Aggrappiamoci a questo don Villa al galoppo sulla riapertura delle scuole

«I bambini non hanno bisogno di rotelle ma di una guida sicura. E lo Stato non lo è perché non conosce la risposta a due domande precise. Ci pensi chi vuole consegnargli le chiavi»

L’epopea della fase 2 / 27

Premesso che la notizia dell’estate non è Draghi al Meeting ma l’assenza in tabellone riminese del presidente della Corte Costituzionale, al ministero dell’Istruzione procede la carica dei 101 e uno (lato Crudelia Demon) ordini e contrordini in vista della riapertura delle scuole. Non gli passa nemmeno lontanamente dal cervello che si può essere inadeguati ma perlomeno sapere di cosa si parla. Questa parla di banchi, di distanziamento e procedure di sicurezza. Ma non basta segnalarsi per l’estroversione a favore di telecamere e la magnificenza negli accordi tra lo smalto per le unghie e il rossetto per le labbra.

PATTI EDUCATIVI? NO, BANCHI A ROTELLE

Verrebbe da auspicare un ritorno di fiamma del Michele Serra di quella rubrica dell’Unita di anni 90 in cui celebrò del fascismo il “bene” della scuola di Stato. La stessa scuola che Pasolini avrebbe voluto disarticolare già negli anni Settanta del secolo scorso per il suo essere votata a produrre ottusità e uniformità di massa. Adesso Serra dovrebbe consigliare ad Azzolina di ascoltare qualcuno che un po’ di esperienza storica ce l’ha. Perché se si impalla sui produttori di banchi a rotelle siamo a posto. Per esempio, Anna Monia Alfieri ha proposto al ministro di accettare i consigli di chi come la ministra neanche si ricorda criticando i sindacati che pure lei ha fatto la sindacalista a tempo pieno. «A settembre almeno il 15 per cento degli alunni, pari a 1,2 milioni di persone, dovrà trovare collocazione al di fuori degli edifici scolastici, proprio per la necessità di garantire il distanziamento. È incomprensibile la ragione per la quale la ministra Lucia Azzolina, che continua a chiedere collaborazione, rifiuti o meglio non prenda proprio in considerazione la proposta sostenuta dai suoi alleati, dall’opposizione e dai cittadini: patti educativi fra statali e paritarie, una soluzione facile e a costo zero». «Mi appello al premier Conte, affrontiamo l’emergenza utilizzando le 40 mila statali e le 12 mila paritarie».

EPPURE UN MINISTRO CI SAREBBE. LEGGETE QUI

Anche qui, che considerazione abbia la ministra delle paritarie e della legge Berlinguer del 2000 che le riconosce come parte integrante, al pari delle statali, del sistema di istruzione pubblico, lo dice già il fatto che dopo la resistenza adesso viene la palude. Ci han messo un po’ a riconoscere la beneficenza di 300 milioni alle paritarie, ma adesso non scrivono i decreti attuativi. Così se andrà tutto bene i 300 milioni saranno distribuiti a babbo morto. Cioè a scuole chiuse. Per non parlare di questi pezzi grossi a 5 Stelle che si devono essere persi l’abecedario, i conticini e lo spazzolino da denti fin da piccolini. Giusto lo “schifo” di Gianluigi Magaglio responsabile paritarie Liguria davanti al numero 2 e candidato in regione grillino Andrea Melis che scambia le paritarie per «sistema scolastico privato» e forse ha ordinato al ristorante una impepata di cazzate, un lapsus, voleva dire cozze come quell’altro Einstein degli Esteri che voleva solidarizzare coi libanesi ma gli è scappato di credere che Beirut fosse in Libia e dunque ha dato l’amicizia su Facebook al popolo libico. Ecco volevo solo ribadire che un ministro dell’Istruzione ci sarebbe, garantisco che è più giovane della smaltata attuale, è il don Villa che qui di seguito torna alla carica:

Carissimo Luigi, si riprenderà la scuola e mai come questa volta sembrerà un cominciare da capo. Ci hanno fatto rasentare la paura di morire. La “trovata” dei banchi con le rotelle può aver fatto sognare i piccoli per una notte che a scuola avrebbero aperto un auto-scontro; in realtà i piccoli si presenteranno frustrati e forse impauriti e quindi bisognosi se non desiderosi di una compagnia amica, rassicurante, facile… diciamo pure di una guida sicura.

La guida è sicura se conosce la risposta a due domande: cosa è la Vita e cosa è la Scuola. Un binomio inscindibile esattamente come Anima e Corpo, Educazione e Istruzione. Noi crediamo di conoscere la risposta alle due domande, lo Stato invece non la conosce e non gli interessa conoscerla.

Diventa pesante e ingombrante come un macigno l’ammissione (inconsapevolmente sincera!) del DM 24 aprile 1963: «(…) lo Stato non ha una sua metodologia educativa». Vi rendete conto? È censurato l’interrogativo sulla vita ed è banalizzato il secondo perché, staccato dal primo, diventa un’ovvietà come dire: «Apriamo un ristorante con possibilità di pranzo».

È questo macigno ancora ineliminabile che non riescono a riconoscere tanti operatori nelle scuole cattoliche paritarie. Così vanno a cozzare contro l’illogico e satanico muro del «senza oneri» fracassandosi la testa. Non è problema di soldi, è problema di identità. Riflettano bene i responsabili che stanno decidendo di «consegnare le chiavi» allo Stato, come sento dire».

Foto Ansa