Clamoroso, per la prima volta i grillini disobbediscono a Grillo. Per tenersi la diaria

Essendo come è noto un cattolico integralista il Correttore di bozze è anche un democristianone tutto d’un pezzo e in quanto tale paladino della Casta e di tutte le sue brutture. Ammuine, trasformismi, voltagabbana, inciuci e cose del genere sono per lui il lato sano della politica. Figuriamoci se possono piacergli i grillini e la loro onestà. Non li può proprio vedere quei 163 comunistelli con la faccia pulita. Solo una cosa egli apprezza degli adepti di Casaleggio: la loro straccionaggine volontaria. I 163 parlamentari pentastellati infatti non hanno nulla da dire in più di un olivierodiliberto qualsiasi, ma se non altro, pensava fino a stamattina il Correttore di bozze, rinunciando alle varie prebende previste per gli eletti questi barboni faranno risparmiare alla collettività qualche utile doblone.

E invece no. Manco questo. Come scrive Annalisa Cuzzocrea su Repubblica, l’unica volta che i parlamentari grillini «dicono no a una direttiva arrivata nero su bianco – la settimana scorsa – da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio» è proprio adesso che dovevano dimezzarsi lo stipendio. Ma tu guarda la fame che brutti scherzi che fa. Spiega la Cuzzo che «il capo politico e il cofondatore del Movimento», ovvero il guru e il paraguru, avevano appena finito di ribadire agli eletti (via e-mail ovviamente) che «i parlamentari devono percepire solo 5.000 euro lordi di indennità e ogni altro rimborso relativo a spese effettivamente sostenute rendicontate periodicamente. La differenza dovrà essere destinata al fondo di solidarietà». Ma quei (falsi) pezzenti che ti combinano? «Nel week end hanno partecipato a un sondaggio per capire come comportarsi con le parti accessorie dello stipendio», ovvero «diaria, spese per collaboratori e attività politica, rimborsi per taxi e telefono», e «la maggioranza dice: tenerselo, rendicontare tutto e restituire l’eccedente solo su base volontaria».

Il bello è che adesso tentano pure di giustificarsi. Colpa delle tasse, dicono: «Per il fisco noi prendiamo tutta l’indennità, 10 mila euro lordi al mese. Ecco perché una parte di noi vuole mantenere le indennità accessorie, per compensare quel che perde in tasse». Roba che in confronto Lorenzo Cesa, il mitico segretario dell’Udc che propose di aumentare gli stipendi ai parlamentari per consentire loro di trasferirsi a Roma con mogli e figli, appare oggi ai cisposi occhi del Correttore di bozze un fulgido modello di sobrietà e contegno.

Cari grillini, sapete cosa dicevano una volta i giovani rivoluzionari a quelli come voi che promettono, promettono, promettono e poi zitti zitti si rimangiano tutto? Dicevano: ma vaffanculo.

Ps. Comunque la cosa più assurda è che perfino per decidere di diventare “ladri” come tutti gli altri politici i grillini hanno dovuto partecipare a un sondaggio. Dopo le ridicole quirinarie, le subdole diarie. Tra l’altro, forse per un eccesso di malriposta stima, Repubblica nell’articolo riporta zelante i risultati della consultazione: «Il 48 per cento – scrive sempre la Cuzzo – chiede che le diarie (quindi tutte le voci accessorie) vengano mantenute completamente. (…) Per la rendicontazione pura si è espresso il 36 per cento dei parlamentari. (…) Il 2,27 vuole trattenere tutto e prendere una decisione definitiva tra 4 mesi, dopo aver visto quanto costa la vita da parlamentare». Eccetera. In effetti tutto quel parlare di percentuali fa molto “democrazia della Rete”. Ma tenuto conto che «ieri pomeriggio avevano votato 132 parlamentari su 163», cioè neanche tutti gli attivissimi “cittadini” a cinque stelle, magari la prossima volta che devono decidere qualcosa si trovino al ristorante, i poveri grillini. C’è caso che lì almeno un tavolo riescano a circondarlo per davvero. Tanto paga il Correttore di bozze.

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