A George Floyd Square impennata di crimini violenti. Le vittime sono gli afroamericani

Murale commemorativo per George Floyd in George Floyd Square a Minneapolis
Un volontario ripulisce il memoriale in “George Floyd Square”, il luogo dove è stato ucciso George Floyd a Minneapolis, Minnesota

Articolo tratto dal numero di aprile 2021 di Tempi. Questo contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

Piero Sansonetti ha detto al Tg4: «Sembra di dire una bestemmia, ma con Formigoni funzionava tutto, la Lombardia dopo Formigoni è un disastro». Una voce che ha avuto il coraggio di dire la verità.
Enrico Rigamonti via email

Si deve al direttore del Riformista uno dei migliori commenti alla condanna di Roberto Formigoni nel febbraio 2019. Fu tra i pochi a non rallegrarsi che fosse finito in prigione e a definire il suo processo «politico, da Stato etico». Oggi Sansonetti dice un’altra verità e cioè che la Regione Lombardia non è più la stessa e che le amministrazioni leghiste non reggono il paragone con quelle formigoniane. C’è solo da aggiungere un nota bene sotto forma di domanda: perché ogni inefficienza della Lombardia diventa un caso, mentre quelle di Toscana e Lazio vengono fatte passare sotto silenzio?

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Caro direttore, la bella lettera di Peppino Zola sul caso Palamara ha messo il dito sulla piaga: in questo nostro splendido paese la notizia (bomba) ha lo spazio di un mattino. Mi domando come sia possibile, dopo il libro con Sallusti, tante interviste televisive ed in generale il chiasso mediatico scoppiato sul caso Palamara, fare come se non sia successo nulla. Il Quirinale, il Csm, il Parlamento, la stessa Anm, tutti tacciono. Pare che la cosa non disturbi di uno iota il vergognoso andazzo della cosiddetta giustizia italiana.
Angelo Canizzaro via email

Caro Angelo, il problema è esattamente questo: per nascondere le notizie, riempiono giornali e tv di chiacchiere.

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Fate un’indagine su quanti non si sposano per convenienza economica (assegni familiari e altri… diritti) rispetto a quanti si sposano e nell’unità familiare perdono e/o vedono ridurre drasticamente i soldi che lo Stato darebbe loro se decidessero di convivere. Questo è lo scandalo vero. E molti giovani, pur di non perdere queste agevolazioni, preferiscono non sposarsi e, appunto,  convivere. In tutto questo io vedo chiaramente un progetto “politico” contro la famiglia, ma nessuno ne parla. Grazie. E complimenti per il mensile.
Raffaele Lando via email

Provvederemo.

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Caro direttore, dopo aver letto su Tempi di marzo la recensione del film Est. Dittatura Last Minute, incuriosito, l’ho visto ieri sera con mia moglie, su Sky, e mi è piaciuto moltissimo. Tratto da una vicenda vera, la storia semplice e a tratti divertente dei tre ragazzi italiani non ti lascia indifferente. Ringrazio Simone Fortunato per il prezioso suggerimento e per il lucido giudizio. Continuate a suggerire film da vedere e romanzi da leggere, oggi più importante che mai!
Francesco Cucco via email

Simone Fortunato è bravissimo e ha una cultura cinematografica mostruosa. L’altro giorno mi ha detto che, in questo periodo di sale chiuse, ne ha approfittato per vedere i documentari sovietici, dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta («sai, quelli nazisti li ho già visti tutti»). E questo è il meno. Il più è che, ogni volta, ci trova dentro «almeno un aspetto interessante».

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Negli Stati Uniti è iniziato il processo per l’omicidio di George Floyd da parte dell’ex polizotto Derek Chauvin. Non voglio ora entrare nel merito della vicenda, quanto segnalare un articolo che è apparso il 30 marzo su Repubblica a firma del corrispondente Federico Rampini. «Dopo la barbara esecuzione di Floyd — così la giudica, in attesa della sentenza, chi ha visto quel video con i propri occhi — un pezzo di America ha già imboccato una fuga in avanti, ha scelto di farsi una giustizia sommaria da sé, ha cavalcato la sfiducia indiscriminata verso tutte le forze di polizia. Le frange radicali di Black Lives Matter hanno seminato violenza in molte città, e le vittime sono state quasi sempre altri afroamericani. I politici che hanno soffiato sul fuoco hanno tagliato fondi alle polizie da New York a Los Angeles. Proprio la città di Minneapolis è uno degli epicentri di questo esperimento sciagurato. I risultati sono riassunti con impeccabile onestà dal New York Times, un giornale che ha simpatizzato senza riserve con Black Lives Matter: da quando l’intera polizia è stata delegittimata e semiparalizzata, Minneapolis ha subito un aumento del 25 per cento di omicidi, stupri, aggressioni, rapine a mano armata. Ancora peggiore è il bilancio nei quartieri attorno al ribattezzato George Floyd Square, la zona più afroamericana di Minneapolis, che i militanti hanno definito “uno Stato libero”: +66 per cento di crimini violenti».
Loris Becchi via email

Più 66 per cento!

Foto Ansa

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