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Andare a scuola in cattedrale. Un’idea (rivoluzionaria) di Antoni Gaudí

settembre 21, 2017 Francesca Parodi

Pensata per i figli degli operai, fu un «gioiello» educativo all’interno del cantiere della Sagrada Familia. Lo racconta l’architetto Chiara Curti

Escola de la Sagrada Família

La conciliazione tra lavoro e famiglia era un tema molto caro ad Antoni Gaudí, il celebre architetto spagnolo che oltre alle numerose opere architettoniche civili e la chiesa espiatoria della Sagrada Familia regalò a Barcellona una novità assoluta: una scuola privata e totalmente gratuita per i figli degli operai della cattedrale. «Nel primo manoscritto che abbiamo di Gaudí, l’artista ci parla della casa ponendola in strettissima relazione con la famiglia: non si può chiamare casa un luogo dove all’interno non viva una famiglia. Gaudí stesso perse i suoi cari molto giovane» racconta a tempi.it Chiara Curti, architetto collaboratore presso la Sagrada e docente presso la facoltà di Antoni Gaudí a Barcellona.

IL CANTIERE IN PERIFERIA. All’epoca in cui Gaudì lavorava per la costruzione della cattedrale, il cantiere non si trovava al centro della città, come oggi, bensì in mezzo a campi abbandonati in attesa di essere urbanizzati grazie al visionario piano urbanistico di Cerdá che oggi definisce la città come una griglia ortogonale. La Sagrada Familia si costruì in anni in cui Barcellona e l’Europa vivevano grandi cambiamenti storici: la Grande Esposizione Universale del 1888 e lo sviluppo dell’industria, con la rivoluzione industriale, fecero triplicare la popolazione cittadina, condensata all’interno delle mura, fino a 300 mila abitanti. I migranti, arrivati in massa alla ricerca di lavoro, si riversarono così nelle periferie, vivendo nel degrado e lontano dalle loro famiglie. «Intorno al cantiere della Sagrada Familia sorse un vero e proprio quartiere di baracche operaie, prevalentemente maschile» racconta Curti. Erano lavoratori che, rimasti senza impiego dopo l’Esposizione Universale, forse videro nella Sagrada Familia l’opportunità di essere assunti come giornalieri, e vi si installarono intorno in case provvisorie.

OPERAI ANARCHICI. Molti di questi operai facevano parte del movimento anarchico, all’epoca molto significativo durante la Rivoluzione industriale a Barcellona. I discepoli di Gaudí inoltre raccontano che spesso gli operai si ritrovavano dopo il lavoro presso le vicine taverne. «Gaudí si rese conto che chi costruiva la Sagrada Familia non era solamente la mano d’opera, ma la vita stessa dei suoi lavoratori, e che quindi questa loro vita andava accompagnata con la massima cura» spiega Curti. «Gaudí ripeteva spesso: “Non sono io a costruire la Sagrada Familia, è la Sagrada Familia che costruisce me”. Cioè vedeva nella costruzione della chiesa innanzitutto una crescita personale».

AMORE E ODIO. La scuola per i figli degli operai non nacque da un’idea “buonista”, ma da un momento storico concreto: nel luglio del 1909 uno sciopero generale sfociò in una ribellione anarchica che chiuse con barricate tutte le principali vie di Barcellona. Per una settimana dalla città salirono colonne di fumo: erano i ribelli che bruciavano tutti gli edifici religiosi, nella cosiddetta Settimana Tragica. Gaudí osservò lo spettacolo dall’alto della sua casa nel Parco Güell e capì che anche la Sagrada Familia correva il rischio di essere bruciata. Curti spiega che «la scuola dimostra che il centro della preoccupazione di Gaudí non fosse che i suoi operai potessero bruciare la Sagrada Familia (cosa che poi avverrà durante la guerra civile), ma che nascesse in loro un odio per il frutto del loro lavoro. La sua preoccupazione risiedeva nella certezza che dall’odio non può nascere nulla e che per costruire bisogna vivere nell’amore. Gaudí aveva chiaro che l’odio nasce dalla mancanza di speranza e d’amore, di un amore concreto, così Gaudí capì che l’unico modo per restituire alla vita i suoi lavoratori era quello di ricongiungerli ai loro affetti. Infatti, proprio come succede anche oggi, i migranti lasciano le famiglie affinché i figli possano essere mantenuti ed educati grazie al loro lavoro lontano da casa».

LA SCUOLA. Barcellona era una città insalubre a causa delle frequenti epidemie di colera e pericolosa, con i “pistoleros” assoldati dagli industriali per uccidere gli operai rivoltosi. Gaudí, con i propri risparmi, progettò e costruì per i figli dei suoi operai una piccola scuola, «quasi un gioiello», realizzata in mattoni e bighe e dotata di tre aule. Una particolarità interessante è che la pianta della scuola disegna tre cuori: i cuori della Sagrada Familia. La struttura venne costruita fuori dal nucleo cittadino, ma nel centro di quella che sarà la «cattedrale d’Europa», come la definisce Curti. Il clima era molto mite, quindi le lezioni si potevano svolgere all’aperto. I padri, che nel mentre lavoravano sui ponteggi vedevano nella piccola scuola i figli felici, la loro speranza compita. «La Sagrada Familia si trasformò così in un nuovo centro, formato dalle comunità delle famiglie, intorno alla chiesa e al lavoro». La cura per i bambini e la vita degli operai, all’origine del progetto, contemplava tutti gli aspetti della vita, non solo quello educativo: per esempio, nella suola i bambini venivano vaccinati (prassi all’epoca riservata solo ai bambini benestanti).

L’ESPERIENZA COME METODO. Ma l’altra grande novità sta nel nuovo metodo didattico, ideato dal primo parroco della Sagrada Familia, mossen Gil Parés: «Le materie non erano insegnate separatamente, in quello che oggi si chiamerebbe “la frammentazione del problema”, ma attraverso l’esperienza. Per esempio, non si insegnava prima fisica, poi la tettonica delle placche e poi le correnti marine, ma in una grande pozza d’acqua e terra si poteva sperimentare come barchette di legno navigavano grazie alle correnti prodotte dal movimento dell’acqua. L’insegnamento quindi partiva sempre dalla base dell’esperienza». Anche l’educatrice Maria Montessori, che nel 1926 si trovava a Barcellona per presentare il suo metodo educativo, visitò la scuola della Sagrada Familia e vi trovò una particolare analogia con il suo metodo.

NON DOVEVA DURARE. Nei progetti di Gaudí, la scuola non era fatta per durare per sempre: «Immaginava che un giorno nel quartiere darebbero sorte scuole più grandi per accogliere tutta la nuova popolazione. Pur avendo finanziato quella piccola scuola con i suoi risparmi, Gaudí non voleva che questa venisse ricordata come una sua opera e non voleva che ne rimanesse traccia. Per questo la costruì proprio dove oggi c’è la navata centrale, cioè dove il progredire dei lavori avrebbe portato alla sua demolizione». In realtà, la scuola fu catalogata come monumento, continuò la sua funzione fino al 1982 (normalizzandosi con i modelli educativi standard) e nel 2000 venne spostata poco distante trasformandosi in un luogo di memoria.

Foto dell’Archivio della Sagrada Familia

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