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Imprenditori e investitori in rete per uscire dalla crisi. Così le Pmi italiane tornano ad assumere. Anche i giovani

aprile 21, 2014 Matteo Rigamonti

Se il mercato domestico è fermo, le imprese devono provare a crescere altrove. La proposta di Carlo Bassi e BackToWork24 per aiutarle è metterle in contatto con chi dispone delle competenze e i capitali che servono a farlo

Una società per mettere in contatto le imprese con i manager e gli investitori. Da due anni, Carlo Bassi, l’imprenditore che ha rilanciato la moto Borile e gli yachts Sciallino, si è impegnato in questa avventura, partendo dapprima in totale autonomia e ricevendo in un secondo momento l’appoggio del Gruppo 24 Ore, di cui oggi BACKtoWORK24, la sua piattaforma, fa parte. La modalità individuata da Bassi è quella di raccogliere ogni potenziale candidatura (azienda, imprenditore, manager o investitore), facendo compilare ai diretti interessati una scheda di presentazione delle proprie attività e richieste, per poi preparare gli appuntamenti.
In caso di buon esito e conclusione dell’accordo, BACKtoWORK24 si aggiudica una commissione pari al 5 per cento dell’importo investito. Nel giro di due anni sono stati raccolti i nominativi di duemila manager e investitori (di cui 250 privati) e di 1600 aziende e imprenditori. Quaranta le operazioni concluse per un totale di 8 milioni di euro investiti, per una media di ogni singolo investimento pari circa a 200 mila euro. Entro la fine dell’anno, Bassi ha in programma di portare a termine altre 60 operazioni, offrendo ad ogni imprenditore la possibilità di avere circa cinque o sei incontri al mese con investitori e manager interessati.

MEGLIO DI UNA START UP. «Certamente le cose sono cambiate in positivo da quando abbiamo il logo del Sole 24 Ore alle spalle», spiega Bassi a tempi.it. «Prima ci consideravano quasi degli extraterrestri, ma dopo due anni si è iniziato a capire che il metodo che abbiamo individuato per uscire dalla crisi porta frutto e sempre più imprenditori ci chiedono di poter entrare in contatto con la nostra realtà». L’obiettivo, prosegue Bassi, «è quello aiutare le nostre imprese a uscire dall’autoreferenzialità, perché, se è vero che oggi il mercato domestico e quello europeo sono fermi, è indispensabile espandersi su quello globale per chi vuole crescere e sopravvivere». Soltanto che i 3 milioni e 700 mila imprenditori italiani (tante sono le Pmi con meno di dieci dipendenti) non sempre dispongono delle risorse e competenze necessarie per farlo. Da qui l’idea di portare capitali e manager in azienda per provare a far fare loro un salto altrimenti impossibile.

PROSPETTIVE PER GIOVANI. «Le imprese che si rivolgono a noi – continua Bassi – sono in maggioranza manifatturiere e fanno tutte parte di quel 95 per cento di Pmi che hanno meno di dieci dipendenti e ancora offrono un posto all’80 per cento dei lavoratori italiani. Noi crediamo, infatti, che sia molto meglio portare nuove competenze e professionalità all’interno di strutture già rodate piuttosto che avviarne sempre di nuove. Secondo noi è preferibile che un giovane, piuttosto che far partire una nuova start up, si inserisca in un’azienda già solida, dove può apprendere competenze, che altrimenti dovrebbe inventarsi da sé, e fare affidamento su adeguate disponibilità finanziarie, che da solo difficilmente potrebbe ottenere».

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2 Commenti

  1. mike scrive:

    in base a quanto detto, diciamo non troppo, pare una buona idea. solo che se funziona non so se la lasceranno continuare i signori dell’economia internazionale.

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