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Unioni civili. «Ci alziamo in piedi a Milano perché nessuna legge può cambiare la natura»

maggio 20, 2016 Sentinelle in piedi

Sentinelle in piedi in protesta silenziosa a Milano contro le unioni civili. Il comunicato che annuncia la veglia di sabato 21 maggio in piazza della Scala

sentinelle

La legge sulle cosiddette unioni civili è ormai stata approvata, eppure mai come ora le Sentinelle si alzano in piedi. Perché? Perché è una legge ingiusta. E occorre che chi amministra la cosa pubblica sappia che c’è chi dissente e sceglie di farlo pubblicamente. Mettendo in gioco la propria faccia e il proprio corpo in piazza.

C’è una differenza sostanziale tra legale e giusto. È legale tutto ciò che viene normato per legge, è giusto tutto quello che si sottomette alla legge naturale a garanzia del bene comune. Nel nostro paese ci sono diverse leggi ingiuste: quella sul divorzio, quella sull’aborto, quella sulle droghe e quella sulle cosiddette unioni civili, che è solo l’ultima di una lunga serie che tende a ridurre l’uomo ai suoi desideri e istinti da soddisfare legalmente al di fuori di ogni norma naturale e contro la sua stessa felicità. Ed è l’ultimo – in ordine di tempo – colpo alla già martoriata famiglia. L’unica possibile per natura. La sola in grado di garantire il nostro avvenire.

Non è finita. Accanto alle leggi c’è una propaganda martellante che attraverso giornali, tv, web e social ci fa credere non solo che tutto questo sia normale o auspicabile ma ci convince ogni giorno che la società non debba essere altro che la somma di individui che hanno diritto al soddisfacimento dei loro istinti, qualsiasi essi siano. E ancora non basta. C’è la scuola in cui ormai, in modi più o meno espliciti, si insegna che l’identità è una percezione e che ogni pulsione sessuale debba essere nobilitata, ci sono i tribunali che stabiliscono che un bambino possa crescere deliberatamente privato dei suoi legami naturali. Questa propaganda ci è entrata dentro al punto che anche a noi tutto questo sembra ormai accettabile.

Eppure di accettabile non c’è nulla. Perciò non accetteremo di essere zittiti da chi ci chiede di acconsentire. O meglio, ci impedisce di esercitare la nostra libertà di espressione, invitato all’approvazione di norme come il ddl Scalfarotto sull’omofobia.

Ecco perché noi scegliamo di stare in piedi nelle piazze. Perché non ci accontentiamo di poter affermare la verità nel privato di incontri e assemblee, anche perché ogni limitazione  richiama pagine di storia che nessuno di noi vorrebbe veder tornare.

In silenzio affermiamo la verità sull’uomo, quella pienezza che non può realizzarsi se non nella nostra stessa carne di uomini e di donne.

In piazza portiamo la libertà della nostra coscienza, che non si piega perché saldata dall’unione di altre coscienze disposte a seguire la verità, in una compagnia che è già un antidoto all’ingiustizia.

Noi abbiamo molto più che una speranza, abbiamo la granitica certezza che la nostra testimonianza sia oggi più che mai indispensabile per svegliare altre coscienze, sopite dal politicamente corretto, piegate dal pensiero unico, stordite dal sentimentalismo imperante. Noi siamo testimoni della legge naturale che vince qualunque ideologia.

In questa piazza noi siamo Sentinelle della verità, custodi del desiderio più profondo del cuore di ciascuno, quel compimento a cui tutti aspirano, anche le persone con pulsioni verso persone dello stesso sesso, illuse di trovarlo in una legge che finge di volerle tutelare.

Milano, sabato 21 maggio piazza della Scala h 18.30


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3 Commenti

  1. Ariello scrive:

    Le veglie ormai non servono più a niente, ora occorre raccogliere le firme per abrogare questa spazzatura. Quand’è che vi coordinerete per iniziare? Potreste essere proprio voi di temi a farvi promotori dell’iniziativa, dal momento che ho poca fiducia che i nostri politici di destra facciano qualcosa di concreto a parte le parole.

  2. giurillo scrive:

    Tranquilli, ci ho parlato.
    Dice che in effetti è messa piuttosto male, ma che delle unioni civili non le importa nulla.

    • Giannino Stoppani scrive:

      Una domanda: in media quanti pseudonimi pensi di dover usare perché il normale lettore sia consapevole che sei il solito troll perditempo che crede di rifarsi delle pene della propria infima esistenza starnazzando contro chi non la pensa come lui?

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