«La scuola non si merita i Cinquestelle e i loro banchi assurdi»

Tra un ministro assente e un commissario che punta “sulle ruote” viene approvata la mozione grillina che impone trasparenza e controlli (già previsti per legge) alle paritarie. «Ma che vi hanno fatto queste scuole?» chiede la senatrice Alessandra Gallone (Fi)

«Io l’ho anche chiesto in aula alla senatrice Granato, sempre così agitata e pronta a scattare non appena si nomina il termine “paritaria” in Senato: ma si può sapere cosa vi hanno fatto queste scuole? Cosa diamine può essere successo nella vita scolastica, personale e politica dei Cinquestelle, come si spiega e da cosa nasce questo odio viscerale nei confronti di scuole del sistema nazionale pubblico in cui lavorano e studiano centinaia di migliaia di persone?».

Tocca usare eufemismi ad Alessandra Gallone, vicepresidente dei senatori di Forza Italia per raccontare cosa accade a Senato riunito per discutere di mozioni sulla scuola: martedì scorso a domanda diretta la collega pentastellata Bianca Laura Granato non ha ovviamente risposto nulla, la sua mozione è passata (prevede “massima trasparenza”, controlli a dir poco stringenti e verifiche sull’uso dei 300 milioni di euro che il decreto Rilancio ha stanziato a scuole far fronte alla crisi sanitaria e garantire la ripresa in sicurezza delle lezioni), il tritacarne grillino in cui sono finiti gli istituti paritari (posti nei quali secondo Granato «avvengono dei veri e propri mercimoni di titoli di studio» e chi si batte per la loro sopravvivenza come suor Anna Monia Alfieri pratica «voto di scambio che non si addice agli uomini e alle donne di chiesa») continua a macinare.

LA MOZIONE INUTILE E IL MINISTRO ASSENTE

Quanto al ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, che si autodefinisce “la persona giusta nel posto giusto”, «ovviamente non c’era. Va dato atto alla mozione di aver riconosciuto almeno e finalmente la funzione pubblica assolta da queste scuole e la libertà educativa, ma il tic grillino resta – spiega Gallone a Tempi -: l’imprenditore sarà sempre un prenditore di lavoro e le scuole paritarie delle scuole private per ricchi da sottoporre a stretta vigilanza. Il che significa non avere ancora capito niente. Tant’è che il contenuto della mozione è del tutto pleonastico: obblighi e controlli sono già previsti dalla legge, pena la perdita della parità ottenuta solo a determinate condizioni, le ispezioni continue e rigorose. E lo dico dopo tanti anni di esperienza scolastica, amministrativa e politica».

IL GOVERNO PUNTA SUI BANCHI A ROTELLE

Se è vero che oltre cento giorni di emergenza sono serviti a rendere evidente che scuola statale e la scuola paritaria svolgono un servizio unico, che l’una non sta in piedi senza l’altra, e che entrambe meritano attenzione paritetica, è vero anche che «lo sforzo per far passare trasferimenti dignitosi alla gamba paritaria da parte di una coalizione trasversale è stato immane: la scuola italiana non si merita i Cinquestelle, non si merita un governo tenuto in scacco da una voce sola fuori dal coro. Oggi le paritarie rischiano di morire e le statali di collassare: ci sono 83 scuole paritarie che hanno già chiuso i battenti, centinaia quelle che rischiano di doverle seguire e sappiamo tutti che ogni porta chiusa significa trasferimenti massicci di costi e ragazzi allo Stato che non sa più dove metterli. Mancano meno di due mesi all’inizio dal suono della prima campanella e il governo che fa? Invece di puntare sull’alleanza sussidiaria tra paritarie e statali, i patti civici, il costo standard per studente, la defiscalizzazione delle rette; invece di mettere le famiglie nelle condizioni di poter accedere al sistema dell’istruzione liberamente, eliminando odiose discriminazioni reddituali, abbattendo così davvero il concetto di “scuola per ricchi”, garantendo la tanto invocata equità sociale e una virtuosa competizione tra statali e paritarie che innalzerebbe la qualità del servizio scolastico; invece di avviare una riforma rivoluzionaria degna di questo nome e basata sul principio costituzionale della libertà di scelta educativa, insomma fare di tutto per garantire il rientro di tutti gli studenti a settembre, il governo che fa? Punta sui banchi a rotelle».

MESSAGGIO AD AZZOLINA E ARCURI

Il Senato la mozione sul costo standard, una delle cinque (due dei partiti di maggioranza e tre di opposizione) così come altre simili a firma di Lega e Fratelli d’Italia è stata respinta, approvata con modifiche quelle dei renziani sulla detraibilità delle rette. Gallone ricorda che il tavolo del costo standard esiste già, lo ha avviato l’allora ministro Fedeli, che le vie di mezzo non le interessano né le perdite di tempo. Da donna di scuola «meno giovane, con una sola laurea e una sola abilitazione» Gallone ha quindi mandato un messaggio al ministro Azzolina, «donna giovane, con due lauree e ministro» chiedendole umiltà e responsabilità e adeguatezza al ruolo e alla funzione, nonché di suggerire al commissario Arcuri di trovare soluzioni «più efficaci, semplici ed economiche per far ripartire alla scuola. Gli dica di lasciare fare a chi sa come si fa, di usare i soldi pubblici per lasciar fare a chi vive e ama la scuola, dirigenti, insegnanti e operatori il loro lavoro. La scuola ha bisogno di spazi, docenti stabilizzati, non di banchi assurdi. Nessuno li ha richiesti, non si può prendere in giro i luoghi dell’educazione: è una guerra tra poveri quella del rimpallo delle responsabilità, una vergogna scaricare tutto il peso, ma non la libertà per affrontare una complicata gestione della riapertura a settembre, sui presidi. Ed è una vergogna – conclude Gallone – che la scuola, e l’urgenza di un patto civico per farla ripartire, sia stata l’ultimo pensiero del governo durante la pandemia. Prendiamo atto che a fine luglio l’urgenza del governo sia sempre la stessa: l’ossessione del distanziamento e non quella del ritorno in aula di decine di migliaia di bambini e studenti, l’ossessione di controllare le paritarie e non quella di permetterne la sopravvivenza a beneficio delle stesse statali e di centinaia di migliaia di famiglie».

Foto Ansa