Allarme vaccini in Italia. «C’è il reale pericolo che scoppino nuove epidemie. Vogliamo tornare indietro di 100 anni?»

Sarà la vecchia bufala dell’autismo, sarà «internet che disinforma» ma sempre meno italiani vaccinano i figli. Intervista al docente di virologia, Carlo Federico Perno: «Rischiamo anche un danno economico enorme»

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Sempre più persone in Italia non vaccinano i figli. È questo l’allarme lanciato dall’Istituto superiore di sanità: «La copertura è scesa sotto il livello di guardia. (…) Siamo ormai al limite della soglia di sicurezza per evitare grandi focolai di malattie infettive». Senza vaccinazioni, si rischia di tornare in balia di malattie infettive gravissime, pericolose per i bambini e non solo, che fino a pochi anni fa causavano la morte di milioni di persone. «Poliomielite, rosolia, parotite, difterite e tante altre malattie infettive: non siamo più abituati a vederle e quindi non ce ne preoccupiamo, ma ciò non significa che siano scomparse», dichiara a tempi.it Carlo Federico Perno, docente di Virologia all’università di Roma Tor Vergata.

Professore, dobbiamo preoccuparci davvero per questo allarme lanciato dall’Istituto superiore di sanità?La domanda che dobbiamo porci prima di tutto è un’altra: abbandonando le vaccinazioni obbligatorie, abbiamo modo di far ricomparire malattie che in Italia erano praticamente scomparse? La risposta è sì. Ad esempio, da tempo non si registrano  casi di poliomielite in Italia, ma se non vacciniamo più la popolazione, questa malattia infettiva, che è tuttora presente in alcune parti del mondo, potrebbe tornare anche nel nostro paese. Corriamo il rischio di avere epidemie di gravi patologie che invece potrebbero essere prevenute? Certamente sì. Per esempio, il morbillo in Italia e in tutta Europa, grazie alle vaccinazioni, stava scomparendo. Nel momento in cui smettiamo di vaccinare, questa malattia potrà riprendere possesso del territorio, e quindi l’ipotesi di avere una epidemia nel futuro c’è anche in Italia. E ci tengo a ricordare che il morbillo può essere mortale per i bambini, soprattutto se immunocompromessi o denutriti (nei paesi in via di sviluppo il morbillo miete decine di migliaia di vittime ogni anno).

Ma il rischio è per le sole persone non vaccinate?
Dipende dalla tipologia delle diverse malattie. Nel caso del morbillo, chi è guarito dalla malattia o ha fatto la vaccinazione è normalmente coperto per tutta la vita. Ma è evidente che il rischio di reinfettarsi è in rapporto diretto con la circolazione del virus. Le faccio un esempio: se il virus circola poco, grazie alla vaccinazione di massa, io che sono vaccinato e quindi ho gli anticorpi, difficilmente mi riammalo. Ma se questo virus torna a circolare come accadeva una volta, in maniera massiva, sono molto più esposto al virus. E quindi potrei riammalarmi, magari in età più avanzata, quando le mie difese immunitarie si saranno abbassate, e gli anticorpi prodotti dal vaccino non saranno più sufficienti. Quindi, il rischio maggiore di ammalarsi lo corrono le persone non vaccinate, ma nel medio e lungo termine tutta la popolazione, soprattutto gli anziani, potrebbe essere in pericolo.

Un’epidemia potrebbe essere un problema anche a livello economico?
Sarebbe un danno economico enorme. Un morbillo che degenera in una polmonite oppure in una forma cerebrale, come la panencefalite subacuta sclerosante, non solo ha un’elevata possibilità di portare il paziente alla morte, ma ha anche costi elevatissimi a livello di cure, che sopravanzano nettamente i costi del vaccino. Stesso dicasi per poliomielite, tetano, difterite, epatite B e via di seguito.

Nonostante la comunità scientifica ribadisca l’importanza delle vaccinazioni, in tanti continuano a sostenere che queste possono essere inutili e addirittura pericolose.
Chi dice queste cose non conosce i vaccini moderni. Se qualcuno decide di non vaccinarsi non fa male solo a se stesso ma all’intera comunità, perché permette a un determinato virus o batterio di circolare e di diventare una sorgente di infezione per l’intera popolazione. Ecco perché lo Stato ha ritenuto che alcune vaccinazioni debbano essere obbligatorie. E obbligatorie devono rimanere.

Eppure sul sito della Regione Veneto, una circolare informa che «la Regione ha deciso di sospendere l’obbligatorietà delle vaccinazioni pediatriche; vengono così meno anche alcune conseguenze tra le quali la segnalazione al tribunale dei minori».
A mio parere è una scelta grave. Rischiamo di fare tornare in circolo patogeni che erano praticamente scomparsi, come la poliomielite. Le vaccinazioni considerate utili e pertanto rese obbligatorie dallo Stato devono rimanere tali. Renderle facoltative non significa solo lasciare alla persona la libertà di ammalarsi o meno, ma vuol dire lasciare la possibilità al patogeno di circolare nella popolazione. I vaccini oggi sono sicuri. Può succedere che in una campagna vaccinale di 10/20 milioni di persone ci possa essere un caso o due di tossicità da vaccino. Ma quante vite abbiamo salvato? Il beneficio in termini economici e soprattutto di salute pubblica è enorme. Noi ci stiamo dimenticando di malattie che fino a nemmeno mezzo secolo fa uccidevano o paralizzavano le persone. Meglio prendere un vaccino che in casi rarissimi può dare dei problemi (normalmente leggeri e superabili) o è meglio vedere di nuovo bambini morire di malattie oggi scomparse in Italia, o diventare paralizzati a causa della poliomielite?

Allora qualche rischio c’è. In molti sostengono che l’autismo sia collegato al vaccino contro morbillo: è possibile?
La tossicità si presenta normalmente nella forma degli effetti collaterali: arrossamenti, un po’ di febbre. Correlare il morbillo con l’autismo? È sbagliato e inaccettabile, non c’è nessuna evidenza che i vaccini possano produrre fenomeni di autismo. È una storia vecchia,  che non c’entra nulla con la scienza. Torno a ripetere: una patologia infettiva grave, se lasciata a se stessa, può provocare migliaia di morti all’anno. I vaccini ci aiutano non a curare, ma a prevenire le malattie. E questo a livello economico significa anche spendere di meno. 

Il Codacons ha fatto sapere che il calo delle vaccinazioni in Italia è il risultato di una «maggiore consapevolezza da parte degli utenti», che si informano tramite il web.

Io, invece, direi che le persone, riguardo la medicina, rischiano di disinformarsi su internet. Lì chiunque può dire quel che vuole, anche senza alcun supporto scientifico. Le informazioni prese da internet e non controllate sono spesso discutibili, se non addirittura sbagliate. In un’epoca di informazione/disinformazione di massa come questa, bisognerebbe spiegare le ragioni per cui una cosa va fatta e perché si deve continuare a farla, sulla base di informazioni scientifiche, riproducibili e verificate. Le vaccinazioni sono lo strumento sanitario che più di tutti ha cambiato la storia dell’umanità. Dopo le guerre, le malattie infettive per secoli hanno rappresentato la prima causa di morte del genere umano. Le vaccinazioni (e a seguire gli antibiotici) hanno radicalmente cambiato la vita umana. Questo è il messaggio che deve essere dato. Senza vaccinazioni c’è il rischio di ritornare indietro, e rivedere ciò che pensavamo fosse scomparso. 

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