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Nigeria. Così, mentre il mondo guarda altrove, i tagliagole islamisti di Boko Haram si stanno prendendo lo stato del Borno

settembre 10, 2014 Leone Grotti

In mano ai terroristi anche Michika e Gulak: una città alla volta, l’accerchiamento della capitale del Borno Maiduguri è quasi completo. Esercito impotente

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Mentre gli occhi del mondo sono puntati sul Medio Oriente e l’Iraq per monitorare i movimenti dello Stato islamico, continua quasi senza opposizioni l’avanzata di Boko Haram in Nigeria. I terroristi islamici hanno conquistato tra domenica e lunedì anche le città di Michika e Gulak, nel nord-est del paese, e stanno lentamente accerchiando la capitale dello Stato di Borno Maiduguri.

LA NUOVA STRATEGIA. Se fino a pochi mesi fa gli islamisti sferravano attacchi per terrorizzare e trucidare la popolazione, rientrando nella foresta e nei rifugi a nascondersi dopo aver lasciato dietro di sé fumo e macerie, ora hanno cambiato strategia. Le città conquistate non vengono abbandonate ma presidiate per creare un califfato e la bandiera nera jihadista viene fissata sugli edifici principali.
Conseguenza di questa nuova strategia – come dimostra la cartina realizzata dalla Bbc (riprodotta qui sopra) che indica in rosso le città controllate dai terroristi – è un rapido accerchiamento della città di Maiduguri. Qui si sono già rifugiate migliaia di persone in fuga dai villaggi vicini attaccati da Boko Haram. Nonostante l’esercito continui a dire che la situazione è sotto controllo la popolazione ha paura e l’università di Mubi, ad esempio, città vicina a Michika, nello Stato di Adamawa, ha deciso di chiudere e interrompere lezioni ed esami, temendo un attacco imminente.

RAGAZZE RAPITE. Mentre Boko Haram avanza non fa alcun progresso la ricerca delle 276 ragazze rapite a Chibok lo scorso 14 aprile. A quasi cinque mesi dal loro sequestro, 217 sono ancora nelle mani dei terroristi e i continui annunci del governo e dell’esercito non hanno portato risultati concreti. Come per aggiungere al danno la beffa, nel weekend la capitale della Nigeria Abuja è stata invasa da cartelloni elettorali, di cui non è ancora chiaro il committente, con lo slogan: #BringBackGoodluck2015. La storpiatura del famoso slogan a favore della liberazione delle ragazze (#BringBackOurGirls) per promuovere la conferma dell’attuale presidente Goodluck Jonathan alle elezioni del febbraio 2015  ha causato la rabbia di molti nigeriani.

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4 Commenti

  1. malta scrive:

    eh no… per loro è “orologeria”, per berluska era “diritto”

  2. Menelik scrive:

    Non prendetevela con me (….e di che poi, per esser libero di pensarlo?), ma negli ultimi mesi sto cambiando atteggiamento e mentalità.
    Non credo più alla pace.
    Non credo più che sia possibile avere la pace.
    Vedo le possibilità di una risoluzione pacifica dei conflitti diventare un’ipotesi sempre più remota, di mese in mese.
    Secondo me è in aria una situazione di guerra estesa non su tutto il mondo, ma su una buona parte di esso, a cui, però, quasi tutti gli eserciti in un modo o nell’altro, parteciperanno.
    In quest’otica trovo la logica del disarmo una logica semplicemente suicida.
    O ti difendi con l’esercito o sei sterminato.
    Forse era proprio vera, e grande saggezza, la frase: SI VIS PACEM, PARA BELLUM.
    Un esercito agguerrito e moderno, efficiente e ben equipaggiato, non serve ad invadere le terre altrui come cantano i predicozzi dei pacifisti, ma è strumento assolutamente indispensabile per salvaguardare l’incolumità dei propri cittadini, le nostre vite e quelle dei nostri cari.
    Serve a non farci portare via tutto ciò per cui abbiamo faticato una vita, a non fare schiavizzare e violentare le nostre donne e le nostre figlie.
    L’esercito, la forza delle armi serve a salvaguardare la nostra libertà, per la quale generazioni di nostri antenati sono morti con una finaccia per alcuni talmente crudele che possiamo solo immaginare.
    Io sono non per il disarmo, ma per investimenti nel settore della difesa.
    Sono sincero, è quello che credo ogni mese sempre più fermamente.
    Non bisogna farci trovare impreparati.
    Ed è inutile e ridicolo affermare che “tanto sono già qua”, che è una balla grossa come una casa.
    Qualche terrorista e qualche testa matta ci può essere, ma nella stragrande maggioranza gli extracomunitari non sono come quelli lì: assai probabilmente combatteranno al nostro fianco e non saranno teneri con i nemici, anche se sono dello stesso ceppo “razziale”, se è lecito usare questo termine.
    La libertà va difesa, è un dovere morale.
    Chi non lo fa, è un vigliacco.

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