Berlusconi verso la decadenza. Lupi: «Il Pd vuole purificarsi dalla “colpa” di essersi alleato con noi»

Il ministro ribadisce l’intenzione del Pdl di andare avanti con le larghe intese, ma accusa i democratici di usare il voto sul Cavaliere per «ritrovare una purezza perduta». E ricorda agli alleati le parole di Carrón: «In politica l’altro è un bene»

Maurizio Lupi, ministro per le Infrastrutture, intervistato oggi Paola Di Caro sul Corriere della Sera, è piuttosto pessimista a proposito del voto sull’ineleggibilità di Silvio Berlusconi previsto per mercoledì alla Giunta per elezioni del Senato. I segnali che provengono dal Pd, dice Lupi, non sono positivi. «Non è in quella sede e con quel gesto che si monda un peccato, e ci si purifica dalla “colpa” di aver fatto nascere un governo assieme a Berlusconi», ammonisce il ministro pidiellino rivolto agli “strani alleati” democratici. Secondo Lupi, infatti, «è questo che sta succedendo: il voto è diventato per una parte del Pd il modo per salvarsi l’anima, per umiliare il nemico, per annientarlo se possibile. E questo è chiaramente inaccettabile, per ciascuno di noi del Pdl».

PACIFICAZIONE O GUERRA. Lupi non esclude che il voto in Giunta possa avere conseguenze sulla tenuta del governo di larghe intese. Il Pdl e il Pd, spiega al Corriere il ministro per le Infrastrutture, «hanno deciso insieme di dar vita ad un governo di emergenza per il Paese ma anche di pacificazione. Se invece il terreno diventa quello della guerra all’alleato, se l’obiettivo è metterci in ginocchio, ne prenderemo atto e tutti capiranno di chi sarà la responsabilità della rottura». Le premesse comunque non sono buone. Secondo Lupi sembra di essere «tornati a 4 mesi fa, a quando il governo non era ancora nato e le larghe intese venivano viste come il male assoluto. Basta sentire le parole di Renzi, che rappresentano benissimo l’ansia del Pd di ritrovare un nemico per restare uniti». Il sindaco di Firenze e aspirante segretario Pd, infatti, ieri ha parlato del voto «come l’occasione per “asfaltarci”», ricorda Lupi.

NO ALLE DIMISSIONI DEL CAVALIERE. Quanto a Berlusconi, «per mesi ha detto e ripetuto che il governo vuole continuare a sostenerlo», ma non sarà lui a togliere le castagne dal fuoco ai due partiti dimettendosi volontariamente. Innanzitutto perché «ha tutto il diritto e il dovere di difendersi», dice Lupi. E poi perché «il suo gesto viene richiesto, quasi imposto dal Pd per volontà di umiliazione e di cancellazione di una storia politica». Richiesta che per il Pdl è «irricevibile». Tocca perciò ai partiti alleati di governo decidere se continuare con Letta o se minare definitivamente le larghe intese. Quanto al Pdl, promette Lupi «si muoverà assieme, come un sol uomo». Tuttavia l’esponente pidiellino si rifiuta di dire se davvero i ministri del suo partito hanno intenzione di dimettersi in caso di voto contrario al Cavaliere: «Se rispondessi oggi di sì, avrebbero l’alibi per dirci che siamo i ricattatori».

QUESTIONE DI MERITO. Cosa dovrebbe fare dunque il Pd mercoledì in Giunta per non far sentire il Pdl un capro espiatorio? «Non chiediamo che si sposi la nostra posizione – spiega Lupi al Corriere – ma che la situazione sia esaminata nel merito, che vengano prese sul serio le obiezioni di autorevoli giuristi, i dubbi di tanti costituzionalisti anche a loro vicini» in merito all’applicabilità della legge Severino al caso Berlusconi. Il principale partito del centrodestra chiede ai democratici di «dimostrare se viene prima il bene comune o il colpo da infliggere a Berlusconi, e al centrodestra, per ritrovare una presunta purezza perduta». E a proposito di bene comune, Lupi conclude ricordando agli alleati del Pd le parole consegnate qualche mese a Repubblica dal leader di Cl don Julián Carrón: in politica «non si costruisce nulla se non si inizia a riconoscere la diversità dell’altro come una ricchezza anche per sé».