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Lavoro, convegno Adapt. «Il primo cambiamento non è nelle leggi ma nelle idee delle persone»

marzo 19, 2014 Matteo Rigamonti

A dodici anni dalla scomparsa di Marco Biagi, un incontro ricorda l’importanza del suo metodo. Gli interventi di Tiraboschi, Ichino, Poletti, Sacconi e Damiano

«Il primo cambiamento non è nelle leggi ma nella cultura, nel cuore e nelle idee delle persone». In questo senso, anche la «Legge Biagi non era che un punto di partenza per un percorso». Così il giuslavorista Michele Tiraboschi ha voluto concludere il XII° Convegno organizzato da Adapt in memoria del suo maestro Marco Biagi, brutalmente assassinato dodici anni fa per le sue convinzioni sulle necessarie modifiche e ristrutturazioni da apportare al mercato del lavoro italiano. Modifiche e ristrutturazioni che in larga parte sono necessarie ancora oggi. «Già allora Biagi scrisse che il problema non era regolatorio, ma culturale e che serviva un cambio di atteggiamento», ha ricordato Tiraboschi, sottolineando come un approccio di questo tipo, non ideologico e sempre aperto al confronto con tutti, sia indispensabile anche nel Jobs Act proposto dal premier Matteo Renzi. «Un decreto che – ha precisato Tiraboschi – è stato solo annunciato, ma il cui testo ancora non si è visto».

IL METODO DEL CONFRONTO. A testimonianza dell’importanza di un confronto è la lista degli intervenuti all’incontro. Il presidente della Commissione lavoro al Senato Maurizio Sacconi, esponente del Nuovo centrodestra, e Pietro Ichino, senatore di Scelta civica per l’Italia, hanno esposto le rispettive idee di riforma del mercato del lavoro. Tra i due c’è stato l’intervento del nuovo ministro del Lavoro Giuliano Poletti e poi ha parlato, da ultimo, il presidente della Commissione lavoro alla Camera, Cesare Damiano (Pd).
Sacconi ha sottolineato l’importanza di predisporre un testo di legge «che contenga pochi e chiari riferimenti ai principi comunitari e costituzionali in materia di lavoro, che sia facilmente traducibile in inglese e lasci ampi spazi alla libera contrattazione tra le parti, nel pieno rispetto dalla gerarchia delle fonti, ma che sia ispirato anche al principio di prossimità, per cui la contrattazione collettiva, territoriale e aziendale abbiano ciascuna lo spazio che meritano secondo una logica sussidiaria». Sacconi ha anche sostenuto l’importanza di superare l’attuale configurazione degli articoli 4 e 13 e dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

TEMPO SCADUTO PER LA SEMPLIFICAZIONE. Ichino ha esposto i contenuti del Codice semplificato del lavoro partorito insieme a Tiraboschi e a un gruppo di esperti in seno ad Adapt. Il testo si presenta come una semplificazione della normativa vigente in materia di lavoro e una riscrittura delle parti del Codice Civile interessate. «Uno dei problemi maggiori dell’ordinamento italiano in materia di lavoro – ha spiegato Ichino – è l’incomprensibilità delle norme, che talvolta sono addirittura difficili da leggere, che richiedono la consulenza di esperti e che i tecnici di Bruxelles non riescono quasi mai a tradurre». L’Italia, ha fatto presente Ichino, «è l’unico paese al mondo dove per dare le dimissioni bisogna appoggiarsi a un consulente. La comparazione, invece, deve insegnarci che se c’è qualche legge che esiste solo in Italia, forse significa che è giunto il momento di cambiarla. Marco Biagi faceva della comparazione uno dei suoi punti di forza e forse è anche per questo motivo che intorno a lui e alle sue idee è stato stretto un cordone sanitario per squalificarle». Non è più possibile, ha fatto notare Ichino, avere «tredici norme diverse che regolano il part time, o 34 leggi in vigore sulla stessa materia o 57 articoli e un testo unico per regolare i permessi come quello della maternità». La «semplificazione» in Italia non è più rinviabile.

DARE LAVORO AI GIOVANI E AI CARCERATI. Il ministro Poletti è intervenuto per ribadire l’importanza di mettere a punto «strumenti normativi che consentano di praticare le politiche del lavoro desiderate; altrimenti vincono le diffidenze e le paure e non cambia mai nulla». «Occorre ragionare sulle cose da fare – ha detto Poletti – a partire dal tema della formazione e del rapporto tra scuola e lavoro. Questo governo ha intenzione di adottare un percorso di semplificazione molto forte, per dare risposte efficaci ed efficienti alla disoccupazione. Questo è l’unico obiettivo che ho», ha detto il ministro. E ha aggiunto: «Dobbiamo sforzarci di portare opportunità per tutti: per i carcerati che non devono passare le loro giornate sdraiati in cella, per gli immigrati che non devono aspettare dodici mesi per un permesso e per tutti i giovani italiani senza un lavoro. La nostra logica finora è sempre stata quella del sussidio e di “non rompere le scatole”. Noi vogliamo che ci rompano le scatole».

FAVORIRE L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO. Damiano, da ultimo, ha voluto esporre il suo personale convincimento sulla volontà manifestata dal premier Renzi di voler semplificare il contratto a termine e l’apprendistato. «Il contratto a termine di durata triennale senza causale è una norma senza dubbio eccellente per rivitalizzare i consumi interni e che incontra il favore delle imprese», ha detto Damiano, che ha anche aggiunto, però: «Con un contratto a termine così libero si corre il rischio di cannibalizzare l’apprendistato e il contratto unico di inserimento a tutele graduali» che Renzi vorrebbe adottare. Damiano, infine, ha ribadito con forza l’importanza di apprendistato e alternanza scuola-lavoro: «L’apprendistato – ha detto – andrebbe introdotto dai 17 anni durante l’ultimo biennio delle scuole professionali per consentire ai ragazzi di coniugare la pienezza di una formazione culturale con la pratica concreta del mestiere che aspirano a imparare».

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