Per il teologo di Repubblica Vito Mancuso felicità è «rispettare le regole»

Un commento dell’intellettuale brianzolo sullo scandalo hard di Firenze si trasforma in una incomprensibile lezione di etica. Cattolica? No, legale

Quando al Correttore di bozze è caduto l’occhio sul commento allo scandalo hard di Firenze firmato per la Repubblica dal teologo Vito Mancuso (sempre sia lodato), per la prima volta nella sua squallida vita ha creduto di essere una persona per bene. «I fatti di Firenze riportati ieri da questo giornale – scrive Mancuso – non sono certo un caso isolato nel nostro paese, anzi sono convinto, e con me penso lo sia la gran parte degli italiani, che ogni nostra città o cittadina presenti una realtà più o meno analoga».

Colto alla sprovvista dall’inaspettato colpo di buon senso di Repubblica, quel mentecatto del Correttore di bozze si è trovato così d’accordo, ma così d’accordo con il divino Vito da illudersi di potersi finalmente, per una volta, assimilare a lui. Ma si sbagliava di grosso. Sì perché il Correttore di bozze, uomo dall’animo irrecuperabilmente corrotto, osserva il moltiplicarsi dei pornoscandali nel nostro paese e ne trae con sollievo la conclusione che gli italiani sono tutti marci come lui. Hard comune, mezzo gaudio. Per Mancuso, invece, «si tratta di una constatazione abbastanza inquietante, almeno per me che sono spesso chiamato a parlare di etica». Ecco. Letta questa parola, “etica”, il Correttore di bozze è praticamente morto dentro.

Tuttavia è interessante capire come viva il degrado morale dilagante uno che «viene spesso chiamato a parlare di etica». Una volta, per esempio, Mancuso fu invitato «nell’aula magna della Luiss, l’Università della Confindustria» e lì dovette «rispondere alla domanda sul perché il bene dovrebbe essere sempre meglio del male se il male talora risulta più efficace». Una domanda di per sé molto chiara ed efficace che però il teologo repubblicone ritiene di dover spiegare così: «Perché si dovrebbe essere onesti e leali [e questo sarebbe il “bene”] anche quando è possibile non esserlo, e non esserlo risulta più conveniente [e questo sarebbe il “male”]»?

E va bè. Per il Correttore di bozze il pistolotto potrebbe finire qui. Per Vito, invece, il bello viene adesso. Tanto per cominciare, secondo lui è proprio questa avversione al bene, ovvero all’onestà, la piaga dell’Occidente: «Chi è cattivo vince, chi è buono no». E dunque, a rigor di logica, anzi a rigor di teologia, tra il Correttore di bozze e lo stesso Mancuso, essendo chiaro chi dei due è il buono e chi il cattivo, quello vincente dovrebbe essere il Correttore di bozze. Mmm. Forse su questo è meglio sorvolare.

E invece Mancuso non sorvola affatto. Insiste: questo dei buoni perdenti e dei cattivi vincenti, purtroppo, «è il pensiero che abita la mente occidentale da qualche secolo a questa parte e che ha trovato la sua consacrazione teoretica nel pensiero di Friedrich Nietzsche, il filosofo preferito da Mussolini e Hitler». I quali Hitler e Mussolini sono talmente cattivi che perfino un ignorante come il Correttore di bozze, a questo punto, dovrebbe aver capito da che parte sta il bene. A meno che non si lasci confondere da mistificazioni propalate dalla macchina del fango, tipo questa: «Un ruolo decisivo nel libro lo ricopre Friedrich Nietzsche, il pensatore al quale Scalfari dedica più spazio e con cui si dichiara più in debito» (V. Mancuso recensisce L’uomo che non credeva in Dio di E. Scalfari, il Foglio, 25 maggio 2008).

La predica di Mancuso prosegue ancora a lungo seminando numerose perle di limpida saggezza. Anzi bontà. Al Correttore di bozze però la bontà fa venire l’herpes, perciò tagliamo corto. In sintesi, scrive Mancuso, lo scandalo non è che la gente trasgredisce e fa i peccati, ma che «oggi si è immorali e ci si sente furbi e vincenti». Eh sì, i correttori di bozze vanno a escort e se ne vantano. «Il problema, in altri termini, è la mancanza di fondamento dell’etica», sostiene il teologo.

E quale sarà mai per il teologo di Repubblica questo “fondamento dell’etica”? Perché secondo Mancuso un correttore di bozze dovrebbe rinunziare alla mignottocrazia di cui va tanto fiero? Per Gesù? Ma va’ là. Per il Vangelo? Macché. Per i dieci comandamenti? Manco per idea. In realtà secondo la religione repubblicona «l’etica non fa che esprimere a livello interpersonale la logica della relazione armoniosa che abita l’organismo a livello fisico e che lo fa essere in salute». E qualunque cosa ciò voglia dire, la conseguenza è che «il segreto della vita in tutte le sue dimensioni è l’equilibrio, e l’etica non è altro che l’equilibrio esercitato tra persone responsabili».

Ma non crediate che questo sia solo uno sciocco pensierino new age. È molto di più. Leggete Mancuso:

«Il nostro è un paese di individui che si credono furbi perché trasgrediscono le regole dell’ordine etico e civico, ma che in realtà sono semplicemente ignoranti perché tale continua trasgressione produce il caos quotidiano dentro cui siamo costretti a vivere, fatto di approssimazione, diffidenza, nervosismo, disattenzione, e tasse elevatissime cui corrispondono servizi spesso ben poco elevati. Intendo dire che rispettare le regole, comprese quelle che riguardano la vita privata (perché chi non è fedele nel privato non lo sarà certo nel pubblico) è la modalità migliore di raggiungere quel poco o tanto di felicità che la vita può dare».

Visto? Altro che new age. Altro che panteismo. Altro che cristianesimo. Rispettate delle regole e sarete felici. Questo Mancuso sarà anche scadente come teologo, ma come vigile urbano sarebbe un vero numero uno.