E allora “famolo” a Cinque Stelle. Così si sfascia tutto

Ennesime inchieste politicizzate. Ancora indignazione via web. Di nuovo paralisi. A questo punto Renzi si dimetta, e vediamo come se la sfangano i grillini (e una postilla per Alfano)

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Ormai si è capito. Il giochino in combinato disposto mediatico-giudiziario ha ripreso a macinare antipolitica e a ventilare fango in giro per l’Italia. Dovremmo abolire Roma capitale, trasferire tutti i palazzi del potere nelle campagne del viterbese e decentralizzare il direttorio statale. Solo così si potrebbe evitare il ripetibile all’infinito. Cioè il facile specchietto per le allodole di spacciare per “associazione criminale” il sistema lobbistico che in Italia funziona sul “modello Roma” per forza di mancata riforma del cuore dello Stato, vedi l’affossata Commissione Antonini sul federalismo.
Perciò, ennesime inchieste politicizzate. Ennesime raccolte di indignazioni via web. Ennesimo sciagurato senso di paralisi e di percezione psicologica di paese più corrotto del mondo.

Tutte falsità, ovviamente. Come le puttanate che senti dire sul Tg1 di prima serata dal parlamentare grillino che, testualmente, ha detto, la sera del 5 luglio, «i consiglieri regionali sono tutti corrotti». Uno che insulta così indistintamente tutti i rappresentanti del popolo regionale, bisognerebbe prenderlo e mandarlo a spaccare pietre all’isola di Pianosa. E invece, uno così, alle prossime elezioni, potrebbe diventare il ministro della Giustizia, poiché, ci dicono i sondaggi, la demagogia bestiale, ma a Cinque Stelle, è il primo partito in Italia e qualunque Italicum approvi, al ballottaggio vincono loro.

Per questo, fossi in Matteo Renzi, io domani mattina salirei al Quirinale e rassegnerei le dimissioni. Ritirerei il referendum e, al posto della consultazione su una riforma costituzionale (e sia ben chiaro: io sono uno di quelli che oggi voterei no, sui contenuti però, non in odio grillo-dalemista a Renzi), chiederei le elezioni anticipate. Non c’è più niente da fare in Italia. Gli stessi vincitori del Pd si sono dimostrati così avari e ignominiosi, che non gli sta bene neppure essere la nuova Dc dell’epoca della grande Dc monocolore. Ai vari D’Alema e Bersani non va bene che il loro compito storico sia finito in bellezza, abbiano un giovane segretario, siano al governo del paese. No, vogliono la pelle del giovane. Anche al prezzo che trionfi Grillo.

Fuori dal Pd, per altro, cosa c’è? C’è una borghesia che ha messo il suo bel fieno in fienile e i suoi affari ormai li fa all’estero. Ci sono degli editori di grandi giornali che ormai i loro grandi giornali li fanno dirigere all’ultimo pm di Forlimpopoli via sostituto tappetino del cronista giudiziario applicato in segreteria. C’è una Chiesa zitta e muta. E non c’è ormai nessun corpo sociale, gruppo intermedio, Confindustria o sindacato, che non sia in silenzio o agli ordini dell’indignazione notiziata dalla Procura X e dal giudice Y. C’è Davigo imperatore. E la Cassazione modello Terzo Impero.

Adesso manca solo la foglia di fico a tutto questo. Manca appunto il Fico. Il Di Maio. E il Di Battista. E tutto il resto delle scie chimiche e tre volte “onestà” che adesso finalmente meritano di far vedere quanto valgono loro e quanto vale l’essere riusciti nell’impresa che non riuscì al precedente pendulo partito delle procure, la famosa Italia dei valori. Perciò “famolo” finalmente a Cinque Stelle. Vediamo se riusciamo a sfasciare tutto fino alla guerra civile. E però basta prenderci in giro con l’emergenza disoccupazione di qui e la povertà italiana di qua. Volete portarci in Africa subasahariana? Fatelo. Poi vediamo di quali magistrati, giornalisti, grillini, si nutriranno le masse definitivamente affamate e finalmente spinte, dopo l’indignazione e lo scandalo, il tre volte resistere e il tre volte onestà, nella braccia della legalità. E vaffanculo.

Ps. Però vorrei essere il papà di Alfano, ministro che ha urlato alla «barbarie sulla mia famiglia». Perché, appunto, gli hanno intercettato il padre e chissà quanti altri. E allora da papà ti direi: «Caro il mio Angelino, sei al governo e hai preferito il cadreghino alle idee. Hai incassato da Renzi 16 poltrone per fottere il Family Day. E sulla giustizia non hai fatto niente. Niente per riformare le intercettazioni in funzione di giornali e telecamere. Niente per separare le carriere di pm, giudici e cronisti giudiziari. Niente per riformare il Csm. Niente, insomma, per la riforma delle riforme di un potere in cui si trovano certuni che fanno politica meglio di te e col manico infinitamente superiore al tuo. E per di più, hai collaborato a moltiplicare i provvedimenti propagandistici giustizialisti e il materiale pubblicistico a uso infamante ogni eletto dal popolo. E magari adesso ci darai anche la prescrizione “mai”. Cosa vuoi che ti dica? Mi spiace. Te la sei voluta. Sciogliamo una prece. Amen».

Foto Ansa

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •