Il “fronte anti-occidentale” di Xi è più diviso che mai

Di Leone Grotti
02 Settembre 2025
L'India di Modi in questo momento ha bisogno della Cina, ma non considera il Dragone un alleato. Anche Putin non può fare a meno di Xi, ma tra i partner regna il sospetto
Il presidente della Cina, Xi Jinping, accoglie il presidente russo Vladimir Putin al vertice di Tianjin della Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco)
Il presidente della Cina, Xi Jinping, accoglie il presidente russo Vladimir Putin al vertice di Tianjin della Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) (foto Ansa)

Ogni volta che si riuniscono i capi di Stato dei paesi membri della Sco (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), i media occidentali si innervosiscono agitando lo spettro dello scontro di civiltà tra Occidente e resto del mondo, riunito sotto e dietro la bandiera cinese.

Non poteva che essere così anche stavolta, a maggior ragione perché il vertice annuale si è tenuto a Tianjin, metropoli di 15 milioni di abitanti nel nord della Cina, e perché Xi Jinping è sicuramente il più temuto degli anfitrioni anti-occidentali, soprattutto da quando sostiene la Russia nella sua guerra d’invasione contro l’Ucraina.

Il fronte anti-occidentale è diviso

Ma la lettura allarmista è in larga parte ingiustificata sia perché il presunto fronte anti-occidentale è più diviso di quanto appaia dalle foto di gruppo scattate in Cina, sia perché la maggior parte dei paesi membri della Sco non vuole affatto dichiarare guerra all’Occidente, ma giocare sulle alleanze per ottenere più vantaggi economici e politici possibili da una parte e dall’altra.

È perciò più utile mettere da parte la vague sensazionalista e concentrarsi sui tanti (e rivelanti) dati politici emersi dal vertice di Tianjin, concluso ieri.

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Putin non è affatto isolato

Il primo riguarda Vladimir Putin, su cui pende un mandato d’arresto della Corte penale internazionale. Il presidente russo è stato accolto con tutti gli onori non solo da Xi, ma anche dagli altri capi di Stato dei paesi membri di quel “Sud globale” rappresentato dalla Sco (Cina, India, Iran, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan e Uzbekistan), dai paesi osservatori (Afghanistan e Mongolia) e dagli Stati partner di dialogo: Azerbaigian, Armenia, Bahrein, Egitto, Cambogia, Qatar, Kuwait, Maldive, Myanmar, Nepal, Emirati Arabi Uniti, Arabia saudita, Turchia e Sri Lanka.

Insomma, la teoria dell’uomo isolato da tutti i paesi civili in forza dei crimini compiuti in Ucraina, propugnata dall’Unione Europea, si è rivelata ancora una volta una favola. Non tutti i membri della Sco, che rappresentano il 42,1% della popolazione mondiale e il 24,7% del Pil, sono favorevoli all’invasione dell’Ucraina. Ma non sono neanche così contrari da rifiutare di frequentarne il principale artefice.

L’ambiguità pragmatica di Modi

Narendra Modi è uno dei leader che più ha attirato l’attenzione internazionale. Dopo un bilaterale tra il premier indiano e Xi Jinping, i rapporti deteriorati tra India e Cina sembrano essere migliorati: il dittatore cinese ha definito Nuova Delhi un «partner» e non più un «rivale», mentre Modi ha annunciato che lungo i 3.488 chilometri di confine tra i due paesi ora regnano «pace e tranquillità».

Molti accusano Donald Trump di avere allontanato con i suoi dazi punitivi dalla sfera occidentale Modi, che ieri ha parlato a lungo anche con Putin affermando che «è sempre un piacere incontrare il presidente russo» e definendo i colloqui «illuminanti».

In realtà, le mosse del premier nazionalista sono più da ascrivere al pragmatismo che a un radicale cambio di rotta. L’India, per quanto diffidente nei confronti della Cina, ha bisogno di mantenere un buon rapporto con il vicino di casa e soprattutto vuole riequilibrare la bilancia commerciale con Pechino, che al momento registra un deficit a favore del Dragone di 99 miliardi di dollari.

Nonostante le parole amichevoli rivolte a Putin, Modi ha anche sottolineato che per quanto riguarda l’Ucraina «è necessario trovare un modo per porre fine al conflitto il prima possibile e stabilire una pace duratura».

Al vertice della Organizzazione per la cooperazione di Shanghai il premier indiano Narendra Modi ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin
Al vertice della Organizzazione per la cooperazione di Shanghai il premier indiano Narendra Modi ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin (foto Ansa)

La Cina di Xi fa paura a tutti

Modi, come molti altri leader, su tutti Erdogan, è interessato a tenere i piedi in due scarpe. L’ambizione egemonica di Xi e l’abitudine a non confermare con misure concrete l’amicizia dimostrata a parole destano sospetto a tutte le latitudini.

Dopo aver criticato «l’egemonismo» degli Stati Uniti e «la politica della forza», dopo avere condannato «la mentalità della Guerra Fredda», l’attacco degli Usa in Iran e quello di Israele a Gaza e dopo avere invocato la difesa dell’«equità, della giustizia e del diritto internazionale», Xi si è eretto a difensore del «multilateralismo» e della «imparzialità internazionale», lanciando una «iniziativa di governance globale per procedere verso una comunità con un futuro condiviso per l’umanità».

Al di là dei discorsi da premio Nobel per la pace, a nessuno dei presenti a Tianjin sfugge che per multilateralismo Xi intende un nuovo unilateralismo, ma a guida cinese e non più americana. Non a caso l’equità, la giustizia e il diritto evocati dal leader comunista valgono per Gaza e Iran, non per l’Ucraina.

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Chi c’è e chi manca alla parata militare

Tutti inoltre sono consapevoli che la Cina è a favore della globalizzazione, quando questa favorisce l’esportazione di merci a basso costo provenienti dal Dragone, mentre pratica il protezionismo quando si tratta di impedire ai marchi stranieri di conquistare quote di mercato in Cina.

È anche per questo che alla parata militare di domani in Piazza Tiananmen, per celebrare la vittoria della Cina nella guerra patriottica di liberazione dall’occupazione giapponese, saranno presenti solo coloro che nel bene e nel male dipendono ormai in tutto e per tutto dalla Cina. Ad assistere alla glorificazione di Xi e alla dimostrazione di potenza del paese comunista ci saranno, insomma, Putin e Kim Jong-un. Modi, invece, come tanti altri, tornerà a casa.

La polizia pattuglia Pechino in vista della parata militare di domani per celebrare la vittoria della Cina nella guerra patriottica di liberazione dall’occupazione giapponese
La polizia pattuglia Pechino in vista della parata militare di domani per celebrare la vittoria della Cina nella guerra patriottica di liberazione dall’occupazione giapponese (foto Ansa)

Russia e India temono la Cina

Non c’è dubbio che Xi avrà buon gioco, soprattutto sul fronte interno, a vendere il vertice della Sco come un grande successo, che conferma la Cina come superpotenza in grado di sfidare direttamente gli Stati Uniti e di esercitare una leadership globale.

Ma la riunione di Tianjin ha mascherato le profonde divisioni del fronte anti-occidentale. Sia Modi che Putin hanno bisogno di Pechino in questo momento, ma è molto probabile che entrambi temano la leadership cinese più che esserne affascinati.

Il presidente russo si rende conto che la Cina sta soppiantando Mosca nell’Asia centrale. E il premier indiano non ha certo dimenticato che nello scontro militare tra India e Pakistan di inizio maggio, Islamabad ha abbattuto dei jet indiani grazie ai caccia forniti da Pechino. Le loro manovre tattiche non vanno confuse con un nuovo orientamento strategico.

@LeoneGrotti

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