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Da Singapore alla Premier, montando pneumatici. L’incredibile storia di Holt

ottobre 8, 2012 Emmanuele Michela

Passo veloce e pesante, fianchi larghi e schiena ricurva. La corsa di Grant Holt non brilla per bello stile e sprint, ma ha fatto male più di una volta in questi ultimi tre anni in cui il 31enne di Carlisle ha infiammato il Carrow Road di Norwich. Mai quanto adesso ai Canaries servono i suoi […]

Passo veloce e pesante, fianchi larghi e schiena ricurva. La corsa di Grant Holt non brilla per bello stile e sprint, ma ha fatto male più di una volta in questi ultimi tre anni in cui il 31enne di Carlisle ha infiammato il Carrow Road di Norwich. Mai quanto adesso ai Canaries servono i suoi gol: di settimana in settimana il fondo della classifica sembra risucchiarli sempre di più, e i 3 miseri punti accumulati fin qui non bastano a contrastare questa pessima partenza. Dov’è finita la squadra miracolosa che stupiva tutti passando in tre anni dalla League One alla Premier, e pochi mesi fa si godeva una tranquilla salvezza nella massima serie inglese? Peccato, perché sabato a Stamford Bridge per qualche minuto gli uomini di Chris Hughton sembravano aver cambiato rotta e un bel gol proprio di Holt (schiena ingobbita, piede teso, destro potente a fulminare Cech) aveva illuso il Norwich, poi travolto 4-1 dai Blues sempre più in testa solitari, inseguiti a fatica da United e City.

CHILOMETRI E PNEUMATICI. Storia strana quella di questo bomber, arrivato molto tardi nel calcio che conta. Il suo passato è fatto di tanta panchina, calcio amatoriale, viaggi chilometrici per raccimolare un posto da titolare. Cresciuto nel nord del Paese, 11 anni fa le ha tentate tutte per trovarsi una squadra dove giocare con continuità: tutte vuol dire anche andare in prestito dall’altra parte del mondo, quando era in forza al Carlisle. Prima ci prova al Sorrento, club australiano di Perth, poi addirittura al Sengkang Marine, squadra di Singapore. Vita strana quella dei calciatori europei in Estremo Oriente: servito e riverito, Holt si gove la vita da piccola star, in una casa con piscina e sauna. Ma è un prestito con data di scadenza ben in vista, e non appena l’Europa richiama, Holt deve tornare. Il Carlisle lo rivuole, sembra ci sia per lui un posto. Invece viene girato ad un altro club, il Barrow, sempre in prestito, ai limiti del professionismo inglese. È costretto a tornare a lavorare: monta pneumatici alle macchine, e finito il lavoro corre ad allenarsi coi compagni. «Un giorno tentai di andare a fare un provino a Exeter (nell’estremo sud dell’Inghilterra, ndr): guidai tutto il giorno verso sud, giocai bene, tornai indietro, giusto per vedere che, già il giorno dopo, dopo 10 ore di viaggio, ero stato licenziato. “Ora ne ho davvero abbastanza”, pensai a quel punto, “Non andrò mai più a nessun provino”».

FINALMENTE A NORWICH. Era solo 10 anni fa. «Se qualcuno mi avesse detto, quando girovagavo per Barrow, che sarei finito a giocare in Premier, gli avrei riso in faccia». Già, perché Holt fu fortunato: non appena rimase senza squadra, stranamente lo Sheffield Wednesday a cercarlo. Ci pensò un po’, poi mise da parte le sue perplessità sul mondo del calcio e accettò: tornò a giocare, ma non fu una bella stagione la sua, con tante panchine e solo 3 gol con gli Owls. E allora riprese a girare: Rochdale, Nottingham, Shrewsbury e, finalmente nel 2009, Norwich. Dove pare abbia trovato finalmente il suo habitat perfetto: insieme al tecnico Lambert è il protagonista delle doppio salto dalla League One alla Premier. Qui esordisce finalmente con tanta emozione alla bellezza di 28 anni, coronando la sua prima stagione con 15 centri. Tre anni magnifici: 60 gol, tre volte giocatore dell’anno, la fascia da capitano al braccio. Il suo nome compare sul taccuino di Capello e Hodgson per Euro 2012 (dove però non viene convocato). Ora non viaggia più, e finalmente può vivere insieme alla moglie, trasferitasi a vivere anche lei a Norwich. Chi avrebbe immaginato una cosa simile? Quest’estate si diceva potesse andarsene per seguire il tecnico Lambert all’Aston Villa, ma alla fine è rimasto. Di peripezie ne ha vissute tante, non lo spaventa vedere il suo Norwich soffrire così tanto a fondo classifica: maniche rimboccate, sudore in faccia, il meccanico si rimette al lavoro. Ah, rigorosamente con la schiena ricurva.

 

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