Anche il Wall Street Journal si spaventa: futuro insostenibile per l’Italia che non fa figli

Il quotidiano Usa segnala con preoccupazione una “moda” che aggrava pesantemente la crisi demografica del nostro paese: la tendenza delle coppie a non fare più figli. E non è solo colpa del precariato

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wall-street-journal-figliIn Italia sempre più donne scelgono di non fare figli. Se n’è accorto perfino il Wall Street Journal, che in un articolo pubblicato martedì 22 aprile segnala il trend con una certa preoccupazione.

IN VIA DI ESTINZIONE. Il quotidiano americano ricorda che nel nostro paese il tasso di fecondità è da anni inferiore al cosiddetto “livello di sostituzione” demografica (ovvero 2,1 figli per donna, il minimo affinché la popolazione non diminuisca). Ma adesso, aggiunge l’autrice dell’articolo Manuela Mesco, «sempre più coppie decidono di non fare figli del tutto». A quanto pare, «un quarto delle donne italiane concludono i propri anni di fecondità senza figli, a fronte del 14 per cento degli Stati Uniti e del 10 per cento della Francia». E secondo le rilevazioni dell’Ocse, «il tasso di infecondità tra le donne italiane nate nel 1965 – cioè quelle che compiranno 50 anni l’anno prossimo – supera di quasi 10 punti percentuali quello relativo alle donne nate nel 1960».

150 ANZIANI OGNI 100 GIOVANI. Il problema non è affatto secondari0, avverte il Wall Street Journal, visto che questa tendenza alla “childlessness” aggrava una crisi demografica già di per sé devastante. Attualmente infatti «il paese conta circa 150 ultra-65enni ogni 100 persone al di sotto dei 14 anni di età», ed entro il 2050 «il numero degli anziani salirà a 263 ogni 100 giovani, secondo l’Istat»; peccato che già oggi «la nuova generazione non guadagna abbastanza per coprire le pensioni di un numero crescente di pensionati».

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LE SOLITE CAUSE. Il Wall Street Journal prova anche a ipotizzare le cause di questo incancrenirsi della crisi demografica, individuandone alcune, come prevedibile, nella mancanza di servizi per l’infanzia, nella scarsa tendenza alla condivisione dei compiti domestici (ah, il maschilismo degli italiani…) e soprattutto in un mercato del lavoro flagellato da disoccupazione e precariato. La difficoltà a trovare impieghi stabili, scrive il quotidiano Usa, costringe gli italiani a rimanere in casa dei genitori più a lungo e di conseguenza le donne a ritardare la maternità: «L’età media delle donne italiane al primo figlio è salita a 31,4 anni nel 2012 – circa sei anni di più rispetto alle donne nordamericane – da meno di 30 nel 1995».

IL FATTORE CULTURALE. Tuttavia sono proprio i numeri e le testimonianze raccolte dallo stesso giornale a fare intravedere un problema di mentalità difficilmente imputabile ai contratti di lavoro. Negli Stati Uniti, infatti, il mercato offre molte meno tutele e stabilità ai lavoratori, eppure il paese non soffre una crisi demografica grave quanto la nostra. Forse all0ra una indicazione altrettanto importante va tratta dalle parole delle coppie “no kids” intervistate dal Wall Street Journal, che più che incolpare la società parlano di scelta. Come la 43enne napoletana che dopo una gioventù passata a privilegiare la carriera rispetto ai figli adesso dice: «Siamo abituati ad essere solo una coppia. Abbiamo la libertà di fare tutto ciò che vogliamo e io non voglio che questo cambi».

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