Anpi: «Non siamo No Tav e non accettiamo lezioni di Costituzione»

Carlo Smuraglia (Anpi) replica a chi «va alle manifestazioni di protesta No Tav con le bandiere e gli striscioni della nostra associazione». In Val di Susa atteggiamenti «ingiustificabili e inammissibili». I partigiani veri prendono le distanze dai partigiani presunti.

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«Ci rifacciamo ai valori della Resistenza Partigiana, democratica, antifascista, antirazzista e della fratellanza universale». Così si è espresso Alberto Perino, leader del movimento no Tav, seguito a ruota da don Andrea Gallo, fondatore della comunità Benedetto al Porto che si è schierato «con i partigiani della Valle». L’uso della Resistenza come suggestione, però, non è andata a genio a chi dell’opposizione al nazi-fascismo fa storia e memoria. 
In seguito alla manifestazione della Fiom del 9 marzo (in cui sul palco assieme ai metalmeccanici c’erano alcuni militanti No Tav) sono i partigiani “autentici” a protestare. Lo fa Carlo Smuraglia, presidente nazionale, direttamente dal sito web dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani): «Siamo vicini alle posizioni delle organizzazioni sindacali e in particolare della Cgil, simpatizziamo con le iniziative sindacali ed anche con quelle di singoli sindacati come la Fiom, ma non siamo mai “organici” con queste organizzazioni, anche quando abbiamo occasioni di collaborazione, conservando ognuno la propria identità e la propria autonomia. Nessuno pensi di tirarci per la giacchetta». 

Il riferimento è ai molti che in merito al caso Val di Susa hanno tacciato l’Anpi di ambiguità. Un’accusa rispedita al mittente: costoro «non hanno incertezze, tant’è che si schierano, si pronunciano, solidarizzano, si uniscono alla protesta, operano scelte, in alcuni casi si dichiarano, addirittura, organici ai movimenti no-tav, e vanno alle manifestazioni di protesta dei no-tav con le bandiere e gli striscioni dell’Anpi».

Smuraglia definisce gli insulti al procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, «ingiustificabili e inammissibili». E punta il dito contro chi «protesta contro le violenze della polizia, ma non prende mai le distanze dalle violenze praticate da una parte dei movimenti, di cui si sentono organici. Il metodo migliore per sciogliere nodi così complessi è sempre e comunque quello del dialogo e del confronto. La violenza va sempre respinta, in qualunque forma (verbale o fisica) essa sia espressa. Non riesco davvero a capire che cosa ci sia di ambiguo in queste proposizioni, che qualunque persona di buon senso dovrebbe condividere».

Si accusa l’Anpi di non appoggiare con i manifestanti con sufficiente fermezza? Si ottiene l’effetto contrario. Un netto schieramento di campo: «L’Anpi non è no Tav. Difendendo e pretendendo che venga attuata la Costituzione, noi vogliamo farlo sempre nel modo che riteniamo giusto e corrispondente alla nostra tradizioni ed alla nostra identità. Concludo dicendo, a chi ci impartisce lezioni di democrazia e magari anche di Costituzione che, personalmente, la democrazia la sto frequentando da quando avevo vent’anni, cioè da molto tempo; e aggiungo che l’Anpi, che è un po’ più giovane di me, ha avuto sempre comportamenti così inequivocabili, così precisi, così suoi da meritare anche confronti e discussioni, ma non lezioni».

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