Bergoglio e Benedetto XVI, l’attesissimo incontro conferma che anche papa Francesco è ratzingeriano

Oggi a Castel Gandolfo l’evento epocale: due papi vestiti di bianco uno accanto all’altro. Si attendono molti scoop fotografici ma soprattutto “linee di continuità”, come le chiama Avvenire

L’attesissimo incontro tra papa Francesco e il papa emerito Benedetto XVI avverrà oggi 23 marzo a Castel Gandolfo. L’arrivo di Bergoglio nel Palazzo apostolico è previsto poco dopo le 12. In programma c’è un pranzo insieme e ovviamente tanto da discutere. Comprensibile l’eccitazione delle agenzie di stampa di tutto il mondo, che attendono speranzose la diffusione delle immagini mai viste prima di due papi uno accanto all’altro, entrambi vestiti di bianco.

UNA CONFERMA. Su questo evento epocale il quotidiano Avvenire ha pubblicato oggi un significativo editoriale di Mimmo Muolo che indica nel colloquio tra Francesco e Benedetto non solo un gesto che «allunga l’elenco di “prime volte” cui abbiamo avuto la ventura di assistere in questo straordinario periodo, ma anche e soprattutto la conferma di una continuità nella originalità che emerge nelle parole e nei gesti di Francesco».

LA DITTATURA DEL RELATIVISMO. Secondo Muolo, infatti, in soli dieci giorni di pontificato sono già tanti gli episodi che segnalano questa continuità tra il magistero di Bergoglio e quello di Ratzinger: «Ieri, ad esempio, alla nutrita lista delle citazioni e dei saluti al suo predecessore (…) papa Francesco ha aggiunto un riferimento alla “dittatura del relativismo”, espressione spesso usata da Benedetto XVI, indicandola anche come possibile veleno dei rapporti tra gli Stati, oltre che tra gli uomini». Un richiamo evidente che allunga il già sorprendentemente numeroso elenco delle “linee di continuità”, come le chiama l’editorialista di Avvenire.

DAL CONCILIO ALLA CUSTODIA DEL CREATO. C’è per esempio il «costante e limpido riferimento di entrambi i papi al Concilio Vaticano II. Non al Concilio “virtuale” dal quale ci ha messo in guardia fino all’ultimo Benedetto XVI, ma al Concilio reale che il teologo Ratzinger aveva vissuto in prima persona e il pastore Bergoglio ha messo in pratica nella Chiesa di Buenos Aires». Poi la «centralità della Croce», un tema caro a Benedetto XVI come a Francesco: «”Senza la croce siamo solo una Ong pietosa”, ha detto ai cardinali il giorno dopo l’elezione». E ancora: l’«attenzione preferenziale della Chiesa agli ultimi della terra» intesa non come «generico pauperismo» ma «basata sulla fede in Cristo, morto e risorto»; l’accento sulla «verità cristiana “attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana”, mentre “il pessimismo è del diavolo”», accento che riecheggia chiaramente «la parola “gioia” tante volte risuonata sulle labbra di Benedetto XVI»; e infine gli inviti del pontefice argentino a custodire il creato e all’ecumenismo, in «consonanza profonda – e in alcuni passaggi anche lessicale – con il grande discorso di Benedetto XVI al Parlamento di Berlino e con l’incontro di Assisi, promosso da papa Ratzinger a 25 anni dallo storico primo appuntamento voluto da Giovanni Paolo II».