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Come si vota in Val di Susa, dove ci si divide ormai solo su due fronti: No Tav contro Sì Tav

aprile 4, 2014 Marco Margrita

Saltano i consueti steccati per concentrarsi tutti sulla questione della linea ferroviaria. Chiamparino: «A Susa non avrei dubbi: voterei la candidata civica del centrodestra»

I motori della campagna elettorale, anche in Val di Susa, rombano alla partenza. La tripla sfida (europee, regionali e amministrative in quasi tutti i Comuni del territorio) assume qui un significato particolare. Ovviamente, ancora una volta, è centrale la questione Tav (o, meglio, No Tav). Il movimento antitreno lavora, non senza tatticismi non proprio da nuova politica, per assicurarsi l’egemonia negli Enti Locali. Sul fronte delle alte competizioni, i leaders trenocrociati marciano più divisi (qualche osservatore delle cose politiche locale sostiene, malevolo, “per colpire uniti”). La tattica, ancora una volta, è quella di far pesare il più possibile il pacchetto di consensi territoriali legati all’opposizione alla Torino-Lione.

REGIONALI E EUROPEE. Alle Regionali scontata l’ostilità al candidato del centrosinistra Sergio Chiamparino, che porta lo stigma dello storico appoggio al “treno veloce”. Già quattro anni fa, durante la campagna elettorale che registrò la sconfitta di Mercedes Bresso, all’allora sindaco di Torino fu impedito di parlare ad un convegno del Partito Democratico ad Almese. Una clamorosa contestazione, con tanto di amministratori locali a lanciare insulti fuori dalla sala dove si sarebbe dovuto tenere l’incontro. Ad oggi, l’unico candidato esplicitamente No Tav è il grillino Davide Bono. Anche se si vocifera la possibilità di una lista della sinistra “pro Tsipras”, che potrebbe attrarre un po’ dei voti. Alle Europee, d’altronde, nella lista della “sinistra d’alternativa” si candidano una tripletta di esponenti No Tav: Carla Mattioli, Gigi Richetto e Nicoletta Dosio. Alberto Perino, che con Grillo condivide anche la condanna in primo grado per la rottura della baita-presidio in Clarea nel 2010, continua a propendere il Movimento 5 Stelle.

NO TAV SI’ TAV. La lotta più simbolica è quella per la conquista di Susa. Dove l’uscente Gemma Amprino (centrodestra con ampi innesti civici) tenta la riconferma, dopo aver caratterizzato il suo mandato per un atteggiamento dialogante e istituzionale sulla Tav. A contrastarla sarà quel Sandro Plano, per due mandati già sindaco in quota al centrosinistra e iscritto al Pd, che dalla poltrona di presidente dell’ora disciolta Comunità Montana ha fatto della lotta alla nuova linea ferroviaria un segno distintivo. La sua lista potrà giovarsi della “desistenza” (non precisamente una scelta d’innovazione dei metodi politici) dei grillini. «Dopo una prima serie di contatti finalizzati all’individuazione delle possibili soluzioni tra cui anche una lista civica, è emersa in modo netto la figura di Sandro Plano quale candidato sindaco – spiega il senatore Scibona, luogotenete No Tav nel M5S – la candidatura è stata sostenuta dal locale comitato No Tav ed anche da altri amministratori contrari al Tav quali i sindaci di Venaus e S. Ambrogio; come fatto in tutti gli altri comuni della valle dove sono presenti liste espressione del Movimento No Tav, abbiamo deciso di farci da parte per non ostacolare il percorso scelto per portare avanti le istanze del territorio contro la grande opera inutile. Lui non ci ha mai chiesto e siamo sicuri non ci chiederebbe mai, proprio per il rispetto che sicuramente anche lui ha dei nostri principi, di sostenerlo venendo meno alla nostra doppia regola di non appoggiare esponenti di partito, e chi ha già svolto un doppio mandato elettivo – continua in un crescendo doroteo l’esponente grillino – il Movimento 5 Stelle dunque non presenterà nessuna lista né sosterrà alcun candidato».
Una “alleanza di fatto” in salsa No Tav, quella tra grillini e Sandro Plano, che non piace per nulla a larga parte del Pd piemontese. Per dire, Sergio Chiamparino è giunta a dichiarare che «a Susa non avrei dubbi, voterei la lista che sostiene Gemma Amprino, o un’altra lista comunque Sì Tav. Non è questione di centrodestra o di centrosinistra. Sono coerente con le mie idee. E sono coerente con quello che ho sostenuto alle passate elezioni in Val di Susa, dove sarebbe stato necessario sperimentare delle liste “Sì Tav” al di fuori degli schemi di appartenenza e dai fronti di politica nazionale. Anzi. Lo stesso ragionamento che Plano fa sulla sua lista (tutti insieme i No Tav), corretto in linea di principio, sarebbe da permutare e applicare su un raggruppamento Sì Tav».

tempi-copertina-si-tav«FOLLIA PURA». Il clima, a Susa, come sa bene chi ha letto le cronache pubblicate in questi anni su tempi.it, è tutt’altro che pacifico. Ieri, abbandonando in anticipo l’ultimo Consiglio Comunale del mandato, il leader dell’opposizione segusina Giorgio Montabone (che è anche segretario provinciale dell’Udc) ha comunicato, in contemporanea annunciando le sue dimissioni da consigliere, che  rinuncerà «alla candidatura a sindaco, ritirando la sua lista alle prossime elezioni. A Susa per la questione Tav non ci sono più le condizioni democratiche per svolgere le elezioni e per amministrare il paese». Cita, a comprova, «il boicottaggio di sindaci e amministratori del recente incontro con Piero Fassino sulla Città Metropolitana, solo perché lui è favorevole al Tav. Io stesso ho ricevuto messaggi via sms che mi invitavano a vergognarmi per aver incontrato Fassino. È follia pura!». Vicende che, secondo Montabone, «dimostrano che in Valle di Susa non vi sono le condizioni per amministrare in modo corretto ed efficace. E soprattutto non ci sono più le condizioni democratiche per svolgere regolari elezioni amministrative sul nostro territorio. La questione Tav sta soffocando tutto e amplifica le contrapposizioni, la politica nazionale se ne deve accorgere, e anche chi si appresta a guidare la nostra Regione. A Susa si sta per vivere una campagna elettorale completamente falsata dalle opinioni che girano tutte intorno alla grande opera».
Una campagna elettorale, insomma, che si annuncia rovente. Difficile, però, parlare di “bella politica”.

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2 Commenti

  1. La questione politica che si palesa in modo esemplare in Valle, con la TAV, e che TEMPI – ma così fan tutti (i media)! – in questo articolo riferisce come molto ingarbugliata, è, in realtà, di una semplicità elementare.

    Da una parte c’è lo strapotente, almeno per ora, keynesismo. Quello, diametralmente opposto alla Dottrina sociale, appassionatamente sponsorizzato anche dal settimanale diretto da Luigi Amicone. Vale a dire, “crescita” e “sviluppo” drogati e fasulli. Basati, come una bomba a orologeria che farà deflagrare le casse erariali, sulla “istituzionalizzazione dello spreco della spesa pubblica” (Luigi Sturzo dixit). Tipo grandi opere inutilissime, fra le quali alla TAV Torino-Lione spetta un menzione speciale sul Guinness dei primati.

    La TAV Torino-Lione non c’entra assolutamente nulla con il buon funzionamento dei trasporti. E’ solo un grosso favore che lo Stato, nelle sue varie articolazioni istituzionali, vuol fare a chi la scaverebbe, rigorosamente con i soldi del contribuente. Italiano o europeo che sia.

    L’opera grande porterebbe anche un po’ di lavoro parassitario, certo, ma nemmeno più di tanto. Comunque temporaneo e al prezzo di mandare ancora più velocemente in bancarotta lo Stato. Perché si tratta di opere capital-intensive, non work-intensive: cioè, molto costose, ma che portano poco lavoro, per via dei processi di scavo realizzati tramite enormi frese, assistite da relativamente poco personale. E comunque, si è detto nel caso della Torino-Lione (ma anche il c.d. “Terzo valico”, o la TAV sotto Firenze), sono opere inutili, anzi controproducenti.

    Tutto ciò si è ben visto nella nuova tratta appenninica TAV Firenze Bologna, per la quale si è fatto il bel guadagno operativo di ben UN MINUTO di tempo risparmiato, rispetto alla precedente percorrenza sulla Direttissima storica Firenze-Prato-Bologna, che al momento è rimasta… quasi vuota di traffico. Il meccanismo del minuto lo spiega l’ingegnere ferroviario Ivan Beltramba, in questo articolo su Leoni blog:

    http://www.leoniblog.it/2011/10/24/abbiamo-risparmiato-un-minuto-%E2%80%93-ivan-beltramba/

    …E come funzionerebbe, in dettaglio, questo keynesismo, direte voi?… Qui avete una sintesi, e avete pure un accenno al rimedio – sussidiarietà e partecipazione popolare alla gestione del lavoro e della società – secondo la lezione di quel grande intellettuale del ‘900 che è stato Pier Luigi Zampetti:

    http://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/

    In Valle, chi si oppone alla cattivissima politica keynesiana, logicamente respinge, prima ancora della TAV, la “filosofia della TAV”, cioè il sistema di pensiero che sottende l’opera grande. Beninteso, qui mi riferisco ad una opposizione politica pacifica, adulta e responsabile. Gente che si fa guardare in faccia a viso aperto e scoperto. Non facinorosi e pericolosi provocatori, di varia estrazione e… talvolta ignota provenienza.

    Tutto qui. C’è da dire che chi, in Valle, si oppone alla TAV, del rimedio zampettiano probabilmente non sa nulla. E forse, se anche sapesse, non lo condividerebbe. Pare che l’opposizione al keynesismo abbia lasciato fuori i cattolici. Peccato. Si vede che i tempi non sono ancora maturi.

    Come tutto questo si coagulerà alla prossima tornata elettorale, lo vedremo presto. Comunque vada, col keynesismo il Paese intero non potrà che procedere nella sua corsa verso il baratro.

    P.S.: Circa la riduzione sistematica, da parte di TEMPI, della vicenda TAV Torino-Lione a una questione di ordine pubblico, ripropongo qui la seconda parte del pacificissimo “guanto di sfida” sulla logica di quest’impresa, che lanciai al settimanale ormai tre mesi fa. Qui, la versione integrale:

    http://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/01/13/tav-tac-torino-lione-chi-spara-balle-spaziali-io-o-tempi/

    Parte 2:

    “…Prova ne sia questo ennesimo articolo in teoria giustamente critico verso le derive estremistiche e violente, e al tempo stesso però favorevole a quella insensata imposizione istituzionale che è la TAV Torino-Lione, pubblicato su TEMPI web.

    E’ comprensibile. Si vede che per noi cattolici i tempi del raziocinio, oltre che quelli della fede, non sono ancora maturi. Il cammino dell’umanità è lungo e accidentato.

    Da parte mia, che, per quanto posso, seguito a far cadere goccia dopo goccia sul duro sasso della disinformazione, questo purtroppo è il fatto, stavolta ho pensato di proporvi la seguente riflessione, circa la TAV, o TAC, se preferite, in Val di Susa.

    Dunque, è ormai evidente che sulla TAV qualcuno sta raccontando cose non vere, e nemmeno verosimili… (segue)

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