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La legge inglese triplica il compenso per chi vende i propri ovuli. Ed è boom di “donatrici”

luglio 20, 2012 Benedetta Frigerio

Aumentato a 750 sterline il “risarcimento” per le “donatrici” di ovuli. Le liste di attesa delle cliniche che praticano la fecondazione eterologa si azzerano. Ma c’è chi giudica tutto questo «inaccettabile».

Il compenso per le donatrici di ovuli è aumentato nel Regno Unito. Per le linee guida inglesi, modificate il primo aprile scorso, ogni ciclo di stimolazione ovarica ora potrà essere “risarcito” con 750 sterline. Non più 250. È così che in un momento di crisi economica globale i “donatori” sono aumentati, riducendo quasi a zero le liste di attesa delle cliniche che praticano la fecondazione assistita.

A darne notizia è il quotidiano inglese Daily Mail di mercoledì 18 luglio. La fecondazione eterologa, che utilizza un ovulo o il seme non appartenente alla coppia, in Gran Bretagna è ammessa dal 1990. Ma con il passare degli anni le regole sono cambiate fino a permettere che le donazioni possano essere di fatto retribuite e i trattamenti addirittura inseriti nei premi di una lotteria. La Fertilisation and embryology authority aveva giustificato l’ultima modifica dei regolamenti, considerando «gli inconvenienti, l’impegno e il tempo speso da una donatrice nel processo necessario alla produzione di ovuli». Non importa se i dati americani, come sottolineava la Comment on Reproductive Ethics, l’osservatorio inglese per le tecniche produttive umane, dimostrano la correlazione tra l’incremento dei compensi e lo sfruttamento delle donne disperate ed economicamente vulnerabili nel mercato degli ovuli.

Il recente boom di “donazioni” di ovuli è dovuto, secondo la clinica per la fertilizzazione Manchester fertility, all’aumento dei compensi per le “donatrici” e alla recessione economica. L’esperto londinese della fecondazione assistita, Gidon Lieberman, ha infatti spiegato che «il fatto che ora abbiamo tanti donatori pronti e in attesa è una notizia fantastica per molte coppie che hanno bisogno di ovuli». Tanto che «il Bridgewater Hospital di Manchester per la prima volta non ha una lista d’attesa». Tutto grazie al compenso che, ha ammesso anche Lieberman fra le righe, è così alto « a causa dello stato invasivo in cui si trova una donatrice di ovuli». Anche Wanda Georgiades del Carefertility, che pratica la fertilizzazione nelle sue dodici cliniche sparse sul territorio inglese, ha commentato il boom di donazioni: «Questo è un vantaggio ulteriore per le coppie senza figli che prima dovevano attendere».

Ad andare controcorrente, commentando negativamente la decisione della Fertilisation and embryology authority, è stata invece Geeta Nargund, direttrice della clinica Create Fertility di Londra: «Le giovani studentesse finanziariamente più vulnerabili sono reclutate per sottoporsi a procedure mediche che comportano rischi per la salute molto alti. Mi pare inaccettabile. Speravo che questo non sarebbe mai accaduto, ma abbiamo importato questo sistema dagli Stati Uniti». Così, migliaia di studentesse di Cambridge sono state prese di mira con volantini della Altrui, una società della contea dello Yorkshire che ha offerto 750 sterline per diventare “donatrice” di ovuli. A donne «compassionevoli, sane e tra i 18 e i 35 anni». Perché, spiega l’Altrui, se la compravendita non è ammessa «il risarcimento è consentito».

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