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Cattolici, il “sogno cinese” di Xi e quello di Avvenire

maggio 25, 2016 Redazione

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Con una lunga analisi  sui “cattolici e il «sogno cinese»” pubblicata oggi su Avvenire, il docente di Storia contemporanea dell’università Cattolica di Milano, Agostino Giovagnoli, parla del rapporto tra Cina e Chiesa cattolica. Oltre a sottolineare positivamente e giustamente il tentativo di papa Francesco di trovare un accordo con il partito comunista cinese, il professore interpreta il discorso tenuto dal “presidente di tutto” Xi Jinping alla Conferenza nazionale sulle religioni che si è tenuta a porte chiuse a fine aprile.

ANALISI FILOLOGICA. Per Giovagnoli, «nel discorso qui tenuto da Xi Jinping qualcuno ha visto un’inedita volontà persecutoria», che sarebbe però «poco probabile», perché «lo stile cinese non ama bruschi cambiamenti e predilige correzioni progressive». Continua il docente: «Il partito deve “guidare” le religioni, ha detto Xi Jinping usando però il termine yindao (indicativo di una re-azione a qualcosa che già esiste di per sé), invece di zhidao (espressione di un potere impositivo che pretende di creare la realtà)».

LE PAROLE DI XI. Anche John Mok Chit Wai, assistente presso l’Università cinese di Hong Kong, aveva affrontato una simile analisi filologica all’indomani della Conferenza, scrivendo così per AsiaNews:

«Leggendo diversi commenti sul discorso di Xi Jinping, rimango dubbioso sulle loro visioni. Ad esempio, è vero che yindao (引導) può essere visto come un termine più soffice di zhidao (指導). (…) Ma non bisogna dimenticare che anche yindao ha il significato di “essere a capo guidando”. Puntualizzare questa differenza non ha alcuna concretezza. Del resto, nel suo discorso, Xi ha detto con chiarezza che non vi devono essere attività religiose al di fuori del controllo del Partito. (…) Xi ha messo in luce che non ci può essere alcun compromesso, che il Partito deve essere al di sopra delle religioni».

CRICCA DI ZHEJIANG. Giovagnoli vede nelle parole di Xi anche una critica all’abbattimento di oltre 2.000 croci nella provincia orientale di Zhejiang, anche se, come scritto di recente su China Brief da uno dei massimi esperti al mondo di politica cinese, Willy Lam, «il presidente Xi sta investendo moltissime risorse per mettere insieme la sua “Fazione di Xi Jinping”, composta soprattutto dalla “cricca di Zhejiang”». Tra i favoriti «per essere promossi al prossimo 19esimo Congresso del Partito c’è il segretario del partito di Zhejiang, Xia Baolong», cioè colui che ha lanciato la campagna di rimozione delle croci.

«ABBIAMO PAURA». Il professore critica anche le «letture fortemente segnate da una matrice politica e spesso condizionate da un’eccessiva vicinanza al gigante cinese, come nel caso di Hong Kong». In una recente intervista a Famille Chrétienne, il cardinale 84enne Joseph Zen Ze-kiun, arcivescovo emerito di Hong Kong, aveva dichiarato:

«Qui a Hong Kong siamo molto vicini alla Cina, mentre Roma è lontana. Qui noi abbiamo tutti paura. Le persone che non hanno vissuto sotto un sistema dittatoriale non possono capire».


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