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Iraq, parla Sako: «Non solo armi contro il Califfo, ma educazione. I musulmani non si libereranno dai jihadisti se non cambieranno l’islam»

ottobre 27, 2014 Rodolfo Casadei

Grande intervista al patriarca dei cristiani perseguitati: «L’Oriente ha bisogno di una laicità positiva. E di una nuova unità con l’Occidente. Nella fede»

cristiani-iraq-sako-tempi-copertinaMartedì scorso Sua Beatitudine Louis Raphael Sako I, patriarca di Babilonia e capo della Chiesa caldea, è stato il protagonista dell’incontro pubblico “Sperare contro ogni speranza – Testimonianza dal martirio dei cristiani iracheni”, organizzato a Milano da Fondazione Tempi e dal Centro Culturale di Milano (leggi la nostra cronaca della serata). Alla vigilia dell’evento il patriarca ci ha rilasciato l’intervista che segue.

Eccellenza, sono passati quasi tre mesi dall’esodo dei cristiani di Mosul, Qaraqosh e delle cittadine della Piana di Ninive sotto l’avanzata dei jihadisti dello Stato islamico. Che ne è di queste comunità? In che condizioni si trovano dal punto di vista materiale e da quello psicologico?
Le loro condizioni materiali sono tuttora miserevoli, perché sono fuggiti quasi soltanto coi vestiti che avevano addosso e poche altre cose. Sono scappati in preda al panico. Il morale è basso, perché a due mesi dall’esodo non ci sono novità che facciano loro sperare di poter tornare a breve nelle loro case. I loro villaggi sono tuttora occupati dai jihadisti e le loro proprietà sono state saccheggiate. L’emigrazione sta spaccando le famiglie: alcuni sono partiti per l’estero, altri sono rimasti in Iraq. C’è scoraggiamento sia a livello psicologico sia a livello spirituale.

I profughi si trovano nelle stesse sistemazioni di fortuna nelle quali li abbiamo trovati in agosto?
Col comitato di aiuto abbiamo cominciato a prendere alloggi in affitto per loro, ma non è facile trovare abitazioni per 120 mila persone! Avevano belle case, ampie, adesso devono vivere in dieci per stanza. Recentemente ho visitato una famiglia di 18 persone che vivevano tutte nella stessa stanza! Non hanno più redditi, e allora è la Chiesa che paga per loro gli affitti, grazie ad aiuti finanziari che arrivano da tutto il mondo, da tutte le Chiese d’Oriente e d’Occidente.

Giunge notizia che molti cristiani chiedono di organizzarsi militarmente per difendersi e che effettivamente sono sorte milizie cristiane di vari partiti e di fedeli di diverse Chiese. Cosa pensa il patriarca caldeo di questo fenomeno?
Non è un’opzione realistica. I partiti che promuovono queste milizie sono piccoli e non esercitano influenza sulla politica generale. Organizzare milizie cristiane in queste condizioni è un suicidio. Chi vuole difendere o riconquistare i villaggi farebbe bene a integrarsi nell’esercito nazionale, oppure per quanto riguarda la regione settentrionale nei peshmerga. La verità è che la maggioranza dei cristiani non si fida più di niente e di nessuno, nemmeno dei vicini di villaggio di altra religione: molti di essi hanno partecipato alle razzie contro i villaggi cristiani. La cosa più logica è entrare nelle forze armate dei curdi. Isolate, le milizie cristiane costituirebbero un facile bersaglio.

I profughi cristiani e delle altre minoranze dell’Iraq settentrionale non hanno bisogno solo di aiuti umanitari, ma di giustizia. Cioè di poter tornare in possesso delle case e delle proprietà di cui sono stati derubati. Lo Stato iracheno non appare in grado di rendere giustizia a queste vittime. Cosa dovrebbe fare la comunità internazionale?
Né il governo centrale, né il governo regionale del Kurdistan in questo momento possono fare qualcosa di serio per i profughi. Non hanno i mezzi né per lo sforzo umanitario richiesto, né per riconquistare i territori perduti. Devono usare tutte le loro attuali risorse per organizzare la difesa militare del territorio che ancora controllano. Tutte le capacità organizzative ed economiche sono concentrate nella difesa. Ad aiutare i profughi sono le Chiese e le organizzazioni internazionali.

E per quanto riguarda un intervento di polizia internazionale, più volte invocato dalle Chiese orientali, per restituire ai profughi le loro terre e le loro case?
Abbiamo il sacrosanto diritto di essere difesi e protetti, perché si tratta delle nostre case e della nostra terra. E siccome il governo iracheno è incapace di far rispettare questo diritto, c’è una responsabilità morale della comunità internazionale di fronte a questa ingiustizia. Questa responsabilità è più forte per quanto riguarda gli americani, perché all’origine dell’anarchia di oggi ci sono le loro azioni, antiche e recenti. Non basta bombardare i jihadisti, bisogna mandare delle truppe di terra. Dire oggi che l’intervento durerà tre anni o dieci anni, come hanno fatto i responsabili americani, è un modo di incoraggiare l’Isil, non di combatterlo; ed è un modo per scoraggiare i profughi, che capiscono che non potranno tornare per lungo tempo nelle loro case. Nell’immediato è necessario l’intervento militare, ma poi bisognerà soprattutto contrastare questa ideologia che si va diffondendo dappertutto, in Occidente come in Oriente, e che seduce tanti giovani fornendo loro un ideale per il quale vivere o morire. Tanti giovani musulmani che soffrono per l’ingiustizia o la disoccupazione, che sono discriminati per le loro condizioni sociali o per il loro credo religioso, sono attirati dalla propaganda dello Stato islamico.

Cosa pensa di quello che è stato fatto finora a livello di uso della forza, cioè gli attacchi arerei degli Stati Uniti e dei loro alleati, e l’invio di armi all’esercito iracheno e ai peshmerga? 
Penso che è una soluzione parziale che funzionerà per poco tempo. Non siamo nemmeno sicuri che le armi mandate all’esercito e ai peshmerga presto non finiscano nelle mani dei jihadisti o che servano per altre guerre. La soluzione permanente non sta nelle armi, ma nell’educazione, nella formazione umana. Occorre il dialogo, il negoziato. E serve anche la saggezza politica: le rivendicazioni dei curdi, degli arabi sunniti, dei turcomanni potrebbero essere risolte con l’istituzione di un sistema federalista. Questo sarebbe molto meglio che continuare con queste guerre interne che sfoceranno inevitabilmente nello smembramento dell’Iraq.

Lei ha detto in un’intervista che per i musulmani iracheni i cristiani che vivono nel paese «sono come fiori». Cosa intende dire?
Sì, lo dicono tutti: per la loro condotta, onestà, apertura, formazione scientifica e professionale, i cristiani costituiscono una élite. Sono il fior fiore della nazione. Sono differenti dagli altri, sono pacifici, aiutano il prossimo e sono molto qualificati nelle professioni che svolgono. Mentre fra i musulmani, sunniti e sciiti, ci sono problemi politici aperti che sfociano nel conflitto e nella violenza.

Come stanno reagendo i musulmani sunniti iracheni alle vicende di questi mesi? Arrivano segnali positivi o negativi?
Purtroppo sono più numerosi i segnali negativi. Il problema in Iraq è che con la deposizione di Saddam Hussein gli arabi sunniti hanno perso il potere che avevano. Fra loro e l’Isil ci sono forti differenze e contrasti sia politici sia religiosi, ma hanno in comune un obiettivo: diminuire il potere degli sciiti, aumentare quello dei sunniti, creare uno Stato islamico che impedisca l’avanzata sciita. Su questo punto collaborano. L’Isil però vuole uno Stato dove la legge islamica sia applicata sul modo wahabita, mentre gli altri sunniti sono più moderati. Tutti i sunniti oggi soffrono, e questo li porta a provare simpatia per l’Isil, anche se non accettano la loro ideologia estremista. È la solita logica politica: il nemico del mio nemico è mio amico.

Lei ha detto in varie interviste che il terrorismo non si sconfigge solo con mezzi militari, ma è decisiva l’educazione dei musulmani a un retto sentire religioso. Che cosa intende?
C’è una crisi nel mondo musulmano dovuta al fatto che non c’è un’autorità forte e centrale che decide sull’ortodossia. L’obiettivo di una nuova educazione dei musulmani dovrebbe essere quello di contrastare il messaggio di violenza e intolleranza proprio dei jihadisti, che rifiuta il pluralismo, la diversità, la democrazia, la libertà. A questo fine devono cambiare i programmi di religione nelle scuole dei paesi musulmani, si deve parlare dei credenti delle altre fedi in maniera positiva e con rispetto, con apertura. La soluzione è in un islam equilibrato e aperto.

Oggi ci sono sintomi di un cambiamento in questa direzione nelle scuole e nelle moschee?
Non ancora, c’è un grande lavoro da fare in questa direzione. Occorre intervenire sui programmi religiosi dei canali televisivi, spesso sbilanciati, sui sermoni degli imam nelle moschee. Adesso sono quasi interamente dedicati a spiegare le differenze fra le varie correnti religiose, e a dire che si tratta di eresie ed errori. Questo finisce per generare odio verso le altre religioni e i loro credenti in chi ascolta. Bisogna spiegare che il jihad non può essere una guerra contro chi è diverso; deve essere una battaglia di idee contro questa ideologia che distrugge i monumenti del nostro patrimonio storico e uccide le persone in carne e ossa. Serve un jihad per il bene, la stabilità, la pace, il rispetto.

iraq-mosul-moschea-giona-videoHa visto la lettera dei 120 saggi islamici che condannano le azioni dell’Isil? Che cosa ne pensa? Secondo alcuni meritano un ringraziamento, ma quello che hanno scritto non è ancora abbastanza.
Ho incontrato il principe Ghazi di Giordania, uno degli ispiratori di questo testo. È un primo passo, ma ci vuole di più. La spiegazione dei versetti coranici deve essere più approfondita e devono essere cercati i punti comuni fra musulmani e cristiani. Invito i musulmani a fare una profonda riflessione non solo sulla dottrina religiosa, ma sulla sua pratica. Nel mondo d’oggi occorre separare la religione dalla politica, perché la religione si basa sui valori, la politica sugli interessi. Dunque ci vogliono interventi più chiari e più forti, che non solo condannino gli atti dei terroristi, ma che dimostrino che la rottura con loro è totale, che non c’è nessuna simpatia e soprattutto che non si sta praticando un doppio linguaggio.

Eccellenza, i cristiani d’Oriente stanno facendo tantissimo per i cristiani d’Occidente con la loro testimonianza di fedeltà a Cristo fino al martirio, con la loro partecipazione alla croce di Cristo che ne fa i co-redentori dell’epoca contemporanea. Cosa possiamo fare noi occidentali per loro, soprattutto cosa dovrebbero fare le comunità cristiane d’Occidente?
La realtà odierna della società occidentale è una delle cause della calamità che si è abbattuta su noi cristiani orientali. I jihadisti pensano che in Occidente il cristianesimo ha fallito: non c’è morale, non c’è più rispetto per la religione, c’è soltanto la celebrazione del piacere, del libertinaggio e dell’omosessualità. Hanno paura che la cultura edonista occidentale venga imposta al mondo musulmano per distruggerlo come tale, e questa è una delle ragioni della loro violenza. Io penso che c’è bisogno di un ritorno alla religiosità, che l’educazione secolarizzata dei bambini non risponde al vero bisogno umano. Quando poi crescono scoprono che l’orizzonte dell’edonismo non soddisfa, e che c’è bisogno di altro. Bisogna rispettare di più i valori spirituali, senza mescolare Stato e religione. Serve una laicità positiva, che rispetta la religione. E i cristiani devono unirsi perché il pericolo è comune, devono avvicinarsi fra loro.

In che modo devono avvicinarsi? Cosa possiamo e dobbiamo fare insieme, cristiani d’Occidente e d’Oriente?
Pregare insieme, avviare rapporti permanenti, realizzare gemellaggi fra le Chiese. Non solo per inviare soldi, non solo per quello: ci sono cose più importanti. Si tratta di fare sì che i fratelli perseguitati sentano la vicinanza dei fratelli che vivono nella pace, si tratta di realizzare la comunione. Sono iniziative alla portata di tutti: una parrocchia, un gruppo di famiglie, una comunità. E dovremmo agire insieme anche sul piano politico: fare pressione insieme sui governi occidentali affinché facciano pressione sui governi locali perché facciano rispettare i diritti umani nei paesi in cui vivono i cristiani d’Oriente. Fare manifestazioni di piazza, marce di solidarietà, incontri pubblici. Sono tante le iniziative possibili.

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19 Commenti

  1. Alberto scrive:

    “La realtà odierna della società occidentale è una delle cause della calamità che si è abbattuta su noi cristiani orientali. I jihadisti pensano che in Occidente il cristianesimo ha fallito: non c’è morale, non c’è più rispetto per la religione, c’è soltanto la celebrazione del piacere, del libertinaggio e dell’omosessualità. Hanno paura che la cultura edonista occidentale venga imposta al mondo musulmano per distruggerlo come tale, e questa è una delle ragioni della loro violenza. ”

    E no, caro il mio “Sua Beatitudine”. L’occidente è una società aperta, ed e proprio questo che gli jihadisti temono, perché non sono capaci di accettarla. Sta a noi difendere questo principio, o dobbiamo sentirci in colpa perché la nostra libertà offende i tagliateste dell’ISIS ? Li stiamo forse giustificando? Il piccolo mondo antico di “Sua Beatitudine” è l’esempio migliore dell’ideologia che sta dietro il gran disastro mediorientale. E della incapacità di uscirne.

    • Skanderbeg scrive:

      Ho riletto le parole del patriarca caldeo che lei cita, credo abbia equivocato il messaggio. Qui non si sta giustificando (=rendere giusto ciò che fa lo stato islamico) ma cercando di mostrare dove intervenire per combattere il diffondersi di questa ideologia. Spesso questi argomenti sono ricorrenti nella polemica anti-occidentale: l’edonismo fine a stesso, il concentrarsi solo sul godimento materiale, la trasgressione con il bisogno patologico di infrangere ogni regola dalla più banale norma di costume al sacro, il rigetto della propria storia, cultura e tradizione.
      Che immagine può dare un mondo del genere a chi cerca qualcosa di più, ha una tensione morale o ideale? Ecco che il patriarca sostiene va recuperato un rapporto più sano e equilibrato con la dimensione spirituale/ideale per evitare di spaventare il mondo islamico con l’idea che dall’Europa possano venire solo femen, multinazionali, turismo sessuale, alcohol, droghe ecc…ecco che un’immagine diversa e più complessa strapperebbe il velo della paura, del pregiudizio e del disprezzo, rendendo finalmente possibile una convivenza basata sul rispetto e la stima reciproca. Togliere argomenti alla propaganda islamista che vuole i Cristiani un “cavallo di Troia” per distruggere l’identità dei musulmani
      Cordiali saluti

    • Leo scrive:

      @ Alberto : Di fronte a morte e distruzione di dimensioni epocali in Medio Oriente provocati dal colonialismo occidentale usi almeno un po’ di decenza !

      • Raider scrive:

        Ancora con la vecchia fandonia del “colonilaismo occidentale” come causa dei mali e dell’arretratezza del Medio Oriente e dell’Islam? Gli sceicchi stanno comprando l’Italia e l’occidente un po’ per volta, ci ricattano col petrolio e sono in grado di ricattarci finanziariamente con i preovntio del petrolio; i loro immigrati ci sommergono, stravolgono le nostre leggi per un jahd nei nostri tribunali mentre i loro tribunali coranici operano inditurbati; il politicamente corretto sta ammtuolendo ogni espressione non conforme ai dogmi del multicultiralismo; ci minaccioano in ogni dove: e saremmo noi i colpevoli?
        E quando è cominciato il colonialismo occidentale e quanto è durato, dopo che per secoli gli islamici ci hanno attaccato e hanno spadroneggiato in Europa? Ma se, dopo la conquista del Nord Africa da parte di parenti e compari di Maometto, scomparve pure l’uso della ruota! Se il famoso, eroico, invincibile Saladino fece bruciare la biblioteca del Cairo, dopo che un suo predecessore, pio almeno quanto lui, aveva fatto fare la stessa fine a quella di Alessandria! Se, nel 1690, un collegiuo di imam stabiliì che la stampa,un’altra invenzione degli odiati imperialisti occidentali, cani infedeli, non poteva essere introdotta nella Umma, anche perché il Corano, considerato non opera di Dio, ma – per scimmiottare il Cristianesimo: perchè il Verbo di Dio è la Seconda Persona della Santissma Trinità – atributo di Dio, come l’onnisapienza o l’onnipotenza: e dunque, non poteva finire sotto un torchio!
        E tutto questo “retaggio civile” che ha pesato sull’Islam è colpa degli occidentali come…. Come Leo? O come James Foley?

      • Andrea UDT scrive:

        Basta con queste lagne coloniali.

        La verità, nuda e cruda, è che quando hanno preso in mano il loro destino certe popolazioni si sono comportate peggio, molto peggio dei coloni.

        Questo non cancella gli errori del passato ma nemmeno giustifica gli errori, gli ORRORI, del presente.

        Corno d’africa, Libia, etc. etc., pochi si salvano.

        Un solo esempio: Nigeria.

        indipendente dal 1961 (ex protettorato inglese)

        1966 due colpi di stato

        1967-70 guerra civile

        1975 colpo di stato

        1983 colpo di stato

        2006 Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger: iniziano i sequestri dei tecnici che lavorano alle installazioni petrolifere

        2011-12 inizia la pulizia etnica, bersaglio preferito i cristiani

        OGGI Boko Haram (che, ricordo significa “l’educazione occidentale è peccato”).
        ragazze adolescenti vengono rapite, violentate, vendute come schiave.

        • Raider scrive:

          La Nigeria espulse, nel 1983, tre milioni di immigrati venuti dal Benin, dal Togo, dal Niger, dal Mali. Nessuna protesta, niente condanne internazionali: come, del resto, per altre espulsioni, persecuzioni e guerre tribali, comodamente addossate, se non agli Occicentali, al retaggio coloniale occidentale.” E di fronte alla persecuzione e sterminio di cristiani in quelle terre, nessuno fiata, nessuno protesta, nessuno marcia.
          La Nigeria contava 11 milioni di abitanti, come documentato dal primo censimento mai fatto colà, a opera dell’O.N.U., nel 1961: oggi, ha fra 150 e 180 milioni di abitanti, nessuno dsa dirlo con esattezza, molti dei quali vogliono stabilirsi qua a prescindere dalla situazione in cui si trova il loro Paese. Che vi sia sfruttamento delle risorse petrolifere, è vero: pagate a prezzi di mercato, però, quanto quello del Texas, ma senza ricadute per la popolazione, esattamemte come in altri Paesi arabi che esportano immigrati. La realtà è molto complessa: ma farne carico solo e sempre all’Occidente, instillare e sfruttare sensi di colpa storici tramite media e manuali scolastici politicamente corretti che azzerano ogni possibilità di esaminare fatti e cause dei fatti al di là delle mitologie multiculturaliste e della retorica terzomondista, non risolve nessuno di questi problemi.
          Nel frattempo, lgrazie all’immigrazione sempre e comunque, continua, crescente, mai davvero contrastata, mai controllata, con problemi di inserimento e convivenza che nessuna soscietà può sperare di affrontare per tempsitica e dimensioni, la società occidentale si tsrafroma progressivamente in una bolgia in un cui gli europei si avviano a essere una minoranza come le altre: e in più, dhimmizzata.

        • Leo scrive:

          “Basta con queste lagne coloniali”

          Capisco, lei preferisce stare con il sedere sopra 70 testate nucleari (solo in Italia, delle 180 ancora presenti in Europa) e non profferire verbo.

          “La verità, nuda e cruda, è che quando hanno preso in mano il loro destino certe popolazioni si sono comportate peggio, molto peggio dei coloni”

          Adesso capiamo perchè la nostra classe politica non muove un dito contro i nostri padroni ! Lo fanno perchè non ci facciamo del male ! Geniale !

          • Raider scrive:

            Leo non è la persona adatta non dirò per giudicare la genialità, ma per dire qualcoaa di plausibile su argomenti evidentemente al di fuori della portata delle sue meningi. Con quello che succede ai cristiani nel Medioriente, massacrati dai musulmani di una o dell’altra sfumatura, non certo dagli israeliani, Leo si mette a parlare delle testate nucleari dell’Occidente e non proferisce verbo, per esmpio, delle testate nucleari di cui l’Iran potrebbe dotarsi, se non l’ha già fatto, per puntarle contro il sedere di Leo, Che non proferisce verbo riguardo le armi chimiche dell’arsenalle saddamita di cui disporrebbe l’Isis, senza contare l’uso che di questo di armi avrebbero già fatto sia i governativi che i ribelli siriani, se ci fossero dubbi sul senso di umanità di gente che invita gli islamici che sono giunti da noi grazie alla lunigmiranza di Leo e dei suoi referenti eurocratici e multiklulti a uccidere gli occidentali, intanto, con tutti i mezzi a disposizione, come s’è visto in Canada. .
            Poi, non contento di quello che non sa, Leo vuole a tutti i costi non saperne di più. E mentre gli vengono fatti esempi probanti di arretratezza e fanatismo islamico dalle radici storiche così possenti, ciò che non ha mnulla a che vedere con un imperialismo e espansionsimo armato arabo-silamico, non trovando nulla da obiettare, fa battute contro i padroni che ha deciso di servire, dall’Ue che ci lascia in balia di un’immigrazione senza controlli a una politica italiana senza più sovranità. Altro che geniale!

            • Leo scrive:

              Hollywood continua a farle male. Cambi posto e vada a Disneyland. E impari a scrivere chè arsenalle fa rima con le balle che lei spara a raffica (a cominciare dalla hollywoodiana atomica dell’Iran).

              • Raider scrive:

                A lei, Leo, fa male continuare a stare dovunque si trova: e si trova sempre molto male dovunque se ne va di sia iniziativa o la manda gente con lei tutta la pazienza che le ci vuole per andarci, altrimenti lei non verrebbe qui sperando che possa venirle in mente di meglio delle stupidaggini che le tengono compagnia e non la lasciano ma.
                Approfitti pure degli errori di battitura altrui, visto che che dal nulla che lei è non viene fuori nulla che possa servirle a replicare; al massimo, la sua malafede le suggerisce in rima tutte le parole che la aiutano a descrivere a pennello la sua immagine allo specchio. Detto questo, non ho alcuna intenzione di replicare alle cretinate che la portano a girare a vuoto in una geografia a livello delle sue turbe infantili protrattesi tanto a lungo. Se la storia non è il suo forte, come molte altre cose, anche le sue nozioni di geografia sono all’altezza delle sue frustrazioni, le uniche cose in cui spicca qualche centimetro più su del fango in cui sguazza.

                • Leo scrive:

                  “non ho alcuna intenzione di replicare alle cretinate che la portano a girare a vuoto”

                  Le ricordo che ha cominciato lei a tirarmi in ballo. Io da parte mia non sentivo affatto la mancanza, nè di lei nè delle sue pagelle. Anche in considerazione del fatto che l’intervista parla di cose serie e chi parla le vive in prima persona. Ci sarebbe solo da ascoltare ed imparare : le farebbe bene provarci una volta tanto. Sempre e solo Hollywood fa male le ripeto.
                  Comunque se le fa piacere sfogarsi faccia pure. Noi pensionati siamo felici quando possiamo fare un lavoro socialmente utile, soprattutto verso i nostri coetanei più sfortunati

                  • Raider scrive:

                    Io ho soltanto risposto a quella che pensavo fosse una persona seria, non a uno dalla testa ballerina. Mi sono sbagliato e ho scoperto che lei, oltre a non saper fare altro che dire scicohezze sul piano personale che la faranno ritenere bravo nei posti in cui prima mandava in vacanza e ora che lei è pensione, ha spedito in esilio perpetuo il suo cervello in modo da non averci più a che fare, non si è neppure sognato di spiegare neanche come e perché, lo ricordo benissimo, avreste fermato la globalizzazione lei e gli immigrati, con tutti i cinesi che lei ha invitato a ballarle in testa.
                    E siccome ho di meglio da fare che rispondere ai cretini stagionati o in verde età come lei, non le farò più nemmeno l’onore di insultarla come merita.

                    • Leo scrive:

                      “non si è neppure sognato di spiegare neanche come e perché, lo ricordo benissimo, avreste fermato la globalizzazione lei e gli immigrati, con tutti i cinesi che lei ha invitato a ballarle in testa”

                      Sono io a ricordare benissimo di averle risposto con tanto di argomentazione, ricordo benissimo che la sua controrisposta testimoniava di viaggiare sui suoi binari hollywoodiani e ricordo ancora di più che lei è una di quelle persone che pretenderebbe di orientare la risposta secondo i suoi gusti. Da qui il mio totale disinteresse ad argomentare con lei.

                      “E siccome ho di meglio da fare che rispondere ai cretini stagionati o in verde età come lei, non le farò più nemmeno l’onore di insultarla come merita”

                      Fa bene : alla nostra età arrabbiarsi può fare male.

    • Andrea UDT scrive:

      concordo con Alberto.

      Però con l’aggiunta che dovremmo imparare, dovremmo sforzarci di accettare la realtà: NON esiste un Islam moderato, non esistono “ragioni islamiche o da ricercarsi nella cultura islamica” che possano portare ad un islam moderato.

      Bisogna rendere atto a Benedetto XVI che questo problema con il discorso di Ratisbona lo ha messo in evidenza.

      Invece di sommergerlo di critiche “politicamente corrette” si doveva, si deve e necessariamente si dovrà agire.

      L’occidente ha sconfitto comunismo, nazismo, fascismo.

      Speriamo ce la faccia anche con l’islam.

  2. Skanderbeg scrive:

    Grazie per questa bellissima intervista, sottoscrivo tutto!

  3. Raider scrive:

    Per l’ultima volta, constato che Leo, non so se per ragioni sopravvenute o per difetto d’origine, le sbaglia tutte, sia quando fa l’ufficio anagrafe sia quando ricorda di avere risposto e non lo ha fatto e continua a non farlo, preso com’è dal continuo viaggiare ovunque, seppure all’interno di una geografia limitata al regno dei balocchi, perché non ricorda nemmeno dove ha lasciato la testa l’ultima volta che l’ha usata, se mai lo ha fatto altro che per ribattere in modo inacidito e per evidenti frustrazioni di carattere personale, bensì senza mai dire nulla di neppure lontanamente sensato, per quanto vicino ai luoghi che gli sono cari da sempre e in cui ha stabilito il suo domicilio mentale.
    Pertanto, il giudizio di cretino non aveva nulla di personale, era solo una constatazione, un rilievo di natura puramente tecnica che ricade su chi non è in grado di assumersi la responsabilità delle proprie affermazioni. Non c’era nulla di personale come non ho nulla di cui sfogarmi; ma se fare la vittima può giovare in qualche modo all’umore di Leo, se non al suo carattere, se lo fa sentire soddisfatto, umanamente realizzato dopo una vita in cui non ce l’ha fatta a esprimere in modo completo l’astio e la malafede in unità d’intenti con tutto ciò che gli risparmio per non fargli venire un picco di autolesionismo pienamente appagato, continui pure a comportarsi da perfetto cretino.

  4. Focauld scrive:

    “La realtà odierna della società occidentale è una delle cause della calamità che si è abbattuta su noi cristiani orientali.”

    Questo lucido giudizio di msgr Sako dovrebbe essere il punto di partenza per capire cosa sta succedendo e perchè in Medio Oriente.

    Sotto accusa è un occidente in fase terminale la cui unica politica è rapina, destabilizzazione, divisione, distruzione delle società che si oppongono ai suoi interessi, finanziamento, addestramento e complicità con estremisti e fondamentalisti di ogni tipo, acutizzazione dei problemi interni dei vari Paesi, uso di operazioni falsa bandiera (di cui l’11 settembre 2001 costituisce l’apice), manipolazione ideologica tramite il controllo sui media delle opinioni pubbliche occidentali.

    @Leo : un consiglio per te. Non nutrire i trolls ed i loro deliri. Poi fai come ti pare.

    • Raider scrive:

      Se c’è qualche troll in giro, Focauld farebbe bene a guardare dalla stessa parte in cui si trova insieme a Leo e a chi minaccia l’occidente in cui vivono e da cui farebbero bene a fuggire per rifugiarsi nei posti che meglio gli si addicono, fra Cartoonia e Tora Bora. Almeno, Leo ha la furbizia, ancorché di piccolo cabotaggio malgrado punti verso le mete abbastanza lontane da dargli la sicurezza di non poter più raggiungere il suo cervello, di attaccare una persona come risposta a argomenti cui non trova nulla da eccepire; Foucauld, invece, maltratta proprio quelli che trova o meglio ruba, nel caso, a monsignor Sako.
      Foucauld, infatti, mostra di non capire che il presule si riferiva alla perdita di valori dell’Occidente, non agli interessi occidentali che i musulmani ricchi, emiri e sceicchi coltivano quanto e più degli occidentali, con cui fanno affari e nei cui Paesi investono. L’anti-imperialismo è una copertura usata strumentalmente, a cui i Leo e i Foucauld abboccano per il fanatismo di cui sino sono nutriti pià di quanto facciano i troll, che sono un prodotto genuino di potentati eurocratici che qui si combatte quanto altri in attività nel mondo globalizzato.
      Chissà perché, poi, gli islamici, con tutto il petrolio che hanno, si dovrebbero ribellare all’imperialismo occidentale, dall’Algeria alle Filippine, dal Canada alla Nigeria; mentre gli altri popoli sottosviluppati e i fedeli di religioni, che gli islamici nulla fanno per aiutare e che, anzi, sfruttano come tutti gli altri imperialisti che si rispettino, non conducono un attacco all’Occidente e non solo all’Occidente in nome dell’Islam, di Maometto e del Corano: che rientra a pieno titolo nelle tradizioni islamiche e fa parte della loro più viva e originale eredità storica.
      I deliri cui soggetto Foucauld, pertanto, lo autorizzano a dare consigli, rigorosamente sballati, a chi delira né più nè meno di lui.

  5. Raider scrive:

    Mai stato nel posto in cui il suo cervello ha la residenza, ciò che spiega le difficoltà insormontabili che lei ha nel collegarlsi alle sue residue cellule cerebrali, felici di essersi liberate di lei.

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“All for freedom, freedom for all”. È il nuovo motto di Harley-Davidson che intende sedurre anche chi non è (ancora) un motociclista

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Nel bel mezzo di Agosto, la Casa di Iwata lancia un criptico video teaser che anticipa quanto verrà svelato il 6 settembre alle 17:00: la Yamaha T7

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Si chiama Nolan N90-2 ed è l’apribile entry level di Nolan. Adatto sia all’utilizzo in città sia per un lungo viaggio, costa 269,99 euro

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I fiori mai sbocciati dell’automobilismo mondiale No, loro non ce l’hanno fatta. Non sono riuscite ad arrivare in produzione, perse nei meandri delle logiche commerciali, del marketing, degli eventi globali o, semplicemente, dell’indecisione dei costruttori. Sono quelle centinaia di concept car – o prototipi che dir si voglia – realizzati in piccolissimi numeri, quando non […]

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La Volkswagen Tiguan 2.0 BiTDI DSG 4M R-Line è una suv compatta per chi va sempre di corsa ma non per questo manca di praticità. Si parte da 46.000 euro.

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