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Il gruppo terroristico più pericoloso del mondo? Ora è l’Isil. Per sconfiggerlo Obama cambi «squadra, strategia e tattiche»

giugno 24, 2014 Redazione

L’Isis rischia di diventare «il più ricco gruppo terroristico del mondo» e il meglio equipaggiato, scrive Fp. Il professore Obama impari da Bush ad ammettere i propri errori e a ricominciare

La politica estera di Barack Obama è stata «un fallimento». Il presidente americano oggi deve riconoscere che «la più grande minaccia che abbiamo di fronte non proviene da Al Qaeda ma dall’Isis-Isil». Lo scrive su Foreign Policy, il giornalista e Ceo del gruppo editoriale, David Rothkopf.
Secondo Rothkopf, Obama dovrebbe prendere esempio da Bush, quando, durante la ribellione irachena fra il 2005 e il 2006, «lui e la sua squadra finalmente riconobbero che la strategia americana in Iraq non stava funzionando e abbracciarono l’idea del “surge”», l’operazione militare “mirata” contro i ribelli, guidata da David Petraeus. «Il momento è maturo – scrive l’editorialista di Fp – perché avvenga una manifestazione di consapevolezza anche da parte del presidente Barack Obama».

GLI ERRORI DI OBAMA. «Le radici della instabilità che oggi tormenta l’Iraq possono essere ricondotte non solo all’invasione dell’era Bush, ma anche alle vittorie solo temporanee dell’operazione “surge” e al fallimento di Bush e di Obama nel cercare di porre rimedio ai difetti politici del sistema iracheno ereditato dal passato», fondato sulla divisione e la discriminazione reciproca fra sunniti e sciiti. La destabilizzazione dell’Iraq deriva anche dalla guerra in Siria, dove, osserva Rothkopf, l’amministrazione Obama è riuscita a «fare quasi l’impossibile, aiutando il peggio di entrambe le parti ad ottenere vittorie sul campo – ISIS e il Fronte Nusra, da un lato, Assad dall’altro -».
Questa situazione è il risultato di molte delle azioni americane precedenti: «L’invasione dell’Iraq; non aver mantenuto delle truppe di stanza sul territorio; non aver sostenuto abbastanza i membri più moderati dell’opposizione siriana prima che fosse troppo tardi». «Il costo di non affrontare il problema aumenta ogni giorno che passa», sostiene Rothkopf, e quello di «non pensare alle conseguenze delle proprie azioni (vedi Libia) è troppo alto da sopportare».

isil-aleppo-siria-guerra-bambiniISIS: PERICOLO NUMERO UNO. Ciò che sta accadendo in Iraq «non è solo un flashback», secondo l’editorialista di Fp, ma è qualcosa di «molto più pericoloso della ribellione che la squadra di Bush alla fine, e con riluttanza, ammise che stava guadagnando terreno fra il 2005 e il 2006». «Questo perché gli estremisti militanti che stanno conquistando l’Iraq, città dopo città, rappresentano una metastasi di due conflitti prima distinti – quello in Siria e quello in Iraq – e una minaccia senza precedenti per l’intera regione».
«L’Isis – prosegue Rothkopf – è l’unico gruppo che almeno superficialmente unisce gli interessi riguardo alla sicurezza nazionale di una vasta gamma di attori – Iran, Assad, Maliki, Stati Uniti, Russia, Giordania, Israele, l’Unione Europea e i Paesi del Golfo». «Tutti sono minacciati in qualche modo dall’Isis, dalla sua crescita, dalla sua sofisticata organizzazione, dalla sua audacia, e, forse soprattutto, dalla sua capacità – attraverso le rapine in banca, il contrabbando di petrolio, le estorsioni, i sequestri di persona, e anche la tassazione – di diventare il più ricco gruppo terroristico del mondo». Rothkopf sottolinea che è anche il meglio armato, essendo entrato in possesso di materiale bellico americano destinato all’esercito iracheno, fornendo mezzi da combattimento moderni «agli oltre 10.000 combattenti che fanno da calamita per gli estremisti in tutto il mondo». Il problema dell’Isis non è tanto la sua avanzata in Iraq, ma il rischio concreto che riesca a creare un califfato, minacciando i paesi confinanti, Giordania compresa. L’alternativa al califfato, osserva Rothkopf, non è poi migliore. Sarebbe infatti «la creazione di una Somalia – una regione senza legge in Medio Oriente – uno stato fallito che diventa un terreno fertile per i mali che affliggono il mondo».

COSA DEVE FARE OBAMA. Il presidente degli Stati Uniti, secondo l’editorialista di Fp, deve immediatamente riconoscere i propri errori. «Bush, noto come uno studente riluttante, ha imparato dalla sua esperienza – afferma Rothkopf – Obama, dipinto da tutti come un brillante professore, ha ora l’opportunità di dimostrare che il ragazzo più intelligente della classe può imparare dal ragazzo che ha denigrato». Infatti, osserva Rothkopf, «quando gli insorti hanno iniziato a vincere in Iraq, Bush ha avuto il coraggio di riconoscere che aveva bisogno di cambiare squadra, strategia e tattiche». Ora, secondo l’editorialista di Fp, anche Obama deve cambiare. Combattere l’Isis, conclude Rothkopf, richiede la «cooperazione politica, diplomatica, militare ed economica» con gli altri paesi interessati dalle minacce dell’Isis.

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1 Commenti

  1. beppe scrive:

    non avete ancora capito la sequenza : otto anni di democratici bamboccioni e amici degli islamici ( carter, clinton, obama) e poi i repubblicani che devono togliere le castagne da fuoco: reagan e bush.

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