Arresti e scontri in Turchia per una vignetta su Maometto che non era su Maometto

Di Piero Vietti
03 Luglio 2025
A Istanbul quattro redattori di un giornale satirico finiscono in carcere accusati di avere offeso il Profeta con un disegno e i nostri media scoprono uno strano pudore nel chiamare gli estremisti islamici con il loro nome
vignetta maometto
Proteste sotto la sede della rivista LeMan a Istanbul per la pubblicazione di una vignetta che secondo le accuse rappresenterebbe Maometto (foto Ansa)

Lunedì si sono registrati violenti scontri a Istanbul, durante i quali la polizia ha sparato proiettili di gomma e gas lacrimogeni per disperdere la folla accorsa sotto alla redazione della rivista satirica LeMan, accusata di avere pubblicato una vignetta blasfema sul profeta Maometto. Le proteste si sono verificate dopo che il procuratore capo di Istanbul ha ordinato l’arresto dei redattori della rivista, accusati di aver pubblicato una vignetta che «insultava pubblicamente i valori religiosi».

Nel disegno contestato si vedono due uomini, un musulmano e un ebreo, verosimilmente morti in quanto dotati di ali e raffigurati in aria, che si stringono la mano presentandosi, il musulmano con il nome di Maometto e l’ebreo con quello di Mosé. Alle loro spalle si vedono rovine, missili e bombe che raffigurano i recenti attacchi di Israele a Gaza e in Iran.

vignetta maometto leman

I video con gli arresti dei giornalisti pubblicati dai ministri turchi

Il ministro della Giustizia turco, Yilmaz Tunc, ha affermato che è stata aperta un’indagine per «offesa pubblica ai valori religiosi». «La mancanza di rispetto verso le nostre credenze non è mai accettabile», ha scritto su X. «Nessuna libertà garantisce il diritto di fare dei valori sacri di una fede oggetto di un umorismo sgradevole. La caricatura o qualsiasi forma di rappresentazione visiva del nostro profeta non solo danneggia i nostri valori religiosi, ma danneggia anche la pace sociale». Anche il governatore di Istanbul, Davut Gul, si è scagliato contro “questa mentalità che cerca di provocare la società attaccando i nostri valori sacri”. «Non resteremo in silenzio di fronte a nessun atto vile che prenda di mira la fede della nostra nazione», ha affermato.

Il ministro dell’Interno turco Ali Yerlikaya ha pubblicato quattro video in cui si vedono alcuni agenti di polizia ammanettare, arrestare e trascinare fuori casa i fumettisti in questione, tra cui Dogan Pehlevan, a cui è stato attribuito il disegno. Nel post, Yerlikaya definisce la vignetta «vile» e i fumettisti persone «senza vergogna».

Quello nella vignetta non è Maometto

Inutili fino a questo momento le reazioni ufficiali della rivista LeMan, che ha spiegato quello che a prima vista parrebbe chiaro anche a un bambino: quello rappresentato nella vignetta non è il profeta Maometto, bensì un musulmano qualunque (sono 200 milioni circa gli islamici a portare quel nome): «Il vignettista voleva rappresentare la rettitudine del popolo musulmano oppresso raffigurando un musulmano ucciso da Israele, non ha mai inteso sminuire i valori religiosi», si legge. «Non accettiamo lo stigma impostoci perché non c’è alcuna rappresentazione del nostro profeta. Ci vuole una persona molto malvagia per interpretare la vignetta in questo modo».

La superficialità dei media e il paragone sbagliato con Charlie Hebdo

Non stupisce che le istituzioni e la polizia del “Sultano” Erdogan arrestino degli autori di satira accusandoli ingiustamente di blasfemia. Colpisce piuttosto il modo con i media europei, quelli italiani in particolare, hanno dato la notizia: pur apparendo chiaro che non si tratta di satira sul profeta che ha fondato l’islam, quasi tutti parlano di “vignetta su Maometto”; molti poi neppure la riproducono né la descrivono, riportando asetticamente le accuse e la difesa di LeMan.

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Forse per superficialità, quasi tutti fanno l’errato paragone con le vignette di Charlie Hebdo, quelle sì sul profeta Maometto e offensive, che portarono all’attentato terroristico in cui morirono molti redattori della rivista satirica francese. Non solo, c’è chi è riuscito nel capolavoro giornalistico di “spiegare bene” il fatto parlando di “musulmani conservatori” per identificare le persone scese in strada per assaltare la redazione della rivista, manco si trattasse della sezione di Istanbul del Roger Scruton fan club.

Chiamare gli estremisti islamisti col loro nome

Pochi hanno chiamato le cose con il loro nome, identificando nell’estremismo islamista la radice del problema: pochi giorni prima del Pride di Istanbul la polizia turca ha arrestato decine di attivisti per i diritti degli omosessuali, ma non si sono viste proteste come per la manifestazione vietata a parole ma poi regolarmente fatta a Budapest.

C’è l’estremismo islamista dietro agli arresti per una innocua vignetta che semmai criticava Israele, non Maometto e la sua religione, interpretata ideologicamente per quello che non è. Ma dalla polizia di Erdogan ce lo si aspetta. Dai media italiani che ne parlano servirebbe qualche pudore in meno. Non era una vignetta su Maometto, gli esaltati scesi in piazza non sono “musulmani conservatori”, non si può finire in carcere per una battuta.

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