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La guerra in Siria ha troppi sponsor internazionali. Ecco perché Ginevra II non la fermerà

gennaio 22, 2014 Rodolfo Casadei

Priorità assoluta è il cessate il fuoco tra Coalizione nazionale, islamisti e regime. Ma chi ha il peso per fare le pressioni necessarie sui “padrini” delle parti in causa, dall’Arabia Saudita all’Iran agli Stati Uniti?

L’ostentata intransigenza con cui sia l’opposizione costituita dalla Coalizione nazionale siriana che il governo di Damasco si presentano alla Conferenza di Ginevra II dà ragione ai pessimisti che non si aspettano progressi sulla strada della pace dai lavori del vertice che inizia oggi in terra elvetica.

La prima continua a considerare pregiudiziale la cacciata dalla scena politica della famiglia Assad e del ceto politico che ad essa fa riferimento per il ritorno alla pace, il secondo continua a preconizzare una soluzione di forza del conflitto con la sconfitta militare dei ribelli. Ad avvelenare ulteriormente il clima è arrivato l’invito a partecipare ai lavori prima esteso e poi ritirato all’Iran, con la giustificazione che Teheran si rifiuta di accettare i risultati di Ginevra I. Resta così fuori dai negoziati uno dei paesi più coinvolti nella guerra civile internazionalizzata in corso in Siria, mentre ai lavori di apertura è ammesso l’Iraq, le cui posizioni non sono sostanzialmente diverse da quelle iraniane.

Ma l’equivoco che più di tutti promette di far fallire la conferenza è la carente rappresentatività della Coalizione nazionale siriana: a essa si riferiscono non più di 15-20 mila ribelli dei 100 mila che attualmente praticano la lotta armata nel paese. La priorità assoluta nell’attuale crisi è un cessate il fuoco su tutto il territorio della Siria, insanguinato da un conflitto che ha già causato 130 mila morti. Esso può essere ottenuto solo attraverso pressioni molto decise degli sponsor internazionali sui loro protetti locali: le armi taceranno se lo vorranno l’Arabia Saudita (padrino del Fronte islamico), Turchia, Stati Uniti e Unione Europea (padrini del Libero esercito siriano), la Russia e l’Iran (padrini del governo di Damasco), e quando Ankara si deciderà a sbarrare il passaggio di jihadisti attraverso il suo territorio. Una sciagurata politica destinata a riverberarsi sulla Turchia e sull’Europa intera.

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5 Commenti

  1. marzio says:

    Sinceramente io sono convinto che la cosa migliore sia la sconfitta definitiva dei “ribelli” tra i quali non vedo differenze tra islamisti e “moderati”, è una differenza che attualmente esiste solo nei nostri sogni e nelle bugie della propaganda del Potere.

  2. mike says:

    non è onesto confondere le acque. arabia, turchia, USA ed UE sono da una parte. russia ed iran dall’altra. lo scopo è abbattere assad che nonostante ciò che si dica è meglio di quanto si creda. se riescono a vincere contro di lui la siria farà la fine della libia e degli altri paesi dove c’è stata la cosiddetta primavera araba. di certo i cristiani non ci guadagneranno nulla. se non ci perderanno tutto. anche la vita, talvolta. come poi, appunto, sta accadendo. e lo scopo ultimo è cancellare il cristianesimo nell’unico paese medio orientale dove ancora ha una certa libertà. la faccenda ultimamente l’ho seguita poco ma non so quanta differenza ci sia tra il fronte islamico ed il libero esercito siriano. riflettendoci USA ed UE sono sempre più anti-cristiani, l’arabia non ne parliamo, la turchia diciamo pure….. e si osa dire che ci sono due “fronti” contro assad che tra loro non sono collegati? suvvia, è assurdo. anche perché l’arabia in fondo è molto legata agli USA, così come l’UE checchè se ne dica.

  3. leo aletti says:

    Sono convinto che solo seguendo le indicazioni di papa Francesco, che ha dato alla diplomazia vaticana si arriverà alla conclusione del conflitto, le armi vanno deposte. Inoltre si deve pregare per la pace

  4. angelo says:

    Si, però andate a dirlo a Radio Vaticana che la guerra in Siria ha tanti sponsor internazionali. Radio Vaticana non fa altro che dare tutte le colpe ad Assad, e minimizza le porcherie della cosiddetta “opposizione”.
    Dovrebbe essere la Radio del Papa, invece è la radio del politicamente corretto di sinistra.
    Ultimamente un giorno si e uno no intervistano pure Alex Balotelli…

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