dEVERSIVO. La rivoluzione sta nella parola

Eleonora Danco, foto Futura Titta Ferrante
Eleonora Danco, foto Futura Titta Ferrante

L’eversivo tende a sovvertire l’ordine delle cose, come una spinta impellente di ribellione a una comune concezione, o a una comune inerzia concettuale, comportamentale. Rifletto sulle potenziali implicazioni di significati del titolo dEVERSIVO prima di vedere l’ultimo lavoro scritto, diretto e interpretato da Eleonora Danco, e prodotto dal Teatro di Roma, attualmente in scena in prima nazionale all’India fino al 29 ottobre.

Ne percepisco effettivamente un’esigenza del dire – con il corpo della scrittura, della parola, del dialetto, delle collocazioni anatomiche –, dell’esprimere una sensazione diretta, vissuta, nel passato o nel presente, sulla propria pelle. E la pelle è quella di Eleonora Danco, che dopo la sua prima opera cinematografica N-Capace (premiato al 32esimo Film Festival di Torino), torna a teatro con un atto unico sul teatro e su Roma.

Si riconosce e si apprezza lo stile della Danco nell’approccio alla realtà, ai momenti di vita vera, con una poetica dal ritmo ad alta frequenza che intreccia instancabilmente parole e posizioni fisiche e mentali, e che inserisce dentro la cornice cittadina di Roma (una Roma che spazia dal Bernini all’Atac), così come il pittore e fotografo Robert Rauschenberg – a cui s’ispira – colloca linee e profili di oggetti e soggetti reali nella cornice delle sue opere.

Sul palcoscenico quasi buio e quasi vuoto (con qualche sedia qua e là), sezionato di volta in volta da coni luminosi, l’interprete capitolina, in abiti qualunque (pantaloni, scarpe, cappotto) per giornate qualunque di ordinaria e frustrante battaglia lavorativa, è un’artista indipendente d’oggi che calibra la propria esistenza – volente o nolente – sull’incasso, sul numero di repliche, o su quello degli spettatori paganti: cerca cioè di sopravvivere nella morsa di percentuali, contratti, quote Siae, commissioni e tempi di produzione da rispettare.

Ma non è solo la denuncia, dotata di un’(auto)ironia lapidaria, di un cronico stato di salute di una categoria professionale; e non è solo un’antologia di vicissitudini tragicomiche (con qualche accenno autobiografico) del personaggio. Ci sono anche i rumori e gli atteggiamenti individuali e collettivi, gli scorci, le immagini, i suoni di un paesaggio e una mentalità urbana e sociale incline alle contraddizioni disattente, al trambusto inerte, che viene restituito attraverso un drammaturgico collage emotivo e sensoriale di percezioni rapide, esaltate, nevrotiche. E lei, autrice, regista e attrice, si fa rappresentante di una realtà in inquieta dialettica tra speranza e ostinazione, di una volontà di fare teatro e di campare col teatro, nonostante tutto.

Ed è questo “nonostante tutto” che sta nel sottotesto a costituire l’interessante anima di dEVERSIVO: la determinazione radicale a proporre il proprio lavoro contrastando i limiti, i “no” – talvolta preventivi – imposti da voci o condizioni terze; la lotta irritata, ma non ancora esausta, alla diffusa usanza di ritenere il teatro più una esclusiva passione che un vero e proprio mestiere; la cocciutaggine indomita del voler farsi sentire, del voler esserci, presenti sulla scena, con lo spettatore. Nonostante tutto.

dEVERSIVO

scritto e diretto da Eleonora Danco
con Eleonora Danco

musiche scelta da Marco Tecce
disegno luci Burbetta
aiuto regia Giacomo Bisordi
assistente alla regia Maria Stella Cassella
assistente alla promozione per Teatro Danco Lorenza Accardo
si ringrazia Marco Tecce per la supervisione al testo
e grazie a Elisa Pavolini, Rebecca Braccialarghe, Laura Belloni, Emilia Verginelli, Mariavittoria Argenti, Teresa Campus, Lea Gramsdorff, Davide Alongi, Laura Tiempo

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

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