Voi lo fareste il capo dello Stato con questo Parlamento spappolato? Bella domanda

Aula della Camera dei deputati a Palazzo Montecitorio

Su Startmag Francesco Damato cita una frase di Augusto Minozolini: «I primi che dovrebbero scongiurare in ogni modo l’esplosione del centrodestra sono proprio Salvini e Meloni: se la coalizione andasse in crisi verrebbe a mancare ad entrambi l’unico strumento che hanno a disposizione per arrivare a Palazzo Chigi». Secondo il direttore del Giornale, interpretato da Damato, il piano B di Silvio Berlusconi si ispirerebbe a Pietro Micca.

Su Formiche Emmanuele Rossi scrive che «a dieci giorni dalle elezioni che l’Onu ha programmato per completare la stabilizzazione della Libia, la sensazione è che il voto stia per saltare». Conforta un po’ sapere che noi italiani non siamo i soli a temere il voto popolare.

Su Formiche Antonio Mastrapasqua scrive che «il Covid è stato (ed è) peggio di un terremoto: così come quando si deve ricostruire un territorio si deve far ricorso a un commissario per l’emergenza, così ci si dovrebbe poter affidare a strutture commissariali, che peraltro hanno già dato ottime prove di sé, come quella del generale Francesco Paolo Figliuolo per il piano vaccinale». Ecco un’opinione sensata: invece di ingessare tutto il sistema politico per di più infilandolo in una campagna elettorale che durerà più di un anno, bisognerebbe trovare un ampio accordo per scorporare dalla più articolata agenda politica le due questioni di emergenza (attuazione degli investimenti Pnrr e contrasto all’epidemia) da gestire con commissari investiti (e controllati) secondo una logica bipartisan.

Su Dagospia si riporta questa frase di Matteo Renzi: «E allora, se il Pd vuole cancellare il riformismo e si affida a persone che con la storia riformista non hanno nulla a che vedere, noi ci candidiamo col nostro simbolo, Italia viva, e il nostro Valerio Casini, già primo degli eletti a ottobre nella lista Calenda». Che il politico di Rignano sia al fondo un avventuriero si comprende da come si muove: solo tatticamente per acquisire spazio e potere personale. Il suo comportamento è sostanzialmente quello del capo di una compagnia di ventura. Detto questo è svelto come un furetto. Carlo Calenda non gli dava ascolto e lui candida quello che nella lista “Calenda” per Roma ha preso più voti.

Su l’Occidentale si legge: «L’Istat registra ancora un record negativo per la natalità: nel 2020 i nati sono 404.892 (-15 mila sul 2019). Il calo (-2,5% nei primi 10 mesi dell’anno) si è accentuato a novembre (-8,3% rispetto allo stesso mese del 2019) e dicembre (-10,7%), mesi in cui si cominciano a contare le nascite concepite all’inizio dell’ondata epidemica». Dalla disgregazione all’atrofizzazione, senza speranza è più difficile fare figli.

Sul Sussidiario Alessandro Mangia dice: «Il Parlamento è stato spappolato da una riforma demenziale del numero dei parlamentari che impedisce lo scioglimento; da quattro o cinque partiti ridotti a sigle elettorali popolati da cacicchi locali che non contano più dei parlamentari che credono di controllare; da due anni di concentrazione di poteri in capo ai funzionari del governo; da una stampa che, per professionalità, si tura il naso e tira a fare il suo lavoro in una fase difficile. […] Significa che in Parlamento si vota di tutto, con il dissenso di qualche irregolare. Sinceramente non vorrei essere il presidente votato da un Parlamento così. Però, si sa, o Draghi o il caos, si dice. Sa una cosa? […] Io mi chiedo se Draghi e il caos non siano la stessa cosa. Però Giulio Sapelli ci ha appena scritto un libro al proposito. Che va letto per capire». La sapienza di Mangia fa un po’ fa dubitare chi ha scelto la via del realismo rispetto a quella della testimonianza.

Sul Sussidiario Gustavo Piga dice che «sappiamo, tuttavia, che prima del Covid la flessibilità è stata usata in maniera poco efficace ed è comunque una cosa ben diversa da nuove regole che possono smantellare un’architettura sadomasochistica. Avremo quindi un negoziato che ruoterà intorno a una tenue maggior flessibilità voluta dai tedeschi e dalle nuove regole chieste dai francesi». Ecco qualche idea sui confini di una discussione, sul futuro, europea (o solo franco-tedesca?) assai complessa.

Su Formiche dopo il colloquio telefonico con Mario Draghi si riportano queste parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky: «Gli italiani non hanno meno peso politico per parlare alla Russia di pace rispetto ad altri Stati che sono già coinvolti nello sforzo negoziale». Anche da queste parole si comprende il ruolo che Draghi ha nel rapporto tra Stati Uniti e Unione Europea, e lo spazio che (dal Quirinale) può avere per consentire alla politica italiana di tornare a essere (relativamente) autonoma e (abbastanza) seriamente influente.

Su Huffington Post Italia Alessandro De Angelis scrive: «Una “nuova normalità” segnata da un tempo di convivenza-contrasto del virus di cui non si intravede ancora la fine». L’epidemia è l’epidemia è l’epidemia: non si può scherzare sui mezzi necessari per contenerla. Ma anche la democrazia è la democrazia è la democrazia, non si può scherzare sui mezzi necessari per farla vivere. Com’è che diceva Giorgio Guglielmo Federico? «Le vere tragedie nel mondo non nascono dal conflitto tra ragione ed errore. Ma dal conflitto tra due ragioni».

Su Huffington Post Italia si riporta questa frase di David Sassoli: «Non voglio spaccare il fronte europeista», recitata dopo che verdi e liberali non hanno appoggiato una sua rielezione a presidente del Parlamento europeo. Che faceva dire Esopo, tradotto in latino, alla volpe che non riusciva ad arrivare a un grappolo di uva collocato troppo in alto? «Nondum matura est».

Su Huffington Post Italia Sandro Gozi, portavoce ufficiale del partito francese italiano, dice: «Ha messo in imbarazzo il povero Letta che al massimo è il portavoce di Hidalgo». Sembra un attacco a Giorgia Meloni mentre è una perfida stilettata al povero Lettino (la Hidalgo per ora è al 3 per cento dei sondaggi nelle presidenziali francesi).

Su Dagospia Giorgia Meloni dice di Enrico Letta: «Mi è dispiaciuto che una battuta che forse mi è uscita male sia stata interpretata come una mancanza di rispetto, perché non lo avrei mai fatto: per me lo scontro politico può essere aspro ma non deve mai cadere nell’attacco personale». Insomma dal “io ti spiezzo in due” di Ivan Drago a “mi spiego in due (volte)” di Giorgia.

Dagospia riporta da Libero una frase di Maurizio Landini: «Non dico che Draghi è bravo e gli altri no ma lui ha avuto almeno l’umiltà di ascoltarci». C’era un tempo nel quale le parole dei leader della Cgil pesavano come pietre, ora sembrano invocazioni del ragionier Fracchia quando gli s’intrecciavano i diti.

Dagospia riporta questo sfogo di Peter Gomez sul Fatto quotidiano contro i grillini che non hanno votato l’autorizzazione a procedere per Renzi: «I 5 stelle non dovevano farsi nessuna opinione. Non perché quello era Matteo Renzi, ma perché ci hanno scassato la uallera per anni spiegandoci che erano contro l’immunità parlamentare. Se sono contro l’immunità parlamentare dicono ok a qualsiasi processo e non sollevano nessun conflitto di attribuzione». Invocare la “coerenza” dei 5 stelle è segno che il partito Forca Italia sta proprio perdendo la trebisonda.

Sulla Nuova Bussola quotidiana Alfredo Mantovano dice: «In un altro passaggio inserito nella stesura ultima del testo Bazoli, si prevede che se il medico o il comitato per la valutazione clinica sono contrari alla richiesta di morte, il paziente può fare ricorso all’autorità giudiziaria, che decide in autonomia». Non riesco a comprendere come chi vuole burocratizzare le procedure per dare la morte, non si renda conta che di fatto sta desacralizzando la vita con tutte le conseguenze che ciò comporta.

Foto Ansa

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