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Grecia. Statistico condannato per non aver dichiarato il falso sul deficit di bilancio

agosto 4, 2017 Rodolfo Casadei

Il caso kafkiano di Andreas Georgiou, presidente di Elstat dall’agosto 2010 all’agosto 2015, accusato di avere gonfiato il dato relativo al deficit del bilancio greco del 2009

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Dopo sei anni di inchieste e processi una corte ha finalmente condannato a due anni di reclusione con la condizionale l’ex presidente di Elstat, l’Autorità statistica greca responsabile fra le altre cose delle statistiche sui deficit di bilancio del paese. Un lettore distratto tirerebbe subito la conclusione che almeno uno dei responsabili della falsificazione dei dati macroeconomici della Grecia, che è stata una concausa della crisi del debito greco, è stato infine punito. Errore: Andreas Georgiou, presidente di Elstat dall’agosto 2010 all’agosto 2015, non è un complice della manipolazione dei dati che contribuì alla crisi finanziaria che rese necessario il primo salvataggio della Grecia nel maggio 2010. Al contrario, Georgiou è l’economista a cui fu affidata l’agenzia ufficiale statistica dopo che il primo ministro dell’epoca Andreas Papandreou aveva rivelato pubblicamente che per anni le autorità greche avevano presentato all’Unione Europea bilanci falsi (con l’aiuto di Goldman Sachs, si seppe poi) per fare sì che la Grecia fosse ammessa nell’euro.

Già vice capo di divisione del Dipartimento statistiche del Fondo monetario internazionale (Fmi) e docente di economia all’università del Michigan, Georgiou prese molto sul serio il compito affidatogli, e permise all’Elstat di riacquistare credibilità agli occhi di Eurostat, l’ente statistico dell’Unione Europea (Ue). Male però gliene è incolto in patria: a partire dal 2011 gli strali della giustizia ellenica hanno preso a trafiggerlo con accuse di avere lui falsificato, stavolta per eccesso, i dati macroeconomici negativi della Grecia, e di altre presunte scorrettezze penalmente rilevanti.

Finora l’ex presidente di Elstat ha dovuto affrontare sei verdetti a porte chiuse della Corte di Cassazione e quattro processi pubblici per difendersi dall’imputazione di avere gonfiato il dato relativo al deficit del bilancio greco del 2009. A questa si sono aggiunte le accuse secondo cui avrebbe danneggiato gli interessi del paese, violato procedure interne, diffamato colleghi di lavoro di Elstat e continuato a lavorare per il Fondo monetario internazionale anche dopo essere stato nominato all’agenzia statistica greca. Tutto è cominciato nel 2011 quando un giovane procuratore specializzato in casi finanziari ha aperto un’inchiesta per appurare se Georgiou aveva agito contro gli interessi della Grecia. I successivi procedimenti sono nati da querele sporte contro di lui da due membri del consiglio di amministrazione di Elsat licenziati e da un impiegato anziano dello stesso ente.

Per sei anni la giustizia greca e Georgiou hanno giocato al gatto col topo, col secondo che veniva assolto in primo grado o in Appello o in Corte di Cassazione e il procuratore generale che chiedeva di riaprire il caso e celebrare un nuovo processo. La prima volta è successo nel 2013, l’ultima nel dicembre scorso, allorché il procuratore generale ha impugnato l’ennesima sentenza di assoluzione e ha disposto la celebrazione del processo in Corte d’Appello che martedì si è concluso con la condanna detta all’inizio. L’ex presidente è stato assolto dalle accuse di avere occupato contemporaneamente due posti di lavoro, uno all’Fmi e l’altro all’Elstat, e di non aver riunito il consiglio di amministrazione, ma è stato condannato per “inadempienza ai doveri d’ufficio” per non avere comunicato ai membri del consiglio d’amministrazione, per le opportune valutazioni, i dati statistici sul deficit di bilancio greco del 2009 che ha inviato a Eurostat. Georgiou ha annunciato ricorso in Corte di Cassazione.

La condanna dell’ex dirigente dell’Fmi ha provocato proteste in tutta Europa. Uno statistico di Eurostat, testimone a discarico di Georgiou al processo, ha definito il procedimento «una farsa preordinata e intimidatoria». Aris Hatzis, docente di diritto ed economia all’università di Atene, ha definito la sentenza «kafkiana, una forma di persecuzione politica». Eurostat ha confermato che i dati trasmessi da Elstat quando Georgiou era presidente erano corretti, come pure conforme alla normativa europea è stata la loro trasmissione senza dibatterli col consiglio di amministrazione dell’ente. «Mi sento come se vivessi in un mondo paradossale dove ogni cosa è messa all’incontrario», aveva dichiarato Georgiou durante uno degli episodi della telenovela giudiziaria. «Coloro che producono statistiche affidabili che sono state convalidate ripetutamente dalle istituzioni internazionali vengono perseguitati, mentre a coloro che si oppongono ad essi e che furono responsabili di statistiche fraudolente nel passato non viene contestato nulla. Se i pubblici ufficiali non possono produrre statistiche corrette senza il timore di essere trascinati per anni da un tribunale all’altro, l’integrità dell’Unione Europea e del suo sistema economico è minata alla base».

Foto Ansa

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