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Corea del Nord, l’unico paese al mondo dove nessuno chiede e si chiede mai «il perché delle cose»

luglio 11, 2014 Leone Grotti

I disertori del regime fuggiti in Corea del Sud spiegano qual è l’arma più forte del regime: «Chiedere il perché di qualcosa non ha né senso né rilevanza. Bisogna solo obbedire “per il bene del Partito e del Leader Supremo”»

La migliore arma del regime nordcoreano non è un missile con testata nucleare, un reparto dell’esercito o di polizia ma l’educazione (ma sarebbe meglio parlare di indottrinamento), impartita fin dall’asilo a tutta la popolazione, che spinge ogni nordcoreano a non chiedere (e non chiedersi) mai: «Perché?». Tutti sanno che lavoro devono fare, come devono muoversi, come devono parlare e quale compito gli viene richiesto ma nessuno si chiede “perché”.

«NON HA SENSO CHIEDERE PERCHÉ». Oh Yeon-seo, scappata dal regime e rifugiatasi in Corea del Sud, dichiara al New Focus International: «Non mi sono mai chiesta il perché di niente quando vivevo in Corea del Nord. Mi hanno sempre educata in un altro modo. Noi chiedevamo sempre quale compito avremmo dovuto svolgere in seguito. Ma chiedere il perché di qualcosa non ha né senso né rilevanza in Corea del Nord, perché i nordcoreani devono solo obbedire “per il bene del Partito e del Leader Supremo”».

DISUMANIZZARE IL POPOLO. «Un altro disertore, Kim Kyong-ho, conferma: «I comuni nordcoreani considerano obbedire agli ordini come un dovere naturale e morale. Lo facciamo e basta. Non mi è mai venuto in mente di chiedere il perché di quello che si faceva. Si fanno le cose perché lo Stato dice che devono essere fatte». Così il regime nordcoreano, che dentro i gulag insegna ai detenuti a considerarsi come animali e non come essere umani, cerca di disumanizzare anche i comuni cittadini, spingendoli a non chiedersi il perché delle cose e questa è la sua arma più potente.

«LA PRIMA VOLTA HO TREMATO». «La prima volta che mi sono chiesto il perché di una cosa è stato quando dovevo decidere se scappare dal paese o no», continua Kyong-ho. «Ero estremamente confuso quando mi sono chiesto perché. Quella domanda mi faceva tremare perché non ho mai dovuto chiedere perché in tutta la mia vita. Le richieste del partito sono così opprimenti che nessuno lo fa».

ABBATTERE IL PARTITO. Ed è proprio da qui, non dalle armi o dalla rivoluzione, che la Corea del Nord potrebbe cominciare per liberarsi dalla schiavitù del partito comunista e della dittatura di Kim Jong-un: «Penso che la cosa più importante per i nordcoreani sia cominciare a chiedere “Perché?”. Quando non l’hai mai fatto, cominciare richiede uno sforzo inimmaginabile. Io spero che qualcosa cambi perché gli amici e la mia famiglia a casa comincino a pensare così».

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