«Le vittime della giustizia in Italia sono così numerose che abbiamo aperto un sito per raccontare le loro storie»

Intervista ai due giornalisti di errorigiudiziari.com, che raccontano come è nata la loro iniziativa. E ci presentano i dati del ministero dell’Economia sui risarcimenti: «Nel 2012 i più grossi importi a L’Aquila: 5 milioni e mezzo per due errori»

Sono stati 50 mila i casi di errori giudiziari o ingiuste detenzioni dal 1991 ad oggi, per i quali l’Italia ha già versato 600 milioni di euro di risarcimento: è il dato nero su bianco dell’Ufficio IX del ministero dell’Economia e delle finanze. A rendere pubbliche per la prima volta in assoluto queste cifre è stato il sito errorigiudiziari.com dei due giornalisti romani Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone: «Un sito che curiamo per puro interesse personale, gratuitamente, per sensibilizzare verso questo tema. Lo sentiamo come un dovere civico» spiegano a tempi.it i due giornalisti, aggiungendo in esclusiva quali siano le corti d’appello più colpite dalla mannaia dell’errore, nel 2012-’13: «Napoli, Catanzaro, Reggio Calabria».

Maimone, com’è nato errorigiudiziari.com?
Tutto è iniziato nel 1996 quando abbiamo pubblicato il nostro primo libro, Cento volte ingiustizia, che raccoglieva i 100 casi più clamorosi di mala giustizia. Da allora ci hanno cominciato a contattare per centinaia di casi. Ci hanno scritto avvocati, vittime, ma anche magistrati. Abbiamo iniziato a raccogliere le loro segnalazioni, nell’idea di scrivere un secondo libro e a un certo punto abbiamo avuto così tanti casi nel nostro archivio che, per non disperderne nemmeno uno, abbiamo aperto il sito tra il 2005 e il 2007. Il sito è il modo migliore per aggiornare la situazione in tempo reale, mantenere i contatti con le persone, e dare voce direttamente alle vittime. Non c’erano tanti altri siti del genere nel mondo quando abbiamo cominciato: negli Usa, dove c’è molta attenzione al tema giustizia ed errori, un curato dalle facoltà di legge della University of Michigan e Nortwestern University è nato solo due anni fa. E raccoglie 1.200 casi.

Lattanzi, chi siete?
Siamo due giornalisti professionisti di Roma, amici di lunga data e abbiamo iniziato occupandoci di cronaca nera e giudiziaria. Nel tempo, a livello professionale, siamo passati a scrivere anche di altro, ma per il sito continuiamo ad occuparci di casi giudiziari per interesse personale e sensibilità verso questo tema, perché lo sentiamo come dovere civico. Lo facciamo a titolo puramente gratuito, dedicandovi ogni momento possibile tra i nostri impegni professionali e personali.

In base a cosa classificate un caso come “errore giudiziario”?
La discriminante nei casi che trattiamo è che siano stati chiusi dal punto di vista procedurale. Perciò ci occupiamo di errori giudiziari in senso stretto solo quando sia stata accolta la richiesta di risarcimento o dopo che questo sia stato concesso dallo Stato. Questi casi hanno dunque superato il vaglio di più collegi giudicanti: dopo una condanna definitiva è stato aperta la revisione di un processo, si è chiusa con una sentenza di assoluzione, e la domanda di risarcimento è stata accolta dai giudici della corte d’appello competente. Poi ci sono i casi ingiusta detenzione cautelare, per i quali si può chiedere un risarcimento solo dopo una sentenza assolutoria definitiva. Preciso che quello del nostro sito comunque non è un archivio con una statistica ufficiale. Abbiamo trattato in tutto 600 casi, ma ogni anno in Italia se ne verificano almeno duemila, tra errori giudiziari e ingiuste detenzioni. Il sito è solo un modo di capire che tipo di errori si verificano più frequentemente, e quali meccanismi scorretti si ripetono.

Avete raccolto i dati ufficiali su ogni corte d’appello italiana. Quali sono allora i distretti più colpiti dall’errore?
I dati complessivi provengono dall’Ufficio IX del ministero dell’Economia e una parte, suddivisa per corti d’appello, riguarda i soli anni 2012 e al 2013. Questo è già un primo dato su cui soffermarsi, perché la normativa prevede il risarcimento dal 1991, ma il ministero della Giustizia non ha mai informatizzato e rilasciato questi dati prima dell’anno scorso. Nel 2012, dunque, il distretto di corte d’appello con la situazione più drammatica in assoluto è stato Napoli, con 192 ingiuste detenzioni (4 milioni e 425 mila euro di risarcimenti) e 2 errori giudiziari (800 mila euro di risarcimenti). Al secondo posto, Catanzaro con 82 ingiuste detenzioni (3 milioni di euro) e un solo errore giudiziario. Al terzo posto, Reggio Calabria con risarcimenti per 2 milioni 119 mila euro per 67 ingiuste detenzioni. Nei primi sei mesi del 2013 questi dati sono stati confermati. Aggiungiamo che il record, negativo, per i risarcimenti per errori giudiziari veri e propri, è quello della corte d’appello dell’Aquila: 5 milioni e mezzo di euro per due casi.

Cosa succede invece nelle due più grandi città italiane, Roma e Milano?
Nella corte d’appello di Roma sono stati concessi 1 milione e 137 mila euro per ingiuste detenzioni (meno per esempio di Palermo con 1 milione e mezzo di euro), ed è stato riconosciuto un solo errore giudiziario nel 2012, con 49 mila euro di risarcimento. A Milano sono state riconosciute 53 ingiuste detenzioni, per 1 milione e 400 mila euro di risarcimento, e un solo caso di errore (42 mila euro).

Che spiegazioni vi date, leggendo i record negativi delle prime corti d’appello?
Si tratta di città del Sud, dove c’è maggiore incidenza della criminalità organizzata ma anche un secondo fattore comune che riguarda le serie difficoltà di quegli uffici giudiziari, con scarse risorse finanziarie e di personale, e con ritardi cronici accumulati negli anni. Ciò che ci stupisce è che grandissime città come Milano e Roma hanno sicuramente un numero di errori minore che a Napoli, Catanzaro e Reggio. Un dato per noi interessante è che c’è una differenza tra un risarcimento e l’altro, dovuta al fatto che è un dato discrezionale del giudice. Per le ingiuste detenzioni l’importo varia perché, ad esempio, il giudice valuta oltre ai giorni di carcerazione, anche altri fattori, come eventuali danni psicologici o la perdita del lavoro. Posso aggiungere un elemento?

Prego.
Dal 2010 ad oggi c’è un numero inferiore di richieste di risarcimento, ed è clamorosamente diminuita anche l’entità degli importi. La giustizia funziona meglio? No, semplicemente le spese dello Stato per questo capitolo di bilancio sono stati drasticamente tagliate. E ci appare molto grave che la spending review possa incidere anche sui risarcimenti degli errori giudiziari. Al ministero dell’Economia ci hanno semplicemente spiegato che non dipende da una loro valutazione, ma che non ci sono risorse finanziarie per pagare. Va anche aggiunto che il numero delle richieste è probabilmente diminuito anche perché negli ultimi anni c’è stata anche una interpretazione molto più restrittiva nelle corti d’appello, competenti a decidere se accettare o respingere le domande. In media oggi viene accolta solo una domanda ogni tre.

Tra i casi di errori giudiziari che avete seguito in questi anni, quale vi ha più colpito?
Quello di Lanfranco Schillaci: era un tranquillo professore di matematica, di origine siciliane, che lavorava a Milano. Nell’aprile ’89 portò la piccola figlia di due anni, Miriam, in ospedale per delle lesioni. I medici sospettarono che l’avesse violentata, il tribunale dei minori allontanò la bimba dal padre, accusato sulle prime pagine di essere un sodomizzatore, e aprirono la procedura di adottabilità. La procura di Milano ordinò una perizia sulla bambina: e da lì si è scoperto che la piccola aveva un tumore che la porterà alla morte poco tempo dopo. È questo toccante caso il motore che ci ha spinti a scrivere il libro, perché non si ripetessero altre storie del genere.