Andrej Tarkovskij. «Occorre soltanto cercare, cercare ogni volta da capo, la strada»

A Milano inizia una rassegna cinematografica sul grande regista russo. Sarà possibile anche visitare una mostra fotografica curata da Giovanni Chiaramonte

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«L’arte priva di spiritualità reca in se stessa la propria tragedia». Parola di uno dei più grandi registi dell’ultimo secolo: Andrej Tarkovskij. Per riscoprire la necessità di un’arte saldamente ancorata alle domande ultime dell’uomo e del mondo, il Centro Culturale San Fedele, a Milano, ha voluto dedicare un ciclo di incontri, con proiezione di film, sulla figura del grande artista russo: Scrivere il volto. L’arte di Andrej Tarkovskij tra immagine e suono, a cura di Andrea Dall’Asta e Antonio Pileggi. Tarkosvkij: un’artista che, usando la sua stessa definizione tratta dal saggio Scolpire il tempo, «manifesta l’istinto spirituale dell’umanità, e nella sua opera mostra l’aspirazione dell’uomo verso l’eterno, il trascendente, il divino, sovente a dispetto della natura peccaminosa del poeta stesso».

OCCORRE SOLTANTO CERCARE. «Per mezzo del cinema bisogna porre i problemi più complessi  del mondo moderno, al livello di quei grandi problemi che nel corso dei secoli sono stati l’oggetto della letteratura, della musica, della pittura. Occorre soltanto cercare, cercare ogni volta da capo, la strada, l’alveo lungo il quale deve muoversi l’arte del cinema»: parole di cui si avrà un esempio diretto durante la proiezione via acusmonium – complesso audio collegato a 40 altoparlanti che permette di integrare il suono all’immagine – di tre delle sole sette pellicole che il russo ha lasciato: Stalker, Andrej Rublev e Nostalghia.

PICCOLA CREAZIONE. Nella sala della proiezione è possibile visitare la mostra fotografica di Giovanni Chiaramonte dal titolo Inscape, Piccola creazione: una serie di polaroid scattate tra Milano e Berlino, durante le prime ore del mattino, con una semplice fotocamera in plastica e qualche pellicola per lo sviluppo istantaneo: «Le immagini seguono un ritmo preciso – dice Andrea Dall’Asta –. È il ritmo del respiro del cosmo, dello scorrere del tempo, del recitare una pre­ghiera, un rosario. Dalla terra al cielo. Da uno sguardo che si fissa leggero sui più piccoli oggetti deposti sulla terra, fino all’elevarsi alle altezze cristalline del firmamento celeste».

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