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Siria. I musulmani di Raqqa: «Viviamo nella paura e nel terrore. I ribelli impongono la sharia»

febbraio 20, 2014 Leone Grotti

Il Guardian entra nella città occupata dai ribelli islamisti e racconta il terrore dei cittadini. Imposizione del velo, divieto di ascoltare musica e fumare, persecuzioni e frustate per chi non si piega

raqqa-isil-cristiani-siria«Le donne ora sono obbligate a vestire il niqab [velo integrale, ndr]. Molte sono state frustate e anche giustiziate in pubblico per non averlo portato». A raccontare la nuova quotidianità nella città di Raqqa è una donna velata, il cui volto è stato oscurato per sicurezza. Un breve ma preziosissimo video reportage del Guardian, che si è recato con le telecamere nella città occupata dallo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil), mostra bene come si vive nella nuova Siria “liberata” governata dalla nuova dittatura islamica.

«VIVIAMO NEL TERRORE». La donna che parla è musulmana, il velo probabilmente lo portava già prima, ma non apprezza l’occupazione degli islamisti che hanno imposto la sharia: «L’islam qui non è la sola religione, bisogna rispettare anche le altre. Oggi viviamo in uno stato di paura e terrore. Io mi chiedo: chi ha dato il diritto all’Isil di imporci queste cose? Noi siamo musulmani ma la nostra religione guida la vita delle persone, non può essere imposta con la forza».


RAQQA SENZA CRISTIANI. Tra le altre religioni del paese c’è il cristianesimo. I miliziani hanno bruciato Bibbie, occupato chiese e sostituito le croci con bandiere inneggianti al jihad. «Il velo integrale potrà essere imposto ai musulmani ma non ai cristiani», racconta di spalle una ragazza cristiana. «Molti cristiani sono stati costretti a lasciare le loro case e il paese. Anche quando mi affaccio dal balcone di casa mia devo mettermi il velo».

raqqa-isil-cristiani-siria1«CHI FUMA VIENE FRUSTATO». Non solo le donne sono state obbligate a seguire regole fino ad oggi sconosciute nella Siria di Assad, dove le religioni venivano rispettate ma lo Stato era laico. «Mi piaceva ascoltare in macchina la musica e il Corano», racconta al Guardian un automobilista.
«L’Isil però ha bandito la musica e ora sono costretto ad ascoltare solo il Corano. Anche le sigarette sono state bandite: se qualcuno viene trovato con un pacchetto di sigarette per strada si becca un paio di frustate. Hanno proibito la vendita dovunque, se trovano un locale dove vengono vendute lo bruciano, imprigionano il negoziante e lo frustano».

RIBELLI SPACCATI. L’Isil è la fazione principale e meglio armata in Sira a cercare di rovesciare il regime di Assad. In questi giorni il presidente degli Stati Uniti Barack Obama sta di nuovo studiando l’ipotesi di armare con equipaggiamenti pesanti e letali la ribellione. Non quella qaedista, certo, ma quella “buona” del Libero esercito siriano. Che però non se la passa molto bene visto che la Coalizione nazionale siriana (Cnr) si è appena spaccata in due, con una parte che accusa l’altra di «colpo di Stato militare».

PERCHÉ GINEVRA II È FALLITA. All’origine della divisione, la decisione del ministro della Difesa del Cnr Assaad Mustafa di rimuovere dal suo incarico il generale dell’esercito ribelle Salim Idriss, che non sarebbe in grado di far fronte alle «difficoltà incontrate dalla rivoluzione siriana».
Idriss ha protestato contro una decisione definita «illegittima e non valida» e i cinque comandanti dei battaglioni ribelli sul campo, denunciando il «colpo di Stato militare», hanno annunciato che continueranno a seguire le istruzioni di Idriss e non del nuovo generale appena nominato Abdel Ilah al-Bashir, visto che il Cnr, lo stesso che si è recato a Ginevra per i colloqui di pace, «non conta niente». Qualcuno si stupisce ancora del fallimento di Ginevra II?

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