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Ingroia è appena atterrato in Italia e si è già trasformato da salvatore della patria a «peggior candidato possibile»

gennaio 4, 2013 Chiara Sirianni

È diventato «il peggior candidato possibile» dopo essere tornato dal Guatemala e aver messo il cappello sul Quarto Polo. Anche nell’estrema sinistra non si sta tanto bene

Scaricato per aver «stravolto il progetto» del quarto polo democratico. Antonio Ingroia avrebbe attirato le ire dei “professori” che a marzo di quest’anno avevano lanciato un manifesto per un nuovo soggetto politico, alternativo sia al governo tecnico sia ai partiti tradizionali. Nomi di livello: da Paul Ginsborg (il professore che insieme a Francesco Pardi diede il via al movimento dei girotondini) all’economista Guido Viale (ex dirigente di Lotta Continua). In otto pagine densissime, zeppe di citazioni che spaziavano da Walt Whitman a Peter Maier, da Norberto Bobbio a John Stuart Mill, si invocava l’avvento di un «soggetto politico nuovo, anche a livello europeo» in grado di andare oltre i partiti, «guardati con crescente sfiducia, disprezzo, perfino rabbia. Al cuore della democrazia si è aperto un buco nero, una sfera separata, abitata da professionisti in gran parte maschi, organizzata dalle élite di partito».

COS’ERA IL QUARTO POLO. Alla base la delusione per una sinistra filo-montista, e servilmente assoggettata ai mercati. Da sconfiggere, il pensiero unico liberista. Fra i firmatari, Stefano Rodotà (costituzionalista), Alberto Lucarelli e Ugo Mattei (promotori del referendum sull’acqua pubblica), Sandro Plano (presidente della comunità montana della Val di Susa) e una folta schiera di sociologi, economisti e filosofi del diritto. Sì alla politica dei beni comuni, e l’arancione Luigi De Magistris citato come esempio, assieme al suo laboratorio Napoli. Il treno sembrava partito e pronto a correre alle amministrative di primavera, ma qualcosa è andato storto. Lo spiega oggi La Stampa: all’inizio di dicembre, i professori in un’assemblea a Roma stendono programma e metodo: grande spazio ai movimenti, leadership aperta, niente segretari in lista. Nel frattempo Antonio Ingroia torna dal Guatemala e lancia la sua candidatura. Da quel momento i due ex Pm avrebbero iniziato a schiacciare le altre personalità in gioco, e i movimenti (forum acqua pubblica, No Tav, teatri occupati) rumoreggiano.

IL PEGGIOR CANDIDATO POSSIBILE. Ingroia, secondo il giurista Mattei, è ora “il peggior candidato possibile”. Anche Paul Ginsborg, ideologo e fondatore di Alba (uno dei pilastri di “Cambiare si può”, al cui interno esistono Idv, Verdi e Rifondazione) ha mostrato qualche perplessità per «l’improvvisa e massiccia presenza di Rifondazione comunista in quello che doveva essere per definizione un appello e una lista non-partitici. Almeno io l’avevo capito così, ma forse sbagliavo». E anche Chiara Sasso (esponente del coordinamento Rete dei Comuni Solidali) ha spiegato che «il famoso passo indietro dei partiti non solo non è stato fatto, ma se l’hanno fatto è stato per prendere la rincorsa e farne due in avanti, azzannati alla gola».

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