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Zecchi: «Italia – Germania è solo una partita di calcio, a che serve riesumare la storia?»

giugno 28, 2012 Carlo Candiani

Intervista al professore di estetica Stefano Zecchi: «Basta luoghi comuni, il calcio è solo calcio. Intanto, speriamo di battere la Germania, come in tutte le sfide precedenti».

L’attesa per la semifinale agli Europei fra Italia e Germania è contrassegnata in questi giorni da argomenti che esulano dalla pura critica sportiva. Politica, cultura, ma soprattutto i classici luoghi comuni si intersecano con i gol sul campo da gioco. Insomma, Italia – Germania è molto più di una partita di calcio o è un trappolone fatto di sentimentalismi? Per Stefano Zecchi, docente di estetica all’Università Statale di Milano: «Si tratta di auditel, di share. Alla fine è una questione di cui tutti devono occuparsi indistintamente. Spesso la politica si è servita del calcio, specie della Nazionale, per farsi accettare dal popolo. Ma rimane sempre una partita di calcio. Non capisco come mai si debba addirittura riesumare la storia: c’è una rivalità sportiva che in questo caso richiama rapporti storici non esattamente idilliaci, ma in maniera molto indeterminata».

Resiste la fiera dei luoghi comuni?
Sempre meno, forse perché passano le generazioni e alcune immagini negative dell’una e dell’altra nazione sembrano sempre più sfocate.

Da giorni sulle reti televisive stanno andando in onda le immagini delle precedenti sfide tra le due nazionali. Ma possibile che in Italia la memoria storica riguardi solo il calcio?
Il calcio è una realtà ineludibile. Se non conosco una persona e sono costretto a iniziare un discorso, l’unica cosa che posso fare è parlare di calcio. D’altronde, basta guardare il picco di ascolti delle telecronache delle partite. Italia – Inghilterra ha fatto registrare un record, che la partita di questa sera probabilmente batterà.

L’impressione però è che l’Italia calcistica sia amata solo nelle grandi imprese.
Non direi. Negli anni Sessanta e Settanta le uniche manifestazioni in cui sventolava il tricolore erano i cortei del Movimento Sociale e durante i mondiali di calcio. Adesso son diventati tutti patrioti: anche il presidente Napolitano, fiero internazionalista tanti anni fa, oggi di fronte al tricolore e alla Patria si commuove. È una realtà positiva, che ha sconfitto tante stupide ideologie.

Mario Sconcerti sul Corriere della sera parla di una Germania che in questi anni si è dimostrata più pronta, rispetto all’Italia, nell’accogliere un disegno multiculturalista: lo si evince scorrendo i nomi dei calciatori tra le fila della loro squadra.
Non sono d’accordo, è una forzatura. È un modo di ideologizzare un fenomeno sociale, che l’Europa cerca di affrontare con la miglior accoglienza possibile. Quando si parla di calciatori, l’importante è che sappiano giocare bene e non che siano scelti perché espressione di culture diverse.

Stasera tutti davanti allo schermo per assistere alla rigidità tattica tedesca contro l’imprevedibilità e la fantasia italiana.
Quello che ha appena enunciato è il classico sentimento comune: noi ingegnosi e fantasiosi, loro logici e razionali, quindi freddi e incapaci di far fronte all’imprevedibile. Io ho visto una bella Germania, mentre l’Italia invece ha problemi di realizzazione in attacco. È pur vero che tutte le volte che la Germania ci ha incontrato è sempre finita male. Non mi dispiacerebbe che accadesse anche stavolta.

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