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Milano. La manifestazione dei curdi italiani: «In Iraq un popolo rischia di essere spazzato via». Video

agosto 21, 2014 Chiara Rizzo

Il sit-in dei curdi italiani per denunciare le stragi di donne, cristiani e minoranze religiose: «L’Is vuole eliminare ogni modello di convivenza pacifica e democratica»

MILANO (VIDEO, FOTO E CRONACA DI TEMPI.IT) – Circa un centinaio di persone della comunità curda a Milano mercoledì 20 agosto hanno manifestato in piazza Duomo contro l’Isis: «C’è un popolo che rischia di essere spazzato via. L’Isis ha un solo obiettivo, cancellare chiunque – yazidi, cristiani, assiri, turcomanni – non rientri nei suoi parametri» spiega Ismail Orde, 32 anni, uno degli organizzatori, insieme ai due fratelli Erdal e Emrah Karaman, suoi amici. Emrah, 23 anni, dice a tempi.it: «Sono curdo, nato nel Kurdistan turco, ma sono arrivato qui a 8 anni. Mi sento molto italiano, già nel modo di parlare. Ma leggendo i giornali, anche in lingua curda, seguendo quanto sta accadendo in Siria o in Iraq, sono rabbrividito. Questa manifestazione è nata dall’esigenza di raccontare quanto sta accadendo e sensibilizzare gli italiani. È una questione umanitaria. Non sono solo i curdi ad essere vessati, massacrati, umiliati sul mercato da parte dei jihadisti. Ma l’umanità stessa».

Scandite slogan chiedendo alle donne di tutto il mondo di unirsi contro l’Isis. La ferocia dell’Isis contro le donne è una delle facce raccapriccianti di quanto sta accadendo tra Iraq e Siria: avete raccolto testimonianze dirette su questi fatti?
Purtroppo sì. L’Isis, o Is (Stato Islamico) come si è ridefinita, è un’organizzazione terroristica. L’aggettivo “terrorista” è spesso abusato, ma nel caso dell’Is calza a pennello, perché secondo le teorie dei jihadisti le donne sono schiave. Hanno creato un vero mercato e, dopo i rapimenti, le vendono. Conoscendo la lingua curda, seguiamo le informazioni che ci giungono dallo Ypg, le Unità di difesa del popolo curdo che stanno intervenendo in collaborazione con i Peshmerga (qui il reportage dell’inviato di Tempi), dove ci sono maggiori segni di cedimento di questi ultimi. L’ultimo fatto ci è stato segnalato da un prete cristiano della provincia di Ninive, una delle città sotto il controllo dell’Is. Padre Enis Hana El Demniki ha denunciato che 700 donne di fede yazida sono state rapite e condotte al mercato di Mosul per essere vendute.

2014-08-20 17.01.12Voi ricordate anche quanto sta accadendo ai cristiani.
Nella nostra comunità ci sono anche curdi cristiani: in questo momento in Iraq sono perseguitati non solo i curdi cristiani, ma tutti i cristiani. A Sinjar l’Is ha commesso un vero e proprio massacro. Hanno rapito circa 500 donne, yazide, turcomanne, cristiane in generale e alawite: le hanno violentate e fatte prigioniere per vendere anche loro al mercato degli schiavi. Il dramma è che, malgrado queste denunce, gli jihadisti nelle fila dell’Is sono aumentati di giorno in giorno. Chi li aiuta? Per esempio, sappiamo che i jihadisti passano tranquillamente in Turchia: com’è possibile? Occorre fermare anche i paesi che “collaborano” con queste organizzazioni.

Cosa chiedete all’Italia con questa manifestazione?
A giornalisti, associazioni, organizzazioni politiche e sindacali, chiediamo di impegnarsi a informare e sensibilizzare l’opinione pubblica. Al governo chiediamo di intervenire concretamente e tempestivamente per condannare e bloccare gli aiuti ai jihadisti. In questo momento molti popoli sono in una gravissima emergenza umanitaria. Anche chi non è ucciso dall’Is rischia di morire. Decine di migliaia di yazidi per sfuggire al massacro di Sinjar sono fuggiti sulle montagne. Abbiamo saputo che durante questa fuga più di 300 persone, soprattutto bambini e anziani, sono morti di fame e di sete. Bisogna fermare questo massacro. L’intervento dell’Ypg (formato non solo da miliziani curdi, ma anche da cristiani, ndr) è stato essenziale, e sono state salvate molte vite dall’efferata violenza fisica e psicologica perpetrata dall’Is. Una convivenza è possibile: il Rojava, la regione del Kurdistan siriano, è proprio un modello di convivenza tra le minoranze. Un modello di democrazia. Ma ci sono forze che non vogliono che sopravviva un simile modello.

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