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Il battesimo europeo del Portogallo passò sul cadavere dell’Inghilterra

maggio 27, 2012 Emmanuele Michela

Fu l’esordio del gruppo A di Euro 2000. L’incrocio tra una squadra promettente in cerca di consacrazione e una vecchia corazzata incapace di passare il turno. Ne uscirono vincenti i lusitani, con un’esaltante rimonta.

Continua la serie dedicata alle grandi partite che hanno fatto la storia degli Europei di calcio. Dopo Italia-Olanda 2000, e Portogallo-Grecia 2004 ecco il racconto di un altro incredibile match.

Che il girone A fosse quello più difficile era evidente a tutti. Germania, Inghilterra, Portogallo e Romania. Euro 2000 le ha volute tutte quattro assieme, con le prime due più avvantaggiate sui lusitani, e decisamente più staccati Hagi e compagni. Saranno 12 partite sudatissime, ne sono convinti tutti. I tedeschi fanno ancora paura con la loro vecchia guardia composta da Matthaus, Bierhoff, Scholl, Hassler… Un gruppo che però si rivelerà un vero flop, incapace di andare oltre la fase a gironi. Anche gli inglesi hanno un organico super, specie in attacco: c’è Alan Shearer, che ha solo 30 anni ma ha già dichiarato che quella sarebbe stata la sua ultima esperienza in nazionale, c’è un giovane e scalpitante Michael Owen che brilla sempre di più a Liverpool, c’è “Super Kev” Phillips, fresco di Scarpa d’Oro con 30 gol al Sunderland. I Three Lions, allenati da Kevin Keegan, giocano il primo match contro il Portogallo, una compagine dai nomi certo di valore (Figo, Rui Costa, Pauleta), ma che deve ancora trovare piena affermazione in questo genere di competizione.

Quello di Eindhoven è uno dei match più belli che il pallone europeo abbia conosciuto. Le due squadre si affrontano a viso aperto, battendosi intensamente a centrocampo e sfruttando al meglio i vuoti delle difese avversarie. A partire fortissima è l’Inghilterra, che dopo soli 3 minuti è già in vantaggio: Paul Scholes è un piccoletto, ma pare volare quando il cross dalla destra di David Beckham pesca in area la sua testa. La sua incornata potente sul primo palo fa gioire i tanti inglesi presenti, che dopo neanche 15 minuti possono esultare un’altra volta: McManaman soffre di solitudine in area di rigore quando un altro cross di Becks lo trova vis-a-vis con Vitor Baia, fulminato dal destro potente del centrocampista del Liverpool. In meno di 20 minuti pare che gli inglesi abbiano voluto far capire a tutti che in questo Europeo non intendono certo scherzare.

Ma il Portogallo è bravo a non perdersi d’animo, e se riesce ad accorciare subito le distanze deve ringraziare un giocatore che solo qualche mese dopo, quando il Real verserà al Barcellona 140 miliardi per il suo cartellino, batterà ogni record di spesa per un trasferimento. Ma la rete con cui Luis Figo fa 2-1 vale tutti quei soldi: il suo destro dalla trequarti è semplicemente perfetto, e toglie le ragnatele dall’incrocio della porta difesa da Seaman. Altra perla è quella con cui i lusitani, prima che finisca il primo tempo, riescono a riacciuffare gli inglesi: l’estenuante possesso palla orchestrato da Rui Costa porta il viola al cross dalla trequarti; il pallone è molto teso, ma non tanto alto, e Joao Pinto s’inventa un colpo di testa in volo d’angelo assurdo, a deviare il pallone sul secondo palo. È 2-2, ma la beffa non è finita per gli inglesi, perché al 15′ minuto del secondo tempo il Portogallo costruisce un’azione veloce per vie centrali, Rui Costa regala un pallone delizioso al futuro compagno di squadra in viola Nuno Gomes (Cecchi Gori l’acquisterà l’estate stessa, per sostituire Batistuta), il quale è abilissimo a controllare e trafiggere Seaman. I lusitani completano così la rimonta, e regalano la prima sorpresa di questo girone. Un 3-2 amaro, ma mai quanto quello rumeno con cui l’Inghilterra verrà eliminata dal girone, pochi giorni più tardi. Alla fine a qualificarsi nel girone A sono così le due squadre meno quotate, e se la Romania affonderà ai quarti sotto i gol di Totti e Inzaghi, il Portogallo s’arrenderà solo in semifinale contro la Francia, sconfitta da un rigore ai supplementari di Zidane.

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