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Nucleare e religione. Perché in Iran si torna a parlare del «Grande Satana»

novembre 3, 2015 Leone Grotti

L’ayatollah Ali Khamenei non è contento del presidente Rohani e lo ha criticato aspramente, a partire dall’accordo con gli Stati Uniti

A molti in Iran non è mai andato giù il tentativo, riuscito, del presidente Hassan Rohani di sedersi a un tavolo con l’Arcinemico (Stati Uniti) e stringere un accordo sul nucleare. Per giustificare il suo atteggiamento, il presidente considerato moderato ha sempre fatto riferimento a un famoso episodio della storia dell’islam sciita che riguarda l’imam Hussein. Il nipote del profeta Maometto sapeva che il leader dei sunniti, Umar ibn Sa’d, voleva ucciderlo ma per prevenire la guerra intavolò ugualmente con lui una trattativa, che poi lo portò ad essere assassinato nel 680 nella città irachena di Kerbala.
Il 22 ottobre dello scorso anno, Rohani disse a un vasto uditorio: «La lezione di Kerbala ci insegna che si può negoziare all’interno di una cornice razionale e in base a chiari principi. Il nostro imam Hussein ci ha insegnato che dobbiamo trattare anche con i nostri nemici in modo tale che il mondo ci riconosca poi vincitori. Noi negoziamo con le potenze mondiali in modo simile. Con la benedizione di Dio, continueremo lungo questa strada per occuparci dei problemi del popolo».

LA CRITICA DI KHAMENEI. Lo scorso 7 ottobre, l’ayatollah Ali Khamenei ha duramente criticato in un discorso pubblico le trattative sul nucleare con gli Stati Uniti, il presidente Rohani e la sua povera comprensione della storia islamica. Le parole del leader supremo del regime islamico fanno capire, come argomentato dal dissidente iraniano ed esperto Akbar Ganji, ospitato dal Guardian, che una «nuova ondata di repressione è imminente in Iran».
Ha detto il leader supremo: «È così che comprendi la storia? È così che analizzi le vite degli imam sciiti? Solo perché vuoi negoziare con il Grande Satana [cioè gli Stati Uniti], senza capire che cosa questo implica, non capisci la verità e fai esempi sbagliati su ciò che ha fatto l’imam Hussein». Secondo l’ayatollah Khamenei, Hussein non voleva trattare, voleva solo ammonire il leader sunnita. Dietro questa battaglia nell’interpretazione dell’islam, spiega Ganji, si nasconde un nodo fondamentale e tutto politico (per nulla religioso).

IL GRANDE SATANA. Negli ultimi sette discorsi pubblici di Khamenei, l’ayatollah ha esposto molto chiaramente le sue idee: gli Stati Uniti vogliono dominare il mondo e negoziando con l’Iran cercano di guadagnare «un’influenza economica, politica, culturale, di sicurezza e ideologica». Inoltre, vogliono «cambiare» gli ufficiali della Repubblica islamica per «cambiare la natura della Repubblica islamica». L’accordo sul nucleare sarebbe insomma il cavallo di Troia per rovesciare il regime. Ma quel che è peggio, è che ci sono «molte persone in Iran che cercano di truccare il volto del Grande Satana per presentarlo come se fosse un angelo. Perché?».
Le accuse, neanche tanto velate, sono rivolte ovviamente al presidente Rohani, ma anche al diplomatico che ha condotto brillantemente i negoziati con il  gruppo del 5+1, cioè il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, e ad altri politici considerati moderati ed ostili a Khamenei, come l’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani.

LA SCELTA DEL SUCCESSORE. Il timore del leader supremo è che questi, insieme all’ex presidente Mohammad Khatami, all’ex portavoce del Parlamento Ali Akbar Nategh-Nouri e al nipote di Khomeini, Hassan, vogliano conquistare la maggioranza alle prossime elezioni del Parlamento, che si terranno a febbraio 2016, e dell’Assemblea di esperti dell’orientamento, attualmente guidata da un conservatore, che presto dovranno scegliere il successore di Khamenei (ha 76 anni ed è malato).
L’obiettivo dell’ayatollah sarebbe dunque quello di indebolire le forze moderate e i suoi continui discorsi a proposito di «interni influenzati dagli Stati Uniti» non fanno presagire nulla di buono. Per il dissidente iraniano Ganji, quando nel 2000 Khamenei disse che «parte della nostra stampa è passata al nemico», l’intelligence si sforzò di dimostrare che le parole del leader erano vere e i giudici, nei mesi successivi, fecero chiudere decine di giornali e riviste. Come nel 2000, anche oggi «c’è il pericolo che i giudici arrestino molti leader dei riformisti per obbligarli a “confessare” che lavorano per gli Stati Uniti e trasmettere le loro confessioni in televisione». Se questo succederà, conclude Ganji, «non solo l’Iran e gli iraniani non beneficeranno dell’accordo sul nucleare, ma subiranno perdite ancora maggiori».

Foto Ansa


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6 Commenti

  1. Ale says:

    Continuo a pensare che non faccia differenza , sunniti o sciiti, non voglio i musulmani maggioranza in Italia ed in Europa perché ci regalerebbero Sharia, Jiahd e tante altre loro strane usanze…se ne stiano a casina loro..

  2. Jim says:

    Dal Corano:

    “Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa e’ la ricompensa dei miscredenti.” (Sura 2:191)

    E noi permetteremo a questa gente di dotarsi di armi termonucleari (perchè è quello che succederà, con buona pace di quell’anima bella di Obama).

    Auguri a tutti.

    • Carlino33 says:

      C’è anche scritto: “Chiunque ferisce un membro appartenente alla Gente del Libro, è come se ferisce me in persona”. e ancora “Che non vi sia costrizione nella religione”. L’estrapolare versi dal loro contesto può essere applicata anche all’Antico Testamento. I testimoni di Geova vengono accusati di far questo. Jim come cristiani dobbiamo usare mezzi di evangelizzazione un pò più candidi (cit. candidi come colombe) e non fare i Testimoni di Geova dell’islam.

  3. Federico says:

    Distinguere tra musulmani moderati e integralisti sarebbe come distinguere tra nazisti buoni e nazisti cattivi.
    Quello che conta è l’ideologia che sta all’origine. Come per il nazismo, è innegabile che l’islam predichi violenza e intolleranza, come peraltro ben riscontrabile dalle cronache di questi ultimi 15 anni (anzi, di questi ultimi 1400 anni).
    Non capisco perchè per nazismo e islam si usino due pesi e due misure.
    Abbiamo bisogno di 50 milioni di morti anche per l’islam, prima di renderci conto del problema?

    • Carlino33 says:

      La storia dell’Islam che dopo l’11 settembre si svela malefico è incongruente con i popoli mediterranei e della mezza luna araba che sono pacifici come i popoli cattolici. Voi credete che una vecchietta siriana sia diversa da una vecchietta italiana?

      • Raider says:

        L’Islam prima dell’’11 settembre era benefico? E dov’era tutta questa beneficenza, a partire dal cosiddetto Sigillo dei Profeti, caso pressoché unico di fondatore armi in pugno di una religioune?
        E cosa fecero i suoi successori, se non dare seguito armi in pugno a quell’esempio?
        O da chi ricevettero l’ordine di conquistare e sottomettere popoli e nazioni? Da Allah, Sigillo dei Profeti o Corano?
        E dov’è scritto “Chiunque ferisce un membro appartenente alla Gente del Libro – e le altre genti? -, è come se ferisse me in persona?”
        “Pacifici come i popoli cattolici?” Con tutte le guerre combattute dai popoli – e lasciamo stare se cattolici o no per fare i pacifisti a babbo morto?
        E lasciamo stare la solita ruffianta arcobalelinista-ballista dei popoli mediterranei, con tutte le torri d’avvistamento di cui sono disseminate le coste della sponda cristiana del Mediteraneo.
        E che c’entrano le “vecchiette”? Anche i nazisti avevano vecchiette in famiglia: e c’erano e ci sono tanti nazi-fascio-islamici vecchietti o in là con gli anni: così arzilli vecchietti multinick islamo-nazisti come, quanto e forse, più di Mohammad Khatami Ali Khamenei. uniumiuniuniue.
        NO ALL’ISLAM!

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