L’Europa tira dritto e decide di aprire una procedura d’infrazione contro tutti gli Stati membri perché non si adeguano ai diktat sulle ristrutturazioni (o non lo fanno abbastanza). Ma i precedenti (Superbonus) sono un fallimento epocale, mancano i soldi e anche una legge sulla rigenerazione urbana
E così, un bel giorno di luglio (mercoledì 15, per la precisione) dell’anno di grazia 2026 la Commissione europea ha deciso che siamo tutti colpevoli. Ma non per modo di dire: tutti tutti. È un po’ come se i versi della Canzone del Maggio di De André, «anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti», diventassero un programma di governo dell’Unione: l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen ha infatti avviato una procedura d’infrazione a carico di tutti i 27 paesi membri dell’Ue. Tutti, contemporaneamente.
La colpa? Non aver recepito, entra la data ultimatum del 29 maggio scorso, la cosiddetta direttiva Case Green, quella che dal 2024 chiede agli Stati europei di accelerare il processo di efficientamento energetico degli edifici, così da ridurre i consumi, abbassare le bollette e contribuire (questa almeno l’ambizione) a fermare l’avanzata dei cambiamenti climatici.
Secondo le stime della Commissione, la scarsa efficienza del patrimonio edilizio europeo sarebbe responsabile ...
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