so che lui, con la sua vita, ha mostrato che su ogni uomo (ma davvero su ogni uomo) si può scommettere, si può farlo addirittura sulla società umana in cammino. Al di là delle apparenze.

E allora ho concluso dicendo a me stesso: «Quando non vedi nulla di eroico, non dire che non c’è, di’ solo che non lo vedi tu». E magari anche il professore più grigio e apparentemente senza cuore potrà stupirti. Di nessuno, ma proprio di nessuno, si può dire che non è un eroe. Per questo è così facile e bello scrivere questa rubrica.

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