Sei referendum per una giustizia più giusta. Mattia Feltri arruolato: non credete a quello che diranno le toghe
Nel 2000, alla vigilia dei referendum che fra lāaltro proponevano la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, e la correzione degli incarichi extragiudiziari per i magistrati, Silvio Berlusconi sostanzialmente disse: non prendetevi lāincomodo di andare a votare perchĆ© tanto la riforma complessiva della giustizia la faccio io. Poi non la fece e cosƬ non soltanto le riforme le promette da ventāanni e non ne porta a casa una, ma boicotta le altrui, nel caso quelle proposte dai radicali di Marco Pannella a suffragio universale. In questo sciagurato e simpatico paese, lāunico modo di cambiare qualcosa, o di provarci, ĆØ per via referendaria. Lo si vede in questi giorni in cui si discute di presidenzialismo e semipresidenzialismo, di riduzione dei parlamentari, di superamento del bicameralismo perfetto, cioĆØ di temi istituzionali che negli ultimi trentāanni hanno impegnato tre commissioni bicamerali, trecento dibattiti e tremila articoli, il primo dei quali ā a memoria di cronista ā venne pubblicato sullāAvanti! nel 1979 a firma di Bettino Craxi. Le grandi riforme della nostra vita ā dal divorzio allāaborto sino al sistema elettorale maggioritario su cui per qualche tempo ha poggiato la Seconda repubblica ā sono arrivate giusto per via referendaria e tante altre, dallāabolizione del ministero dellāAgricoltura a quella dei contributi statali ai partiti, o lāintroduzione della responsabilitĆ civile dei magistrati in coda al caso di Enzo Tortora, sono state cancellate con successive leggi truffaldine o bizzarre interpretazioni che hanno reintrodotto le norme abrogate.
Ora i radicali ci riprovano e hanno chiesto a chi scrive di far parte del comitato promotore e chi scrive ha accettato, compiendo il primo atto politico ufficiale della sua carriera di giornalista, con convinzione. Lo ha fatto, lo ho fatto, sperando che dalle fumisterie che mi stanno drammaticamente accompagnando dalla gioventù alla mezza etĆ , spunti qualcosa di concreto su cui ragionare. Spiego perchĆ©. I referendum sono sei e riguardano: la responsabilitĆ civile dei magistrati (due quesiti), la separazione delle carriere, gli incarichi extragiudiziari, la revisione della custodia cautelare e lāabolizione dellāergastolo. Ognuno dei quesiti sarĆ contrastato (tranne forse quello sullāergastolo) dalla corporazione togata per sospetti intenti punitivi nei confronti della categoria. Non ĆØ cosƬ, ed ĆØ la premessa necessaria. Lāintroduzione della responsabilitĆ civile, nella sua forma più ampia, prevede che i magistrati rispondano anche con risarcimento danni degli errori commessi; oggi ne risponde lo Stato ma soltanto nei casi più gravi, e con cifre risibili, rifacendosi poi sul magistrato se ce ne sono gli estremi, e ci sono stati forse un paio di volte in venticinque anni. Il magistrato svolge un lavoro cosƬ delicato e offre un cosƬ alto servizio allo Stato che chiedergli di riparare con esborso di denaro a ogni errore significherebbe renderlo disarmato; e però introdurre sistemi progressivi e severi di blocco delle carriere e di riduzione dello stipendio in riparazione alle colpe più gravi, o alle sciatterie più evidenti, cosa che oggi non succede, sarebbe una concessione a un sentimento di giustizia ampiamente insoddisfatto. Anche in memoria di Enzo Tortora.
La separazione delle carriere a me sembra il minimo indispensabile. Sarei per la separazione dei palazzi: i giudici in un palazzo e i magistrati inquirenti in un altro, possibilmente in un quartiere non confinante. Da cronista ho visto pubblici ministeri andare al bar sottobraccio al gip (giudice delle indagini preliminari) che stava valutando alcune loro inchieste. Si ricorda lo splendido caso di un gip di Milano che al collega della procura mandò un biglietto che diceva grosso modo cosƬ: caro Tonino, non posso concederti lāarresto di Tal dei Tali perchĆ© per quel reato ĆØ giĆ finito dentro, quindi devi individuarne un altro. Tonino avete giĆ capito chi ĆØ.
Il rapporto tra giudici e pm
In un paese appena civilizzato esistono dei giudici che dirimono controversie fra accusatori e difensori senza avere niente da spartire con gli uni o gli altri. In un mondo perfetto, invece, ottenuta la separazione delle carriere si procederebbe con un restringimento rigido della custodia cautelare. Nelle nostre prigioni sono ospitate (diciamo cosƬ) quasi 66 mila persone ā malgrado la capienza sia di 47 mila ā di cui oltre 24 mila in attesa di giudizio. Quindi innocenti secondo la Più Bella del Mondo, la nostra Costituzione secondo lāapprovatissima definizione di Roberto Benigni. Col referendum si intende escludere il pericolo di reiterazione del reato, nel caso di reati meno gravi, fra quelli per cui si può infliggere la carcerazione preventiva (resterebbero pericolo di fuga e di inquinamento delle prove). Forse si ridurrebbe un poā il ricorso a una misura cautelare che col tempo ĆØ evoluta (o involuta) a metodo di indagine (se parli, esci) o di impropria pena pregiudiziale, cioĆØ prima del giudizio.
A proposito, la Più Bella del Mondo prevede che lāesecuzione delle condanne sia conforme a umanitĆ (visto lāaffollamento, lasciamo perdere) e tenda al recupero del condannato. Se si intende recuperare il condannato, e cioĆØ recuperarlo alla vita civile, lāergastolo non ha alcun senso di esistere, e infatti il sesto ĆØ un quesito che ha lāobiettivo di ufficializzare uno status quo: quasi nessuno ormai resta in cella fino alla fine naturale dei suoi giorni. E tutte queste belle riforme sarĆ complicato ottenerle se tanti magistrati continueranno ad avere incarichi fuori ruolo nel Parlamento (Piero Grasso ĆØ presidente del Senato, e due magistrati sono presidenti delle due Commissioni giustizia) o nei ministeri (a decine), dove loro stessi, dedicandosi alla contesa di fazione, mettono a repentaglio lāindipendenza di cui godono per dettato costituzionale, e dove hanno gli strumenti per intercettare, bloccare o modificare qualsiasi legge coinvolga la loro casta.
Ps. Nel comitato promotore dei referendum sulla Giustizia, molto trasversale, non ci sono parlamentari berlusconiani. Però forse, stavolta, Berlusconi consiglierà di andare a votare.
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Riguardo alle pene minori. Provate a pensare che un buon padre di famiglia pizzica il figlio a fumarsi uno spinello e lo punisce imponendogli di stare in un gruppo di drogati per mesi. Oppure un buon padre di famiglia che pizzica il figlio a rubare le monetine dal portafogli e lo punisce coll imporgli la frequentazione con rapinatori. lo stato dovrebbe essere un buon padre di famiglia……