«Mediazione del Vaticano in Venezuela? Meglio di no»

Secondo il cardinale Baltazar Enrique Porras Cardozo, «la proposta di Maduro al Papa è una presa in giro. Se vuole parlare con la Chiesa, parli con noi vescovi»

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«La richiesta di una mediazione del Vaticano in Venezuela da parte di Nicolas Maduro? In questa situazione è meglio di no». Lo ha dichiarato all’emittente argentina Radio Continental l’arcivescovo di Merida, il cardinale Baltazar Enrique Porras Cardozo. «Perché no? Perché bisogna prima capire di che cosa parlare».

Il dittatore del Venezuela è sotto pressione da parte dell’opposizione, guidata da Juan Guaidó, che si è autoproclamato presidente a fine gennaio, chiedendo libere elezioni e invitando l’esercito a voltare le spalle al regime. La maggior parte dei paesi occidentali l’hanno riconosciuto come legittimo presidente e da settimane Maduro, eletto nel 2013 e nuovamente l’anno scorso con un voto truccato, è sotto pressione. Per uscire dall’angolo il dittatore ha chiesto la mediazione del Vaticano e papa Francesco, di ritorno dal viaggio negli Emirati Arabi Uniti, ha detto di essere disposto «se lo vorrà anche l’opposizione».

«È SOLO UNA PRESA IN GIRO»

Guaidó non ha avanzato finora alcuna richiesta e secondo il cardinale Porras la storia recente insegna che non bisogna fidarsi di simili proposte da parte di Maduro. «In passato simili operazioni di mediazione da parte della Santa Sede sono già state fatte e al di là delle buone intenzioni si sono rivelate una presa in giro». Nel 2017 la Santa Sede raccomandò a Maduro di non destituire di ogni potere il Parlamento, nominando una Assemblea costituente, ma il governo la ignorò.

«Maduro vuole solo guadagnare tempo», continua il vescovo di Merida. «Ogni volta che si trova sotto pressione, chiama in soccorso i paesi amici», come la Cina e la Russia, «che però non sono affidabili quando si parla di difendere la causa democratica». Se proprio Maduro vuole parlare con la Chiesa, «deve passare dalla Conferenza episcopale venezuelana perché abbiamo il sostegno totale del Santo Padre. Tra noi c’è unità di criterio e di azione, c’è piena armonia. Dunque non cambierebbe niente. Può dialogare con noi, che siamo anche coloro che stanno soffrendo per questa situazione».

AIUTI UMANITARI BLOCCATI

Ieri intanto 50 tonnellate di aiuti umanitari provenienti dagli Stati Uniti sono arrivate nella città colombiana di confine con il Venezuela, Cúcuta. Guaidó ha invocato l’arrivo di questi aiuti per alleviare le sofferenze della popolazione, che devono affrontare la quotidiana e cronica mancanza nel paese di medicine e viveri. Il governo venezuelano però ha bloccato i camion sbarrando la strada che attraverso il ponte Tienditas collega Cúcuta con il Venezuela. L’esercito ha infatti interrotto la circolazione occupando la carreggiata con due grandi container e il rimorchio di un camion messi di traverso. Maduro ha giudicato infatti gli aiuti una «messinscena, l’inizio dell’invasione americana: non siamo un paese di mendicanti».

Il 4 febbraio la Conferenza episcopale venezuelana ha reiterato al governo la richiesta di indire nuove elezioni e di lasciare entrare nel paese i soccorsi umanitari. Da tre anni Caritas Venezuela chiede invano al governo di farsi aiutare, non riuscendo a far fronte ai bisogni della gente. Maduro, però, non vuole ammettere che il paese è già caduto nel baratro economico.

Foto Ansa

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