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Tfa. «Si cerca di innestare un sistema nuovo su un quadro vecchio»

marzo 6, 2012 Carlo Candiani

«Il Tfa conclude una fase di preparazione e quindi di abilitazione, ma manca l’anello di congiunzione tra la preparazione e l’assunzione». Intervista a Silvio Colombini (Cisl scuola Lombardia)

Tfa (Tirocinio formativo attivo). Tempi.it ne parla con Silvio Colombini, segretario della Cisl-Scuola Lombardia, che esordisce spiegando che, in merito alle polemiche sulla questione, bisognerebbe «fare una critica a tutto il sistema. Le assunzioni del personale docente sono disciplinate da procedure definite per legge, che prevedono un concorso con tempi cadenzati, ed è proprio qui che nasce il problema: se i tempi non si rispettano, le graduatorie del concorso precedente rimangono in vita e, pertanto, nascono legittime aspettative. Alla fine ci si è trovati a gestire graduatorie di concorso e graduatorie di abilità lunghissime.

Ora, però, con l’avvio del Tfa si libererebbero ventimila posti, soprattutto per i più giovani. Perché i sindacati vogliono bloccare questa iniziativa ministeriale?
Innanzitutto, l’avvio del Tfa fa parte della nuova procedura per diventare docente abilitato, quindi si sta cercando di innestare un sistema nuovo su un quadro vecchio. Al momento il risultato previsto è quello di avere altri ventimila abilitati. Lo sfoltimento, il termine che è usato correntemente, avverrebbe solo attraverso una procedura di reclutamento, preferirei chiamarlo di assunzioni in ruolo, a tempo indeterminato. Oggi questa procedura non esiste: il Tfa conclude una fase di preparazione e quindi di abilitazione, ma manca l’anello di congiunzione tra la preparazione e l’assunzione.

Si parla di disomogeneità di graduatorie: alcune sono in surplus, altre come per le scuole primarie del Nord, registrano difficoltà di offerta.
È una situazione complessa. Innanzitutto il Tfa riguarda gli insegnanti delle scuole di primo e secondo grado, quindi, al momento, non abbiamo una procedura in fase transitoria attivata dal ministero per dire come abiliterebbe gli insegnanti della primaria che, tra l’altro, con la sedimentazione di titoli, avrebbero una buona quantità di personale già abilitato dal vecchio istituto magistrale.

Non è venuto il tempo di rivoluzionare il sistema? Magari con l’assunzione diretta dei docenti da parte degli istituti.
Probabilmente è venuto il tempo di rivedere i meccanismi, perché la scuola dell’autonomia, se fosse vera scuola dell’autonomia, dovrebbe avere procedure diverse e possibilità anche di scelte e di selezione del personale. In questo caso, però, ci sarebbero interessi legittimi che rischiano di andare in conflitto, urge, quindi, una via d’uscita. Mi spiego: tra lo scrivere una proposta di legge sull’assunzione diretta e la realizzazione di questa possibilità, il passaggio non è immediato. Bisognerebbe trovare strumenti seri che consentano di fare selezione di personale preparato e in numeri adeguati.

Di fatto, però, una proposta c’è ed è quella di Regione Lombardia, in via di sperimentazione. In questi ultimi giorni è partita una petizione, capitanata dalla Cgil-scuola, per bloccarla.
Noi della Cisl abbiamo detto: bene, c’è un percorso sperimentale, di cui bisogna conoscere l’obiettivo, cioè l’assunzione in tempo più breve possibile. Nel confronto con l’assessorato regionale, abbiamo poi scoperto che le assunzioni sarebbero limitate alle supplenze annuali e qui sorge qualche problema, perché non si è mai visto un concorso per diventare supplenti. Mi sembra, comunque, che sia positiva la provocazione che Regione Lombardia sta facendo: è un modo per assumere personale docente qualificato, pronto ad entrare nelle classi, formato non solo sulla disciplina, ma anche sulla capacità di stare in relazione con alunni e colleghi. Chiediamo perciò regole certe e un accordo chiaro con il ministero, perché non vorremmo che tutto si limitasse ad un federalismo scolastico a geometria variabile.

Qual è la sua opinione sulla petizione della Cgil contro la proposta di legge regionale Formigoni-Aprea?
È un rischio, soprattutto per la scuola. Da parte della Cisl assicuriamo grande disponibilità al confronto e al dialogo.

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