Google+

Alle paritarie zero, ma lo Stato trova 240 milioni per aprire le statali al pomeriggio

settembre 21, 2016 Redazione

Bene che lo Stato trovi fondi in Europa, ma perché non si pagano i contributi dovuti alle scuole paritarie che, intanto, chiudono?

scuola-primo-giorno-ansa

Comunicato stampa Agesc – Con 240 milioni di fondi europei lo Stato si propone di aprire le scuole statali al pomeriggio. “Iniziativa di sicuro valore – afferma Roberto Gontero presidente nazionale Agesc –  soprattutto per combattere la dispersione scolastica ed il disagio sociale. Contemporaneamente moltissime scuole paritarie pubbliche stanno chiudendo definitivamente, anche perché i contributi dello Stato sono inadeguati e in ritardo”.
L’Aninsei (l’Associazione nazionale degli istituti non statali di educazione e istruzione) ha fatto ricorso al Consiglio di Stato per ottenere i fondi statali stanziati dal MIUR alla fine di maggio. Le scuole paritarie devono ancora ricevere i fondi per l’anno scolastico 2015-16, ma ci sono istituti che stanno aspettando anche quelli del 2014-15. Per pagare gli stipendi ai docenti e resistere aprendo i battenti, sono costrette  a chiedere prestiti alle banche.

SE CHIUDESSERO. E se chiudessero tutti insieme gli istituti non statali? Lo Stato dovrebbe affrontare imprevisti per qualche miliardo di euro. A confermarlo è stato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini: “Se tutte insieme le scuole paritarie spegnessero le luci avremmo un grande problema da 6 miliardi di euro”.
Infatti, mentre l’alunno delle statali costa allo stato 6.800 euro l’anno, quello della paritaria costa 460 euro, con un risparmio di 6.340 euro all’anno per alunno. Il resto lo pagano le famiglie subendo una grave discriminazione. “Quando una scuola paritaria chiude viene meno un pezzo di libertà culturale del nostro Paese – incalza Roberto Gontero presidente A.Ge.S.C. – e la scuola unica non può che preludere ad una ‘educazione di stato’. Siamo il fanalino di coda dell’Europa in materia di libertà di scelta educativa, che in Italia rimane un sogno  per migliaia di genitori”.

Foto Ansa

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

15 Commenti

  1. recarlos79 says:

    Perche’ quelle statali sono aperte a tutti, quelle paritarie solo a chi paga.

    • ftax says:

      Sei un ignorante.
      Le scuole paritarie sono aperte a tutti come quelle statali, perché sono pubbliche (Legge Berlinguer 10 marzo 2000) come quelle statali.
      L’unica differenza sta nel fatto che le famiglie che mandano i figli nelle scuole paritarie devono pagare il servizio due volte: con le tasse, che finanziano tutte le scuole pubbliche e con la retta, che compensa quello che la scuola paritaria non riceve dallo stato…

  2. Pierangelo says:

    Io non capisco perché quando si parla di scuola in certi ambienti tutti diventano neoliberali. Non è che qui c’è qualche interesse non dichiarato?

    • marta says:

      Forse non c’entra tanto, ma in tanti casi queste scuole aperte al pomeriggio sono utili solo agli insegnanti in esubero : i bambini calano per effetto della denatalità e in qualche modo bisogna impiegare le maestre e i professori. Ma questi pomeriggi passati a scuola, soprattutto per i più piccoli, sono inutili e snervanti .
      Non chiamiamola scuola a tempo pieno o con rientri , ma ammortizzatore sociale e/o babysitteraggio.
      Mio figlio ormai è grande, ma ho ancora un ricordo nettissimo di come tornava stravolto dai due pomeriggi imposti dalla scuola per riempire le cattedre e, si sapeva che nessuno dei bambini aveva necessità familiari di passare a scuola quei pomeriggi .

    • felpa says:

      Ma che neoliberismo d’Egitto! Preferisci la scuola unica del pensiero unico laicista?

    • angelo says:

      Fateci caso. I “guadiano della rivoluzione” sono sempre lì pronti a scribacchiare commenti dei post di Tempi.
      Tanto tempestivi che i loro commenti sono sempre i primi.
      A pensare male si fa peccato, ma sembra un strategia precisa e organizzata.
      Si vede che Temi gli da molto fastidio (come la verità in genere da fastidio a quelli che la odiano):

  3. Luca P. says:

    Uno solo è il problema.
    La scuola statale non ha al centro lo studente ma l’apparato!
    Sarà possibile che nel 2016 abbiamo ancora un modello scolastico basato sul quello del 1800 !
    Tutto è cambiato in questi 200 anni ma noi ancora con 3,5 mesi di vacanze estive, 60% delle scuole statali non a norma (sismica, anticendio …), servizi inadeguati, e in alcuni casi chiedono pure il “contributo volontario obbligatorio” per pagare la carta igienica.
    Il cancro della scuola statale non è la scuola paritaria … ma gli interessi corporativi di mantenere un carrozzone di bidelli nullafacenti, insegnanti che odiano l’insegnamento, sindacalisti protettori della casta e un manipolo di coraggiosi insegnanti (a cui dovremmo erigere un monumento) che provano rendere gli studenti dei veri adulti.
    La scuola paritaria PUBBLICA è l’esempio di genitori (che sborsano i loro soldi) ed insegnanti (che guadagnano meno dei loro colleghi statali) che fanno un patto formativo ed economico per il bene dei loro figli.
    La scuola statale, e tutto l’apparato mafioso-statale dietro di lei, vedono la scuola paritaria come un grande pericolo, una potenziale bomba per i loro interessi personali (non certo per il bene degli studenti) che bisogna tenere in un recinto ben protetto per impedirgli di uscire.
    Come fanno ?? semplicemente tenendo per le palle le paritarie sul piano economico!
    I contributi statali (briciole) date col contagocce, regole incerte ed interpretabili (vedi l’ICI), piani di aiuto perennemente in ritardo.
    Tengono affamato ed impaurita la scuola paritaria con il ricatto che le cose potrebbero andare peggio!
    Sveglia!!!
    Provate a pensare cosa succederebbe se le scuole paritarie staccassero la spina.
    Un aggravio (sottostimato) di 6 miliardi di euro, un casino a reperire nuove strutture “a norma” … con l’Europa che terrebbe per le palle il Governo con la scusa delle maggiori spese statali (e del rapporto debito pubblico-PIL).

    • Caterina says:

      La scuola pritaria è privata non pubblica, di cui non ne rispetta alcun principio.

      Una scuola basata sugli interessi dei privati non puo essere consentita per il bene dei ragazzi.

      • Lela says:

        Eggià. Per il bene dei ragazzi non deve essere possibile iscriverli in una scuola che gli insegni due-tre lingue straniere dalle elementari!!!
        E’ contro i principi della scuola pubblica…

  4. Ariele says:

    Da laica rivendico il diritto alla rimozione di tutti gli ostacoli economici e burocratici che impediscono alle famiglie di scegliere il tipo di formazione più adatto ai loro figli nel pieno rispetto della Costituzione.
    Lo stato non deve avere il monopolio dell’educazione.
    E’ un principio di libertà che molti dimenticano per questioni di retrobottega ideologico o clientelare che sia.

    • Pierangelo says:

      Infatti nessuno dice che le scuole private non debbano esistere: se una famiglia vuole mandare suo figlio in una scuola privata è liberissima di farlo ed infatti la Costituzione lo prevede. Senza “oneri per lo Stato” però. Che poi le scuole private siano escludenti e classiste è un’altra questione…

      • felpa says:

        Credo abbiano spiegato su questo sito in tutte le lingue che esclusione e classismo non siano voluti, ma obbligati proprio dall’interpretazione restrittiva, da parte dello Stato, del “senza oneri”. Ciononostante tantissimi ragazzi problematici riescono ad essere seguiti, e meglio che altrove, proprio nelle private.

      • Luca P. says:

        “Senza oneri per lo Stato” significa senza maggiori costi di quelli che sosterrebbe per provvedere all’istruzione tramite la scuola statale.
        Se le scuole paritarie staccano la spina domani mattina … li vedresti subito i 6 miliardi di Euro che lo Stato si dovrebbe sobbarcare.
        6 miliardi di euro che in questo momento lo Stato “guadagna” grazie alla scuola Paritaria … altro che “oneri” !!!

      • Ariele says:

        Onestà intellettuale vorrebbe che a favore della libertà di educazione fosse anche chi, per altre fattispecie, rivendica libertà e diritti (unioni civili, divorzio, aborto, antiproibizionismo ecc.) .
        Se il governo garantisse il divorzio ma imponesse una tassa di diecimila euro, o se imponesse un ticket di centomila euro sull’interruzione di gravidanza, o una imposta di fabbricazione sulla marijuana, si potrebbe dire che i “diritti civili” di cui molti straparlano verrebbero “garantiti”?
        Non si possono usare due pesi e due misure.
        O si è per la libertà o non lo si è.
        E la libertà “senza oneri per lo stato” non esiste.

      • Andrea says:

        Infatti: “senza oneri per lo stato”. A parte che andrebbe chiarito cosa si intende per onere: onere organizzativo? Onere economico? e cosa si intende per stato: è l’apparato amministrativo, siamo noi cittadini?
        Poi sul mero tema economico provo a darti una prospettiva diversa: è un problema di flussi di cassa: io verso 100 allo stato per un servizio / diritto costituzionale che non mi eroga attraverso le sue strutture – e non potrebbe organizzare perchè non ha la capacità di assorbire i giovani cittadini che si rivolgono oggi alla scuola paritaria. D’altra parte garantisce sulla bontà e qualità delle scuole paritarie che erogano tale diritto/servizio in sua vece. Bene basterebbe che l’amministrazione dello stato trasferisse quei 100 che io verso a lui: “senza oneri aggiuntivi” a chi mi garantisce il servizio/diritto costituzionale. Invece si tiene i soldi e fa pagare al cittadino (che magari è anche lui “stato”) l’onere aggiuntivo violando lo stesso principio reclamato da te. Come vedi la questione è un po’ piu’ complessa e meno semplicistica di come te l’hanno spiegata in tutti questi anni di cultura statalista.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Una Chevrolet così potente non la si era mai vista. Del resto, mai una Corvette di serie si era spinta tanto in là. La nuova ZR1 promette di scrivere un inedito capitolo della storia della Casa americana. Attesa sul mercato dalla primavera del 2018, la sportiva a stelle e strisce vede il V8 6.2 sovralimentato […]

L'articolo Chevrolet Corvette ZR1 2018: lo show dei record proviene da RED Live.

Il Ciclocross moderno ha poco a che vedere con ciò a cui eravamo abituati: percorsi più tecnici e veloci hanno portato a un cambiamento nelle attitudini dei biker, che devono essere assecondate da biciclette altrettanto evolute. Canyon ha progettato la nuova Inflite CF SLX con in mente proprio queste rinnovate esigenze e l’ha dotata di […]

L'articolo Canyon Inflite CF SLX proviene da RED Live.

Anche se ottima ventilazione, aerazione, visiera amovibile e comfort sono aspetti molto importanti in un casco da bici, la differenza reale la fa la capacità di proteggere… Bontrager ha scelto di affidare la nostra sicurezza alle mani, o meglio, alla tecnologia di MIPS, dotando il nuovo Quantum del MIPS Brain Protection System, che a oggi rappresenta […]

L'articolo Bontrager Quantum MIPS, nuova sicurezza proviene da RED Live.

In questo momento storico, l’immagine che identifica maggiormente la californiana Tesla è quella della dea Shiva che, facendo roteare le otto braccia di cui è dotata, elargisce schiaffi a destra e a manca a tutti i brand concorrenti. Il costruttore americano, parallelamente all’unveiling della straordinaria supercar elettrica Roadster, accreditata di 10.000 Nm di coppia e […]

L'articolo Tesla Semi Truck: il camion elettrico è una belva proviene da RED Live.

L’alternativa alle note Lotus 3-Eleven, KTM X-Bow e Radical SR8 è italiana. E costa (almeno) 200.000 euro. Forte di una lunghissima esperienza nelle competizioni, la parmense Dallara Automobili, specializzata in telai e vetture da pista, ha presentato il primo modello targato della propria storia. Una vettura, non a caso denominata “Stradale”, nata quale barchetta estrema, […]

L'articolo Dallara Stradale: la prima volta proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download