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«L’Onu conferma platealmente la sua impotenza. Aiutiamo Al Sisi e in venti giorni l’Isis in Libia non esisterà più»

febbraio 20, 2015 Leone Grotti

Intervista ad Alfredo Mantici, direttore editoriale di Lookout News, nell’intelligence per 30 anni: «Questi sono tagliagole, non puoi dialogare con loro come vorrebbe l’Onu»

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«Con questa proposta di risoluzione del conflitto libico, l’Onu conferma in modo plateale di essere completamente inutile». Alfredo Mantici, direttore editoriale di Lookout News, ha lavorato nell’intelligence per 30 anni e ha anche guidato il dipartimento Analisi del Sisde. Parlando con tempi.it, si rammarica «dell’impotenza dell’Onu», che rifiutando l’ipotesi egiziana di un intervento militare in Libia per contrastare la locale fazione legata allo Stato islamico, ha optato invece per una “soluzione politica”.

In che cosa consiste questa soluzione politica?
Vogliono mettere attorno a un tavolo quattro o cinque attori regionali diversi, tra i quali il governo di Tripoli, quello di Tobruk e i tagliagole di Derna, trascurando al contrario Ansar al-Sharia e le tribù berbere beduine e Tuareg. È evidente che l’Onu non sa cosa fare e le sue risoluzioni sembrano manifestazioni di impotenza.

Addirittura?
Nel 1950, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ci ha messo 24 ore per costituire una forza internazionale e andare a contrastare la Corea del Nord che aveva invaso il Sud. Negli anni Sessanta, in poche decine di ore ha inviato in Congo un contingente di paracadutisti belgi per contrastare, e sterminare, i ribelli katanghesi. E adesso? Ora l’Onu si è trasformata in una elefantiaca burocrazia che produce studi e carte in quantità, ma pochissima azione.

libia-isis-cristiani-decapitati-uccisiÈ di azione che la Libia ha bisogno?
Dopo che l’Isis ha decapitato 21 cristiani copti, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha ordinato raid aerei per colpire le postazioni jihadiste a Derna e fatto scendere in campo le forze speciali, che hanno inferto un durissimo colpo a queste bande di tagliagole, che non sono così pericolosi come i nostri media vorrebbero far credere. Sono poco armati.

Intervistato dal Giornale, l’ex amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha proposto di sostenere Al-Sisi per risolvere il problema libico.
Oggi l’Egitto è la nostra unica opzione. La strada potrebbe essere quella di sostenere vigorosamente, dal punto di vista politico, logistico e militare, Il Cairo.

Al-Sisi però non piace a tutti.
Lo tengono ai margini della comunità internazionale, considerandolo un generale golpista. Secondo me è ora di riconsiderare le categorie del nostro pensiero occidentale, che finora si sono rivelate inadeguate a comprendere il Medio Oriente. In questi paesi la religione domina sulla politica e noi dobbiamo pensare alla stabilità regionale: oggi questa può essere assicurata solo da persone che non hanno tutti i crismi democratici occidentali, ma che sono utili alla nostra sopravvivenza come società libere. Al-Sisi è uno di questi ed è la nostra unica pedina in Libia.

egitto-al-sisi-al-azharLasciando il pallino del gioco all’Egitto non rischiamo di perdere quello che abbiamo costruito dal punto di vista energetico in Libia?
La Libia che noi abbiamo conosciuto fino al 2011 non esiste già più. Era Muammar Gheddafi che ci assicurava una presenza nei mercati libici ma ora non l’avremo più perché la situazione è cambiata in modo irreversibile. Gheddafi ha stabilizzato un paese che prima non esisteva, c’erano solo le tribù di Fezzan, Tripolitania e Cirenaica. Era il regime a tenerle insieme.

Poi abbiamo buttato giù il regime…
E abbiamo scoperto il vaso di Pandora dei micronazionalismi interni. Per riconquistare un ruolo nel mercato dell’energia dobbiamo prima ricostruire quel mercato, che oggi vale un quindicesimo del suo potenziale. Ma per ricostruire il mercato, bisogna riportare un minimo di stabilità e di situazione politica omogenea. Almeno nella fascia costiera della Libia.

Non avrà nostalgia di un dittatore come Gheddafi?
Chiamiamolo come vogliamo: folle, dittatore, cialtrone, visionario. Resta il fatto che per 40 anni ha represso ideologicamente l’islamismo, assorbendolo nel nazionalismo, e ha ridistribuito i proventi del petrolio tra la popolazione, garantendo un tenore di vita che gli altri Stati africani potevano sognarsi. Questi sono fatti che non possiamo dimenticare. E vorrei dire un’altra cosa politicamente scorretta.

Prego.
Secondo me dovremmo riconsiderare anche il nostro rapporto con il presidente della Siria, Bashar al-Assad: lui è sempre stato un leader riconosciuto fino a quando Barack Obama non l’ha trasformato in un paria della comunità internazionale. La verità è che Assad è un argine all’Isis, così come lo sono i peshmerga curdi, e forse è giunta l’ora di liberarsi di inutili moralismi e cominciare a collaborare con l’unica struttura di potere in grado di contrastare i jihadisti.

libia-stato-islamico-isis-youtube1È d’accordo con chi teme che lo Stato islamico si infiltri in Italia nascondendosi tra i migranti che sbarcano a Lampedusa?
Questa è una delle più grandi stupidaggini che abbia mai sentito. E siccome l’ha scritto un giornalista del Daily Telegraph, mi tocca anche vedere alcune testate scrivere: “Londra avverte: attenzione”. Ma Londra chi?

Perché è una stupidaggine?
Sono stato 30 anni nell’intelligence e un’operazione si pianifica in modo accurato. Non si mette un operativo su un barcone che rischia di affondare. E se anche non affonda, poi l’operativo approderà sulle coste italiane, verrà schedato, senza un soldo, senza conoscere la lingua locale, senza un contatto e senza neanche sapere dov’è Roma. Se volessi organizzare un’operazione, il mio operativo partirebbe a piedi dalla Libia, entrerebbe in Egitto, con un aereo volerebbe in Turchia, poi in Slovenia e da lì in Italia. Con in tasca 20 mila dollari e un elenco di indirizzi, costruirebbe un’operazione. Questo è il mondo reale, ma nel mondo delle favole si vuole solo spaventare la gente.

Però lo Stato islamico in Libia fa paura.
L’Isis libico non è quello dell’Iraq o della Siria. Questi sono un gruppo di scalmanati. Si sono insediati a Derna e ora si fanno propaganda molto bene. Saranno anche a sud di Roma, ma sono cinquemila predoni, non un esercito. E sa qual è la verità? Se aiutiamo gli egiziani, tra 20 giorni non esisteranno più.

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5 Commenti

  1. Sergino scrive:

    Bella analisi, anche se non sono d’accordo sul fatto che sui barconi non possono esserci dei terroristi.
    Fossi un capo Isis, ci metterei un amen a mandare a raffica sui barconi fanatici adeguatamente indottrinati, sacrificabili, ma che se riusciranno ad approdare (e nel 90% dei casi riescono) potranno disperdersi nel paese e raggiungere i contatti precedentemente indicati, che gli daranno una pistola con cui sparare al primo che incontrano al supermarket.

  2. marco scrive:

    Morsi invece che,eletto presidente con una percentuale di voti bassissima,aveva esautorato ogni altro potere e resi insindacabili i suoi decreti di governo,era legittimissimo.Quello che fa schifo è l’inesauribile ipocrisia obameuropea.,tanto amante dei fratelli musulmani.

  3. Cisco scrive:

    Analisi molto interessante e condivisibile: anche io non ho mai creduto alla favola dei terroristi sui barconi, dato che non vedo per quale motivo non possano prendere l’aereo con un passaporto falso, cosa di una semplicità estrema conoscendo i canali giusti. Diverso il problema dell’uso dei profughi come arma impropria, che invece è un problema.

  4. Sascha scrive:

    Il colonnello Muammar Gheddafi l’aveva detto: l’Occidente deve scegliere avere me a Tripoli o il terrorismo a cento miglia dall’Europa. Aveva anche avvertito, “dopo di me il diluvio”: il paese sarebbe sprofondato nel medioevo. I nostri politici hanno scelto di procedere ed eccoci qui.
    Ora l’Italia avrebbe di nuovo la possibilità di fare i propri interessi (come fanno tutti) piuttosto che mettersi al servizio di Onu o Ue che chiunque ha ormai capito sono paralizzate dagli interessi delle varie potenze al loro interno. Certo potrebbe essere un lavoretto per la NATO ma vale il discorso di cui sopra, finché nessuno invoca l’articolo 5 e la difesa collettiva (come l’11 di Settembre del 2001) nessuno si muove. Volete fare una politica mediterranea autonoma? Insieme con l’Egitto: avanzata di terra delle truppe egizie copertura aerea e intervento di squadre speciali italiane con obbiettivi search and destroy. Certo potrebbe essere un azzardo ma almeno sarebbe un tentativo di mostrare al califfo e a chi ne aspetta l’arrivo che venderemo cara la pelle. Sarebbe almeno una decisione per sbloccare lo stallo in cui siamo finiti. Invece preferiscono lasciare il lavoro sporco agli egiziani, noi “mediamo” ma gli islamisti di Tripoli (che hanno fatto un colpo di stato dopo aver perso le elezioni) hanno già detto che non ci sarà accordo per cui cosa perdiamo tempo a mediare? O Tobruq o Tripoli anche se eliminassimo lo stato islamico poi queste due fazioni si massacreranno a vicenda
    Comunque sento tutti parlare di “soluzione politica/pacifica/diplomatica” che significano la stessa cosa… ma cosa dicono tutti? Ma se questi sono armati e c’è una guerra è ovvio che la soluzione è militare.

    • Sebastiano scrive:

      Tutti parlano di “soluzione politica/pacifica/diplomatica” perché tutti hanno una fifa blu a pronunciare la parola che definisce l’altra soluzione, quella che dovrebbe prendere atto della realtà.

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