Biden-Harris, il ticket per la Casa Bianca più anticattolico di sempre

Se il candidato presidente è l’erede religioso di Kennedy (la fede non c’entra con la politica), la sua vice usa da sempre il potere per colpire apertamente la Chiesa

Joe Biden e Kamala Harris

Per gentile concessione di First Things, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo di Kenneth Craycraft, avvocato e professore di Teologia morale al Mount St. Mary’s Seminary and School of Theology, apparso lunedì 12 ottobre nel sito della rivista americana (qui l’originale in inglese).

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Nel 1958, mentre John F. Kennedy si preparava a correre per la presidenza degli Stati Uniti, il polemista Paul Blanshard pubblicò la seconda edizione del suo incendiario American Freedom and Catholic Power, uscito nel 1949. Quel libro era la bibbia dell’anticattolicesimo nello spazio pubblico americano. Dalle sue pagine Blanshard invocava un «movimento di resistenza» che si opponesse alle «politiche sociali antidemocratiche» della Chiesa cattolica e attaccava le scuole cattoliche come «lo strumento più divisivo nella vita dei bambini americani». Riecheggiando l’intolleranza di Blanshard, Christianity Today in un editoriale del febbraio del 1960 sostenne che era «perfettamente razionale» opporsi alla nomination e all’elezione di un «romano» [«Romanist», ndt] perché «una presidenza cattolica sarebbe lacerata fra due obbedienze».

Nel settembre del 1960, Kennedy, sensibile al sentimento diffuso rispecchiato in queste bordate, pronunciò il suo famoso discorso alla Houston Ministerial Association, nel quale rinunciava a qualunque pretesa la sua fede cattolica potesse avere sulla sua vita morale. Riducendo il suo cattolicesimo a un accidente di nascita, Kennedy assicurava agli elettori che esso non avrebbe avuto incidenza sul suo giudizio politico. Sessant’anni dopo, Joe Biden e Kamala Harris sono, rispettivamente, l’erede religioso di Kennedy e l’erede polemico di Blanshard.

Una differenza tra Blanshard e la Harris è certamente il fatto che il primo disponeva solamente del potere della persuasione, mentre la seconda possiede il potere (e sta facendo campagna per averne di più) di istituzionalizzare la sua intolleranza nei confronti dei cattolici e degli enti pubblici che si attengono con coerenza alla morale cattolica. E lo esercita energicamente.

Per esempio, la Harris è assolutamente determinata a sottoporre i candidati giudici federali a esami religiosi contrari alla Costituzione. Nel 2018, ha depositato questa domanda scritta a Brian Buescher, appena nominato giudice distrettuale:

«Sin dal 1993 lei è membro dei Cavalieri di Colombo, società esclusivamente maschile costituita soprattutto da maschi cattolici. Nel 2016 Carl Anderson, capo dei Cavalieri di Colombo, definì l’aborto come “un regime legale che ha finito per causare oltre 40 milioni di morti”. Il signor Anderson disse inoltre che “l’aborto è l’uccisione di innocenti su larga scala”. Lei era a conoscenza del fatto che i Cavalieri di Colombo si oppongono al diritto di scelta della donna quando è entrato nell’organizzazione?».

Dopo di che la Harris ha domandato a Buescher se avesse «mai, in qualunque modo, appoggiato o contribuito alla causa contro i diritti riproduttivi delle donne», e se «fosse contrario al matrimonio fra persone dello stesso sesso», insinuando in modo nemmeno troppo velato che l’adesione ai princìpi della morale cattolica ortodossa sia squalificante per il ruolo di giudice federale. Ha posto domande simili anche ad altri candidati giudici federali.

L’ostilità della Harris nei confronti del cattolicesimo non è circoscritta all’inquisizione dei candidati cattolici alle corti federali, si estende anche alla persecuzione degli enti pubblici che per missione rispettano la teologia morale cattolica. Utilizzando i suoi incarichi pubblici per fare pressioni su queste istituzioni, la Harris si è guadagnata un lauto sostegno finanziario da parte di persone e gruppi pro aborto.

Nel 2016, per esempio, quando il Center for Medical Progress dimostrò che Planned Parenthood trafficava illegalmente organi e tessuti di bambini abortiti, l’allora procuratore generale della California Kamala Harris autorizzò una perquisizione a casa di David Daleiden del Cmp, durante la quale furono sequestrati video che provavano la denuncia. In seguito l’ufficio della Harris lavorò nell’ombra con Planned Parenthood, uno dei suoi generosi sostenitori politici, alla stesura di una legge in stile bill of attainder contro il Cmp [un bill of attainder è un atto legislativo che rappresenta di fatto una condanna senza processo nei confronti di determinate persone ritenute colpevoli di un presunto crimine, ndt].

Analogamente, nel 2015, la Harris ha sostenuto con entusiasmo il cosiddetto Reproductive FACT Act della California, un progetto di legge che obbligava i centri pro life di aiuto alle donne in gravidanza a dire alle loro clienti dove avrebbero potuto ottenere aborti gratuiti e a pubblicizzare le cliniche per l’aborto. Rivendicando di avere «co-promosso» il FACT Act, la Harris elogiò l’allora governatore della California Jerry Brown per averlo convertito in legge. (Nel 2018 la Corte suprema ha annullato la norma in virtù della clausola del Primo emendamento sulla libertà di espressione). E nel 2015 utilizzò il suo potere di procuratore generale dello Stato per far chiudere sei ospedali cattolici per conto di un altro dei suoi sponsor politici, la Service Employees International Union.

Come senatrice degli Stati Uniti, la Harris ha introdotto l’orwelliano “Do No Harm Act”, il cui scopo è obbligare persone e organizzazioni religiose a svolgere attività che violano direttamente le loro convinzioni. È anche co-promotrice dell’“Equality Act”, che costringerebbe gli ospedali cattolici, per esempio, a praticare interventi per il cambio di sesso, ad aprire agli uomini i bagni riservati alle donne e a obbligare le ragazze e le donne a competere nelle gare di atletica con ragazzi e uomini.

Da procuratore generale della Californa a senatore degli Stati Uniti a possibile vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris non ha mai tentato di nascondere il suo intento di portare a termine il piano di Blanshard: costituire un movimento contro la Chiesa cattolica e contro gli individui, le società e le istituzioni che abbiano convinzioni, posizioni e condotte coerenti con la teologia morale della Chiesa. Tra lei e Joe Biden – l’erede “assimilazionista” di John F. Kennedy –, mai due persone così apertamente ostili alla fede e alla pratica cattoliche sono state tanto vicine ai vertici della politica americana.

Foto Ansa